Reporting Livorno: la nostra intervista al Teatrofficina Refugio

Silvia Trovato 15 ottobre 2014 0

Blu, Murales Shangay

Silvia Trovato, Elisa Rapini, Rosanna Harper

Continuiamo le interviste per la rubrica “Reporting Livorno: cultura, associazionismo e dintorni” con un’intervista dedicata al Teatrofficina Refugio raccontato dalle voci di Alessandra, Emiliano e da chi ha dato vita otto anni fa a questo spazio occupato e autogestito saldamente collocato nel cuore dello storico quartiere Venezia di Livorno.
Il Teatrofficina Refugio (T.O.R) è un’esperienza che si colloca nell’ampia realtà dell’Officina Sociale Refugio, spazio sociale, occupato, autogestito e antifascista, impegnato nel difendere, promuovere e condividere una differente idea di socialità e cultura; alternativa nella gestione condivisa delle idee e degli spazi come nella promozione e nella condivisione dei temi, delle analisi, delle iniziative.

Storia

«Il T.O.R è nato nel 2006 quando abbiamo occupato questi spazi che appartengono ancora al comune di Livorno, convinti che in questa città ci fosse bisogno di uno spazio creativo e aggregativo come questo -spiega Alessandra– agli inizi di questa esperienza l’idea era di costruire una palestra popolare ma dal primo momento emerse con forza la necessità di creare uno spazio aperto e indipendente per il teatro, perché semplicemente mancava nella città. Non c’era uno spazio aggregativo che non dipendesse da alcuna scuola di teatro e dove potessero incontrarsi artisti con differenti peculiarità espressive da confrontare. In quel periodo, prima della nascita del T.O.R anche noi ci spostavamo a Pisa per provare». Continua a ripercorrere la storia del Teatrofficina Refugio Emiliano «lo spazio che trovammo era abbandonato da 15 anni ed era in pessime condizioni, necessitava di lavori di ogni genere. Per i lavori di autogestione qui ognuno mette in circolo le proprie competenze, credo sia straordinariamente stimolante soprattutto per i giovani, anche se dobbiamo notare che in questi ultimi anni c’è stato poco ricambio generazionale». La prima spesa per il T.O.R fu il frutto dei primi spettacoli di autofinanziamento «comprammo una scala, una scala altissima da teatro. È un oggetto fondamentale da avere! Serve a dipingere le pareti, a sistemare le luci; prima del legno e del palco, si comincia dalla scala – racconta Alessandra– con il passare del tempo questo spazio si è trasformato sempre più, abbiamo costruito l’altra sala per gli spettacoli, andando avanti con i festival. Qui il contatto è aperto, non c’è chiusura, non c’è selezione, chi vuole proporci qualcosa viene con noi in assemblea, la teniamo ogni giovedì alle 21.30». Continua Emiliano «Dai primi momenti questo spazio è stato ben accolto dalla città, certo non tutti capiscono, non tutti condividono la logica dell’occupazione e dell’autogestione, ma negli anni abbiamo ricevuto solidarietà da tante persone, da tanti artisti che sono venuti da noi anche gratis per darci una mano. Gli artisti che vengono qui sanno che avranno il cachet dimezzato; metà va agli artisti e metà allo spazio autogestito. Qui sono venuti Gipi, Alessandro Fiori, Marco Parente, Tuono Pettinato, Aka B, Appino, Bobo Rondelli, Dan Fante e molti altri». Il vanto del Teatrofficina Refugio è proprio nella vita culturale che anima questo spazio da anni «per noi è motivo di orgoglio -spiega Emiliano– non tutti i centri sociali percepiscono la cultura come strumento di lotta e moltiplicatore di realtà per noi questo è fondamentale e lo portiamo avanti con i microfestival che organizziamo e con il Teatro d’Emergenza».

Il Teatro d’Emergenza

«D’estate, durante il periodo di effetto Venezia, abbiamo iniziato a lavorare a quello che poi abbiamo definito dall’interno come Teatro d’Emergenza». Racconta Alessandra: «Si tratta di spettacoli ideati per parlare di un problema contingente che interessa la città e quindi tutti noi; non volevamo gestire questo spazio come potrebbe fare un qualsiasi locale chiamando semplicemente gruppi a suonare, ma volevamo innanzitutto utilizzare le competenze artistiche di chi gravita intorno al Teatrofficina, per mettere in scena i problemi di Livorno. Il primo spettacolo si chiamava Speculatopi: andavamo in giro per Effetto Venezia con delle maschere da topo a raccontare e denunciare la speculazione edilizia della città. L’anno seguente abbiamo ideato uno spettacolo sulla questione lavorativa, poi ancora uno sulla povertà che si sta sempre più diffondendo. Uno di quelli che ha avuto più successo è sicuramente quello sui “bidoni tossici”. L’ultimo, Mal’aria, parla dell’alto tasso d’inquinamento della città. Lo abbiamo chiamato “teatro di emergenza” perché viviamo sempre una condizione di emergenza (mancanza di fondi, di tempo), l’Italia e Livorno stesse sono “in emergenza”. Per cui è la forma di teatro più naturale che potevamo concepire. Gli spettacoli vengono preparati nel giro di una settimana, dieci giorni. Poco tempo, sfruttato al massimo. Chiunque vuole partecipare può farlo e partiamo dal chiederci: “Di cosa vogliamo parlare?”. Il risultato è uno spettacolo carico di energia, bello “strong”, come piace a noi».

Confrontando la vostra attività con le altre realtà cittadine, con gli altri centri sociali e le associazioni presenti nel territorio, quale pensate sia la situazione della città?

