Storie di Danza: Artedanza

Silvia Trovato 8 agosto 2014 0

Dopo lo spettacolo “La guerra in scatola” andato in scena il primo di agosto, in piazza del Luogo Pio in occasione di Effetto Venezia, continuiamo a raccontare le scuole di danza che hanno partecipato a questo spettacolo teatrale, nella rubrica “Storie di Danza” a cura della Giovanisì Factory Livorno. “La guerra in scatola” è un progetto di Arci Solidarietà Livorno con la collaborazione della Direzione della Casa Circondariale di Livorno e del coordinamento femminile Anpi-Anppia. Gli attori del laboratorio della Casa Circondariale di Livorno sono andati in scena accompagnati dalle coreografie dei ballerini e delle ballerine di cinque scuola di danza della città, che abbiamo raccontato in questi giorni: Laboratorio di Danza e Movimento, Arabesque, Atelier delle Arti, Ex-it DanzaT e Artedanza.

Artedanza nasce nel 2003 sotto la direzione artistica di Valeria Delfino.

Valeria Delfino, direttrice artistica Artedanza «Siamo sul territorio da 10 anni e attraverso la nostra esperienza possiamo dire che la situazione della danza a Livorno oggi è statica; è difficile collaborare, fare qualcosa che ci faccia crescere. A livello tecnico c’è qualità nella nostra città ci sono ottime colleghe ma non c’è gioco di squadra, le istituzioni non aiutano questo percorso di crescita perché preferiscono investire nel commerciale. Questo spettacolo ci ha dato un’ottima occasione di collaborazione. Potrebbe essere un punto di partenza, avremmo bisogno di aiuto dai teatri e potremmo crescere tutti insieme».


Lisa Anselmi, ballerina e insegnante «La danza fa bene anche se non vuoi diventare un professionista; porta i bambini a socializzare, a scoprire il proprio corpo. Per allargare le opportunità occorre avere una mentalità aperta, studiare stili diversi, confrontare i diversi modi di fare arte».

Sara Soldani, ballerina «Ho studiato il più possibile in queste sale e dopo un periodo di pausa sono ritornata al mondo della danza. Credo che ci sia il bisogno di lottare per ingrandire la nostra città, per mettere Livorno al centro di un’offerta culturale di qualità».

Jessica Fracassi, ballerina «Dovremmo fare più spettacoli aperti a tutti, anche a chi non conosce il mondo della danza; siamo abituati alla televisione, alla conformità. Il format televisivo può lasciar emergere un concetto sbagliato della danza e del rapporto tra allievi e insegnanti per questo credo che ci sia bisogno di investire sullo spettacolo dal vivo, sulle scuole di danza».

Benedetta Bizzarri, ballerina «La danza mi ha aiutata ad affrontare la timidezza. Per quanto riguarda la dimensione della danza credo che ci sia bisogno di aiuti e attenzione a questa disciplina. L’ambiente della danza non è aiutato, ci sono rivalità forti tra le scuola, è sentita come una competizione».

Marta Visconti, ballerina «La cultura della danza a Livorno non c’è. Si deve investire di più nelle giovani compagnie, nei giovani ballerini e questo per la mia esperienza è fondamentale. Dovremmo aumentare le manifestazioni e gli spettacoli per far vivere e divulgare ancora di più questa forma d’arte».

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Foto di Lisa Anselmi

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