“Luca Faggella canta Piero Ciampi” al Sufer Joe’s Diner: la recensione

Federico Paoli 27 ottobre 2014 0

lucafaggella“Aspetto il giorno, benvenuto sia, in cui io e Piero Ciampi surferemo insieme al Sole ascoltando Black Flag in cuffia”. Tra le canzoni e brevi monologhi surreali, questa è la frase che mi ha colpito di Luca Faggella, ieri sera, nel suo spettacolo dedicato a Piero, nato nel ’95 e tornato in pista dopo 5 anni di assenza, nella calda cornice del Surfer Joe’s Diner. Se “la vita che si sceglie è il sogno di una pazza”, canta Piero in “Livorno”, forse c’è un modo per ovviare al fatalismo della vita che ci tocca, pensando che i sogni sono anche scelte da perseguire, solcando i crinali della follia per sentirsi artefici del proprio destino. Così, mentre Luca sogna di incontrare Piero, gli presta un po’ della sua vita, e da lassù riceve in cambio una speranza, una luce che traccia quel cammino attraverso il quale Luca, oggi, vive di musica, anche grazie a Piero. Non è questione di paragoni, e neanche una sovrapposizione di figure, perché lo spettacolo “Luca Faggella canta Piero Ciampi” non è una fotocopia, né mera esecuzione. E’ il modo in cui Luca sceglie di rappresentare Piero, e può piacere o meno. La liturgia depressiva del canzoniere ciampiano trova un’ancora nei sorrisi di Luca, e negli arrangiamenti che donano alle canzoni di Ciampi un’altra veste: ora popolare e poi più intima, oppure jazz, a tratti swing, sfruttando le abilità di chi accompagna Faggella sul palco: Claudia Campolongo (piano e voce), Nicola Tariello (tromba), Daniele Catalucci (contrabbasso e basso), Daniele Paoletti (batteria e percussioni).
“C’è sempre una via d’uscita, solo la psicosi non ne offre più”; e poi “non basta l’amore, serve anche un po’ d’intelligenza”. Luca ci mette del suo e prova a dire che il sarcasmo e l’ironia possono tenere a galla, sorridendo al destino pur scoprendoci dannati. Il suo spettacolo dura appena più di un’ora ed è quanto serve per non farsi prolisso: è un racconto che dal volo di un Icaro-Dioniso termina con una impossibile cena sulle stelle, e un affettuoso e irriverente Adius. Dal cielo al cielo. In mezzo la terra, i sentimenti, la quotidianità, le domande su una fede possibile o impossibile, storie e emozioni. Faggella vive le canzoni di Ciampi come proprie, le fa sue con i gesti, con i movimenti e brevi, surreali monologhi, un racconto poetico di un’esistenza poetica. Ritmo incalzante, ritmi e sonorità popolari (“il Vino”), raffinate e ricche di citazioni jazz e contemporanee (“Livorno”, “Sporca estate”), il dub-parlato di “Te lo faccio vedere chi sono io” o il dark-cabaret di quello che da anni sembra essere il “tatuaggio musicale” di Faggella: “Ha tutte le carte in regola”. Per finire, voce e piano di Claudia Campolongo, per un omaggio appassionato alla figura di Piero: “Lui invece ogni giorno era nuovo… ogni giorno una cosa diversa… come faceva freddo, com’era bello che lui fosse lì”. Già, com’era bello…
La tracklist del concerto: Livorno – Il merlo – Il lavoro – Te lo faccio vedere chi sono io – Tento tanto – Il vino – Quaranta soldati quaranta sorelle – Sporca estate – Adius – Encore 1: Claudia Campolongo.

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