“Amore Scalzo” al Teatro La Goldonetta: la recensione

Federico Paoli 26 ottobre 2014 0

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di Verso Blu

Non esiste il Vangelo secondo Piero Ciampi. Esiste il raptus, esiste una fuga di parole che si fanno sentenze, nude e crude. Esiste un compendio di vitalogia, da sfogliare posseduti da un pensiero di evasione dalla prigione dei significati. Farsi domande, cercare spiegazioni, talvolta è un modo per eludere i problemi, quando a volte bastano mille lire, e poi…“Te lo faccio vedere chi sono io”.
Due sul palco, in abito blù, Alessio Boni e Marcello Prayer. De luci rosse come le sedie, il nero intorno. Due colori per due voci che si inseguono, si alternano, si cercano, e poi lasciano spazio ad un’altra voce. Quella di Piero, dalle sue canzoni alle registrazioni d’archivio in cui il poeta svela se stesso; la sfrontatezza di un affronto che si perde in un affranto. “Amore scalzo” è un’ora e passa di massime ciampiane. E’ lo spettacolo che ha aperto la XX° edizione del Premio Ciampi, al Teatro La Goldonetta. Un gioco di dualità, un incrocio di voci al servizio della parola di Piero, per cantare Amore e Solitudine di anima sospesa che come onda si rompe sullo scoglio. C’è anche una composizione inedita “Variazione Bambino mio” di Alessandro Grego.SONY DSC
-“Tento tanto, tanto tento…la morte mi fa ridere, la vita no”. Prima sentenza, passata in primo grado. Il concertato a due di Boni e Prayer si gioca tutto sulle atmosfere ed è una sventola del repertorio di Piero: i due attori recitano testi, intervallati da incursioni audio in cui è lo stesso Ciampi a prender corpo, mente e parola. “Andare, camminare, lavorare”, “Ha tutte le carte in regola per essere un artista”, “Comphiteor” e Piero che, in una vecchia intervista dice al mondo “Tu sei anonimo, io no. Ma non la prendere come un’offesa”. E se la prendi male, “lascia il tuo viso, prendine un altro con un sorriso”. Il canzoniere di Piero scorre in tutte le dimensioni, entra dentro il pubblico, gli chiede un sorriso oppure una smorfia; amare con la testa è più giusto, amare con
il cuore è più forte. Ma è pur sempre una battaglia, “perché – dice Piero – la guerra vera non si fa con le armi, ma con il cuore”. E per questo Piero si appella “eroe”, lui che manco rimembra il tempo di vita sua. Lo circoscrive così: “Io sottoscritto, nato il 28 settembre 1934, morto circa una settimana prima, o dopo. Non si ricorda”. E lo spettacolo finisce. Franco Carratori, direttore artistico del Premio Ciampi, chiude la serata con qualche domanda ai due attori protagonisti. Una su tutte: “Cosa vi spinge a investigare i territori di poeti come Ciampi?” Risponde Alessio Boni: “Credo che i bistrattati dalla critica non abbiano nulla da perdere; hanno una verità che mi emoziona”.

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