Storie di Danza: Laboratorio di Danza e Movimento

Silvia Trovato 24 luglio 2014 0

Il primo agosto in piazza del Luogo Pio si terrà lo spettacolo “La guerra in scatola” progetto di Arci Solidarietà Livorno, con il contributo della Regione Toscana e del Comune di Livorno e la collaborazione della Direzione della Casa Circondariale di Livorno e del coordinamento femminile Anpi-Anppia.
Lo spettacolo“La guerra in scatola”, liberamente ispirato all’Iliade, vedrà recitare sulla scena gli attori del laboratorio della Casa Circondariale di Livorno accompagnati dalle coreografie dei ballerini e delle ballerine di cinque scuole di danza della città: Arabesque, Laboratorio di Danza e Movimento, Artedanza, Atelier delle arti, Exit Danza.

La Giovanisì Factory Livorno sarà presente la sera del primo agosto con un corner informativo con cui promuoverà il progetto Giovanisì della Regione Toscana e racconterà la serata con una fotostory. Silvia Trovato, referente della Giovanisì Factory Livorno, ha intervistato le ballerine, i ballerini e le insegnanti delle scuole di danza coinvolte in questo spettacolo. In queste interviste si raccontano le storie dei ragazzi e delle ragazze, la dimensione della danza nella città di Livorno e i desideri e le prospettive dei giovani per il futuro. Cominciamo dal Laboratorio di Danza e Movimento di Mitzi e Cecilia Testi.

Beatrice Esposito Vangone, ballerina
«La danza ti migliora, apre il tuo carattere al mondo, cura le timidezze. Conciliare le passioni non pesa, ti riempie di energie, ti dà motivazioni. In questa scuola ci viene dato uno stile che personalizziamo a modo nostro».


Virginia Viti, ballerina 

«Sono una studentessa di medicina appassionata al mondo della danza sin da bambina. La danza per me significa lavoro fisico ed emotivo, passione che porta a conciliare lo studio e l’entusiasmo per questa arte».

Mitzi Testi, direttrice artistica Laboratorio di Danza e Movimento

«La danza è impegno, disciplina, rigore. Le ricompense sono in relazione all’impegno, ci vuole rispetto per la danza perché è un’arte non un passatempo. Ci vuole conoscenza; sapere come si è evoluta la danza e come si sta evolvendo come linguaggio che ha una sua specificità. Serve cura e attenzione alla preparazione culturale dei giovani».

Simone Baroni, ballerino

«Ho vissuto a Milano e a Roma per la danza e ho iniziato da piccolissimo. Sono stato preso al teatro della Scala e ho iniziato a studiare nell’Accademia per 4 anni ma poi ho deciso di continuare in altro modo, lavorando con grandi maestri, in una compagnia emergente a Roma e a New York. Se potessi chiedere qualcosa nel panorama della danza chiederei più professionalità nel trasmettere ai ragazzi la voglia di ballare. Bisogna dare valore a questa disciplina, soprattutto “nel piccolo” investire nella qualità».

Diletta Centonze, ballerina

«La danza per me è passione e concentrazione. Sarebbe bello avere stage, fare dei corsi anche all’estero, confrontarsi con altre scuole».

Giulia Iozzo, ballerina

«Ho iniziato da bambina, dalla danza classica sono arrivata alla moderna. Credo che per allargare le possibilità si incrementare le occasioni di confronto tra scuole, discipline artistiche, viaggiando e sperimentando».

Eva Kosa, direttrice artistica Dance Master Ballet e collaboratrice Laboratorio di Danza e Movimento

«La concorrenza tra le scuole stimola la qualità ma spesso l’immagine viene considerata il primo punto. Questo comporta rassegne, concorsi e la ricerca della visibilità. Può essere positivo però non bisogna assolutamente eccedere perché non si deve perdere il fattore cultrale artistico della danza, tu ti devi formare per interpretare delle cose non arrivare solo ai concorsi. La meta non è immediata non è solo un premio, dobbiamo studiare, abbiamo un piano didattico dal primo all’ottavo grado; per interpretare serve uno studio, una ricerca sul personaggio a cui andiamo incontro».

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