“Reporting Livorno”: la compagnia Mayor Von Frinzius

Silvia Trovato 16 aprile 2014 0

Blu, Murales Shangay


di Rosanna Harper, Elisa Rapini, Silvia Trovato

(esito project work “Essere media”)

Corpi che si muovono sul palco, che si mischiano tra loro: ogni attore è chiamato a svelare parte del proprio essere, a manifestare le proprie percezioni. Un’esplosione di energia, un grande big-bang esistenziale. Nella compagnia teatrale Mayor Von Frinzius, soggetti disabili e “normaloidi” (nella definizione di Bobo Rondelli) collaborano tra loro, parlando il linguaggio universale del teatro che, talvolta, si amalgama a quello dell’improvvisazione. Per capire l’evoluzione di questa realtà, per conoscere i suoi progetti e i fondamenti teorici su cui si basa, abbiamo incontrato gli attori e registi Lamberto Giannini e Francesca Vivarelli.

La compagnia teatrale Mayor Von Frinzius nasce nel 1997 a Livono e da subito diventa un punto di riferimento per la vita culturale e teatrale della città. Come è nata questa compagnia e quale è stata la spinta iniziale. Quali sono le sue basi teoriche e filosofiche, le sperimentazioni, le difficoltà, le risposte. «La Mayor Von Frinzius nasce nel 1985 –prende la parola Lamberto Giannini- nel 1997 è partita la storia del laboratorio teatrale con l’associazione Anffas di Livorno. Nel 2006, abbiamo deciso di dare un nome alla compagnia, mantenendola collegata alle associazioni di riferimento, Anffas prima e Haccompagnami dopo. Mi è così venuta l’idea di Mayor Von Frinzius: un nome che non significa niente, surreale. Fu un disegno di Federico Maria Sardelli che riproduceva un omone con i baffi a dare il nome alla compagnia. Il laboratorio teatrale con soggetti disabili, invece, parte dall’intuizione di uno psicoterapeuta, Piergiorgio Curti. Mi chiese se ero interessato a fare un esperimento con il gruppo diurno dei ragazzi disabili dell’Anffas: cominciammo con degli incontri e dopo di questi, decidemmo di mettere insieme un laboratorio».

Giannini aggiunge: «Nel 2005, è avvenuto il passaggio ad un gruppo aperto per i livornesi che volevano prenderne parte: un’esperienza nuova, fortemente motivata a fare spettacolo, in cui sono confluite diverse persone, fino ad arrivare a 80 attori. Venne fuori “Crudo Crudele: uno spettacolo fatto nel deposito dell’Aamps con i macchinari in funzione, si vedeva la spazzatura che veniva buttata via, i ragazzi che uscivano fuori dai cassonetti. Un teatro industriale, cinico: un’ora e un quarto di grande intensità. Da questo evento, è nata la collaborazione con la Fondazione Goldoni: ha visto lo spettacolo ed è rimasta entusiasta e abbiamo pensato ad una produzione vera e propria. Nel 1997 nasce così, lo spettacolo “Ma che colpa c’ha tu ma”: una trilogia di detti livornesi, approfonditi in teatro. Nasce così un percorso di cadenza annuale, che si accompagna ad altre cose: lo spettacolo con Bobo Rondelli, le pubblicità sulla raccolta differenziata, le performance con Marco Cavallo, con Peppe Dell’Acqua, performance di teatro di strada come “Il matrimonio, la partecipazione aDiversamente Liberi”».

Dal punto di vista del concetto –continua Giannini– l’idea è quella di «mostrare quello che è, la realtà che esiste, alzare il velo. L’handicap senza abbellimenti, senza pietismi. L’handicap in quanto tale, con tutti i problemi che comprende, che se messi in contrapposizione, diventano un’energia esplosiva. Il pubblico ha risposto in maniera molto forte, da tanti parti: una realtà conosciuta e sostenuta in città, ma anche fuori dai confini cittadini».