«Gli Orti Urbani di via Goito, l’Ex Caserma Occupata sono realtà vivaci e importanti che offrono un gran servizio alla città» spiega Emiliano. «Noi svolgiamo attività diverse da loro; abbiamo piuttosto una vocazione culturale. Crediamo nel grande potenziale dell’arte, della musica, del teatro, per cambiare la società e come forma efficace di denuncia sociale; tramite spettacoli, come quelli che organizziamo per Effetto Refugio, riusciamo a raggiungere e informare un numero elevato di persone. Purtroppo è troppo poco diffuso in Italia il teatro sociale, intendo l’impegno sociale tramite l’arte».

Festival

«I nostri sono Microfestival che si articolano in due o tre giorni e si addentrano in profondità sui temi -spiega Alessandra– alcuni temi li riprendiamo negli anni, perché hanno avuto un’ottima risposta, o perché c’è bisogno di condividerli e approfondirli ancora. I microfestival che sono stati presentati negli anni e che ci saranno anche quest’anno sono come spiega Emiliano «Il Combat Comics a novembre, dedicato al fumetto di denuncia e di realtà, il Font Festival sui caratteri tipografici, il Q-Indi Festival dedicato alla musica indipendente e poi vedremo cosa inventare e discutere di nuovo, abbiamo dei mesi ancora aperti proprio per confrontarci con nuove sperimentazioni». Ogni Microfestival è accompagnato da installazioni, dibattiti, mostre per creare un’esperienza artistica e culturale che tocchi tutte le capacità espressive possibili attraverso un lavoro di ricerca condivisa «per il Combat Comics abbiamo organizzato anche dei workshop con Tuono Pettinato e Aka B e abbiamo proposto anche festival che sono stati ripresi da altri come il Tabù Festival, che incrociava Eros e Thanatos -spiega Alessandra– con tantissimi ospiti tra cui Marco Parente a cantare canzoni d’amore e Viola Di Grado, scrittrice gotica con il suo libro sul suicidio». Il primo Microfestival dell’ottava stagione del Teatrofficina Refugio e l’Indirefugio, in arrivo questa settimana.

Indirefugio

Iniziativa portante delle numerose attività promosse e organizzate dal Teatrofficina Refugio è Indirefugio, che ogni anno da sei edizioni, porta a Livorno cantautori provenienti da tutta Italia: una due-tre giorni dedicata alla musica indipendente, all’autoproduzione. Ma come si articola il microfestival? «Un concorso gratuito interamente dedicato a canzoni indipendenti – ha spiegato Alessandra. Un concorso incentrato sulla scrittura di canzoni: siamo alla ricerca di nuovi canzoni, portatrici di significato. Soprattutto in questo momento, in cui mancano i temi della nuova canzone d’autore». Tutti gli anni il festival, come ha sottolineato Emiliano, viene dedicato a un cantautore, a una cantautrice, che abbiano avuto un significato politico e sociale, che abbiano rappresentato un cambiamento. Gli artisti ricordati sono scomparsi: protagonista dello scorso anno fu la cantante americana Nina Simone. «Quest’anno abbiamo deciso di dedicarlo a Demetrio Stratos, un cantautore italo greco, noto per il lavoro fatto con gli “Area”, per il lavoro svolto sulla canzone della realtà, per il lavoro vocale di sperimentazione», hanno spiegato. La prima giornata sarà incentrata sulla figura di Stratos: alle 18 di venerdì 17 è in programma il documentario “La voce Stratos” introdotto dal musicologo Marco Lenzi. All’ora dell’aperitivo, più precisamente alle 20, spazio alla performance artistica – pittorica “Illustratos – sette artisti per una visione sonora” che appunto richiamerà la partecipazione di 7 artisti: Diego Bisso, Daniele Caluri, Fabio Leonardi, Giorgia Madiai, Valentina Restivo, Federico Silvi Visual Arts, Isabella Staino saranno impegnati nella realizzazione di una tela. La sera, alle 22, è previsto il concerto della cantautrice italo greca Marina Mulopulos (per molti anni cantante del gruppo napoletano Almamegretta), da sempre impegnata sul lavoro vocale, sulla sperimentazione. Il concerto, come hanno ricordato gli organizzatori, sarà improntato anche sul tema della diplofonia (un’alterazione del timbro della voce, che all’ascolto risulta duplicata). Il secondo giorno, quello di sabato 18, sarà interamente concentrato sul concorso: richiamerà la partecipazione di una quindicina di cantanti in gara; a votarli sarà il pubblico insieme ad una giuria specializzata, “di qualità” costituita da quattro persone. Attaccata alle iniziative di Indirefugio è la serata, quella del 19, dedicata al poeta Arthur Rimbaud, nell’anno in cui cade il centosessantesimo anniversario dalla sua nascita, perché «i poeti si avvicinano molto ai cantautori», ha ricordato Alessandra. L’iniziativa, dal titolo “Rainbow for Rimbaud” è organizzata da Marco Lenzi e Alessandro Trotta: una serata di poesie e ricordi, in omaggio al poeta francese. Appuntamento con Indirefugio al Teatrofficina Refugio (scali del Refugio 8).
Radio Cage sarà presente all’Indirefugio Festival raccontando il festival con un live-report.
Per maggiori informazioni: teatrofficinarefugio@gmail.com , Facebook Indirefugio Festival, Teatrofficina Refugio – Livorno

Il podcast sul Teatrofficina Refugio


Volantino a cura di Oblò Creature

Volantino a cura di Oblò Creature

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