“Outsiders”: storie di giovani migranti

Silvia Trovato 2 ottobre 2014 0

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Il progetto “Outsiders – Racconti di giovani migranti forzati”, promosso da Regione Toscana, a cura del comitato regionale toscano Arci, associazione di promozione socialeintende favorire l’inclusione dei giovani migranti sul territorio toscano promuovendo il protagonismo e la partecipazione giovanile. L’azione si basa sul coinvolgimento attivo e la partecipazione dei migranti anche allo scopo di accrescere le loro competenze artistiche e professionali in una prospettiva di miglioramento delle loro condizioni di vita. A partire da queste premesse attraverso la piattaforma di Radio Cage sarà curata una rubrica giornalistica che attraverso podcast e interviste, a cura di Arci Solidarietà Livorno, racconterà le storie dei giovani migranti per promuovere la conoscenza diretta di fatti spesso scarsamente noti all’opinione pubblica, nella convinzione che una maggiore informazione favorisca la solidarietà sociale e l’abbattimento di tensioni e discriminazioni all’interno della comunità e del territorio.

Il territorio regionale toscano accoglie ogni anno migliaia di giovani migranti. Secondo il rapporto del servizio centrale Sprar (Sistema di Protezione Per Richiedenti Asilo e Rifugiati) circa il 58% dei richiedenti asilo ha tra i 18 e i 30 anni. Tale percentuale è aumentata con le ondate migratorie seguite alle Primavere Arabe del 2011 quando migliaia di giovani in fuga da guerre e povertà hanno raggiunto le coste italiane e una delle prime regioni ad accoglierli è stata proprio la Toscana. Le interviste in presa diretta serviranno a far conoscere le storie personali dei migranti; sono storie di paura, di precarietà, di persone che hanno perso tutto e che nonostante l’incertezza per un destino ancora in divenire, nutrono speranza e si radicano alla vita. Ascolteremo le loro storie sentendole raccontare direttamente dalle loro voci e sentiremo la loro paura, la loro commozione e anche la fiducia per il futuro che si apre davanti a loro; ascolteremo storie disperate di fuga da violenza e repressioni, di famiglie disperse e uccisioni ma ascolteremo anche della felicità di essere vivi, di costruire e sperare in una vita diversa, cercando di connettersi ad una nuova lingua, ad una nuova terra, sperando che nei paesi da cui sono fuggiti un giorno possa ritornare la pace.

Il progetto vuole quindi colmare una mancanza di informazione, dando allo stesso tempo la possibilità ai giovani migranti “forzati” del nostro territorio di fare conoscere, in maniera non pedante o didascalica, una spaccato di umanità dai più ignorato, favorendo così la comprensione e il dialogo, nella prospettiva di una comunità toscana più inclusiva e sensibile alle tematiche collegate alle migrazioni.

Con il progetto “Outsiders” sono state raccolte le interviste di ventidue giovani migranti nei territori di Livorno, Cecina, Lucca, Pontedera e Viareggio grazie al supporto della rete di accoglienza Sprar insieme a quella dei circoli Arci Toscana. Oltre alla rubrica che andrà online su Radio Cage sarà elaborato anche un testo teatrale a partire dalle storie dei giovani intervistati.

Attraverso la rubrica approfondiremo le storie di Salam, Mohamed, Reza e molti altri; da dove arrivano, perché sono fuggiti dai loro paesi, cosa hanno trovato in Italia, come vedono il loro futuro. Scopriremo la pura sostanza della contemporanea Odissea dei migranti.

Le prime due interviste che condividiamo sono state raccolte a Cecina e Pontedera.

Memes, 27 anni, intervista raccolta a Cecina.

«Mi chiamo Memes Erim Salam, ho 27 anni e vengo dalla Turchia.
In Turchia ci sono molti problemi per i curdi a causa del partito fascista MHP (partito del movimento nazionalista) ed è per questo che sono fuggito dal mio paese. Ho sposato una donna turca ma io sono curdo e in Turchia una situazione simile non è accettata dai nazionalisti. Mio fratello è morto nel 2006; è stato accoltellato in un bar proprio perché era curdo.
Ho subito repressioni, minacce e violenze, nel 2007 finito il militare mi hanno sparato ad una gamba. Dal 2010 non ho più visto mia moglie e nel 2013 sono partito per l’Italia.
Il viaggio è costato 4.100 € che ho guadagnato lavorando in fabbrica. Sono arrivato nascosto dentro un tir con altre sei persone. Adesso abito a Castagneto Carducci con altre cinque persone. l’Arci ci dà un contributo di 180 € per mangiare e ci insegna l’italiano e questo per me è fondamentale perché parlo arabo, curdo e turco ma non conosco ancora bene l’italiano. È un problema perché qui parlo soprattutto con gli stranieri ed è difficile trovare lavoro anche a causa della lingua. Con gli operatori mi trovo molto bene ma non riesco a fare amicizia con gli italiani a causa della barriera linguistica. Vorrei tornare nel mio paese quando non ci saranno più i fascisti, quando non ci saranno più violenze tra curdi e turchi; non ho scelto io di nascere curdo, Dio l’ha voluto».


 

Mohamed, 23 anni, intervista raccolta a Pontedera.

«Mi chiamo Mohamed, ho 23 anni e vengo dal Niger.
Sono scappato dal mio paese nel 2007; ho studiato a scuola e mi piaceva studiare ma non avevo possibilità di continuare e non riuscivo a trovare un lavoro. Mio padre è morto e sono rimasto solo con mia madre, dovevo fare qualcosa per sopravvivere. Non c’è alcuna possibilità in Niger ed è per questo che ho deciso di venire in Italia. Sono arrivato con un barcone e sono stato fortunato; c’è chi muore, chi resta in quei barconi per un mese. Sono arrivato a Lampedusa con altri 270 profughi; da Lampedusa ci hanno spostato a Manduria, poi a Firenze e a Pontedera e sette mesi in Olanda dove avevo trovato un lavoro. Il problema maggiore dell’Italia è che manca il lavoro ma con le persone mi trovo bene, sia con gli operatori dell’Arci con cui seguo il corso di italiano, sia con gli abitanti di Pontedera. In due anni ho fatto amicizia con molti italiani. Mi manca la famiglia ma non posso pensare di tornare nel mio paese finché non troverò un lavoro».

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