Arctic Monkeys al Pistoia Blues: live report

Rosanna Harper 28 luglio 2014 0

arctic monkeys
(foto tratta da wikipedia)

di Rosanna Harper

Perfetta cornice quella che piazza Duomo ha regalato all’ultima giornata, la settima, della trentacinquesima edizione del Pistoia Blues.

Pubblico trepidante, scatenato, ma allo stesso tempo disciplinato e ordinato. Fatto di persone variegate e di tutte le età: ragazzi, adulti, tanti gli adolescenti accompagnati dai loro genitori. Esibizioni attese, energiche, ricche di sorprese sonore, accompagnate da colorati giochi di luci. La cornice di Piazza Duomo è molto suggestiva: gli edifici circostanti, la Cattedrale, il Comune, il Tribunale, circondano e racchiudono il palco principale e la gradinata sulla quale troviamo posto a sedere. L’aria che si respira è ovviamente diversa da quella che solitamente si trova in qualsiasi stadio o locale chiuso: tutto è magico ed evocativo. Per non parlare delle stradette che si diramano da e verso la piazza principale: tutto è musica, che si parli di un’orchestrina che improvvisa jazz nella piazzetta vicina, sia che si pensi alla serata karaoke proposta da un bar, fatta di suoni sudamericani.

È ancora giorno quando prendiamo posto a sedere. Siamo in attesa del gruppo principale, quello a cui è stato affidato il compito di chiudere il festival: gli Arctic Monkeys. A introdurli sono i The_Kills, gruppo indie americano-inglese capeggiato dalla energica, una voce potente, Alison Nicole Mosshart. Con lei sul palco il chitarrista Jamie Hince. Si presentano sul palco in maniera snella: voce, chitarra e tamburi, due per l’esattezza, che per gran parte dell’esibizione dominano e sovrastano qualsiasi altro suono. La personalità della cantante americana non tarda a farsi riconoscere: outfit optical, criniera biondo platino, energia da vendere e voce instancabile, saltella da una parte e l’altra del palco come uno stambecco, ondeggiano i lunghi capelli. Musica sì energica, dominata dalle percussioni, ma talvolta un po’ ripetitiva, monocolore e standardizzata; i The Kills hanno suonato per circa tre quarti d’ora. Solo alcuni pezzi, soprattutto quelli finali, fanno battere le mani a un pubblico curioso, che piano piano si popola e si ingigantisce di persone, tutte in arrivo per gli Arctic Monkeys. Ne sono consapevoli i The Kills che più di una volta, salutando il pubblico, annunciano l’esibizione che succederà la loro. Chiudono la loro performance che il sole è appena tramontato.

In Piazza Duomo cala progressivamente la sera. Un sera dalle tonalità indie. L’esibizione della band di Alex Turner è prevista per le 22, il tempo di allestire sul palco la scenografia che ricalca la copertina del loro ultimo album: “Am” da cui è tratto il loro ultimo tour “Am tour 2014”. Arrivano con qualche minuto di ritardo, tradendo così la proverbiale puntualità inglese. Il pubblico è in scalpitante attesa: ecco che a sorpresa arriva il gruppo di Sheffield: il gioco di luci e di nebbia che li accoglie non rende visibile la presenza dei componenti sul palco di Pistoia. Quasi non si intravedono, come se questa sorta di oscurantismo ricalcasse il carattere schivo, intimistico e poco glamour della band. A aprire l’esibizione e l’incalzante “Do i wanna know” dell’ultimo album: “crawling back to you, ever thought of calling when you’ve had a few?”, ripete il cantante nel ritornello della canzone. Un album, quest’ultimo, che come mi viene detto da chi conosce il gruppo meglio di me (che ringrazio per avermi trascinato al concerto), che non ricalcherebbe le sonorità esplosive, post-punk, dei primi lavori.

Seguono la piacevole “Snap out of it” e la cupa “Arabella”, sempre tratte dall’ultimo album, suonato quasi per intero. Ma è con “Brianstorm”, contenuta nel secondo album “Favourite Worst Nightmare” (2007) che il palco si accende di sonorità energiche, in un gioco di colori rosso-arancione, che illumina le vibrazioni della scenografia. Telefoni e smartphone accesi pronti a filmare, il pubblico esplode: una ragazzina dietro di me, accompagnata da papà e fratello, si trova in pieno delirio: mi rendo conto di trovarmi davanti ad una vera e propria “arctic monkeys mania”. La scaletta (circa 20 brani tratti dai loro lavori) che segue è un mix di pezzi più o meno noti come “Flourescent Adolescent”, più o meno energici, alcuni lenti come “My propeller”, alcuni più elettronici e altri più rock. Il concerto dura un’ora e mezza, con qualche pausa tra un pezzo e l’altro e un piccolo inconveniente alla chitarra del cantante, e si chiude alle 23.30.

Piazza Duomo è incontenibile, popolatissima, qualcuno rimane un po’ deluso dal fatto che il concerto sia finito troppo presto. Io, invece, apprezzo di buon grado. Il brano che chiude la serata è la trascinante “R U Mine?”, seguono i ringraziamenti del cantante che ostenta un’apprezzabile italiano: “Grazie mille Pistoia”. La piazza comincia a svuotarsi, le luci si riaccendono. Pistoia Blues arriva alla fine, almeno per quest’anno.

 

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