Continua: «I ragazzi hanno cominciato ad acquisire un linguaggio teatrale: attori pronti con cui puoi costruire. Un attore nuovo, non importa se “normaloide” o meno, entra subito nel meccanismo: quando vedi un gruppo che si muove in un certo modo, cominci a prendere il senso dello stesso gruppo. Meccanismi che sono semi-acquisiti».

È il turno della regista e attrice Francesca Vivarelli: ci racconta la sua esperienza, il suo ruolo, la sua percezione della Mayor Von Frinzius. «Io ho cominciato nel ’99 –spiega Francesca– quando era ancora laboratorio all’Anffas. Sono andata su spinta di Lamberto con qualche timore: avvicinarsi al mondo dell’handicap, quando non si conosce niente, può creare qualche timore. Ma poi è diventata una cosa naturale, ho avuto la fortuna di vedere crescere questo gruppo. Per me è stata una fortuna, un’esperienza che è diventata centrale nella mia vita. Una bella atmosfera durante le prove, ci si va per egoismo e non per fare qualcosa di sociale: ci andiamo perché ci divertiamo. Una cosa che ti riempie a livello personale, che regala soddisfazioni».

 

Il teatro terapia, civile e politico: chi è Mayor Von Frinzius? Cosa state preparando in questo momento? Come si colloca l’esperienza della Mayor Von Frinzius nel contesto culturale livornese?

«La M.V.F., anche se non volutamente, è una realtà in controtendenza. E’ un teatro di resistenza nel vero senso della parola. Nella nostra società abbondano il fair play, il perbenismo, la necessità di fare sempre attenzione ad “abbassare i toni” (una dizione che trovo orribile). Al contrario penso che per essere una società più civile dovremmo alzare i toni e farlo in modo creativo, artistico, potente. Abbassare i toni significa reprimere, rischiare una “castrazione culturale”. Spesso mi è capitato di ricevere critiche ad alcuni spettacoli per la presenza di espressioni troppo colorite o perché troppo trasgressivi; in quelle occasioni mi ero detto che avrei dovuto osare di più. Non cerco la rottura a tutti i costi ma sono convinto che la ricerca della profondità porti con sé una pulsione vitale potente e tante critiche.» Lamberto e Francesca ci annunciano che il prossimo spettacolo “Tutti esauriti” esordirà il 6 giugno al Teatro Goldoni e porterà in scena ciò che intorno a noi si sta esaurendo, dalle materie prime al valore fondante della Costituzione, proponendo una riflessione artistica sul senso generale di queste trasformazioni.

Il futuro della Mayor: progetti, desideri da rivolgere al mondo della cultura livornese e alla città.

«Un desiderio che ho è quello di portare la nostra esperienza fuori da Livorno – risponde Francesca Vivarelli– partecipando ad altri festival teatrali in giro per l’Italia. Una richiesta da fare alla città invece è quella di essere più attenti, più partecipi; abbiamo trovato molto sostegno in questi anni da privati, associazioni partecipate e semipubbliche ma su fronti più istituzionali, l’apprezzamento per il nostro lavoro resta più nebuloso». Lanciandosi a immaginare cosa desiderare per la Mayor Von Frinzius Lamberto Giannini pensa in grande «Ho questo desiderio di assecondare quella che secondo me è l’anima teatrale di una città come Livorno, dove tutto è magniloquente, l’opposizione è sempre una possibilità: uno spettacolo teatrale con 160.000 abitanti, una città intera come spazio scenico, come un un unico corpo, e io che dirigo dall’alto su un elicottero». Ridiamo molto a immaginarci questa possibilità ma in conclusione siamo convinte che forse non è qualcosa di così surreale da immaginare e poi Lamberto aggiunge «Un altro sogno sarebbe portare la Mayor all’Arena di Verona che secondo me è uno spazio adatto per la nostra compagnia perchè con la nostra composizione fisica abbiamo un impatto che si avvicina anche al mondo del musical e a quello dell’opera» ed infine «un’altra cosa che vorrei rifare è il teatro con i detenuti che è una grande esperienza di teatro di trasformazione».

Ascoltate l’interessante podcast che abbiamo registrato con Lamberto Giannini, dove parliamo di Basaglia, socialità e Jacques Lacan.

Lascia un commento »