Livorno Acoustic Night – Il Rivellino di San Marco “A Livorno c’è sempre vento”, di Sergio Consani con Marco Conte e il JBJ Quartet – Centro Culturale Vertigo: la recensione

Federico Paoli 30 ottobre 2014 0

di Verso Blu

livepaintDue eventi incrociati nel cuore della Venezia. Teatro e musica, underground e standard. Al Rivellino di San Marco, il ristorante che dà la fronte all’ex Teatro San Marco si è svolta la “Livorno Acoustic Night Live”, primo evento pubblico del neonato progetto di Francesco Cristiani, musicista livornese che si è inventato un modo suo per valorizzare i luoghi e i gruppi di Livorno. “Cantautori e luoghi con potenzialità da sfruttare”: questo è il suo refrain, e quindi cosa ha fatto? “Ho realizzato dei video, che usciranno a dicembre, in cui oltre venti band o cantautori livornesi si esibiscono in acustico in luoghi simbolici che, siano essi chiusi o aperti al pubblico, andrebbero a mio avviso valorizzati meglio. E quindi le Terme del Corallo o la Chiesa degli Olandesi, ma anche le due fortezze”. Questo è “Livorno Acoustic”, che ieri sera si è presentato al Rivellino con un set di sei gruppi o solistijbj sul palco. Nell’ordine, con pezzi originali o cover, si sono esibiti: Odissea, Betularia, Siberia, Luca Guidi, Camilla Furetta, Lorenzo Iuracà. Contemporaneamente, Rossana Ciattini si è lanciata in un live painting, realizzando un ritratto di Piero. L’evento, nel complesso, ha il merito di gettare un’altra sponda tra il Premio Ciampi e la scena underground livornese.
A due passi di distanza, il Vertigo ha presentato lo spettacolo di Sergio Consani intitolato “A Livorno c’è sempre vento” e dedicato a Piero Ciampi. Spettacolo in due atti in cui Marco Conte veste i panni di Piero Ciampi, con gli interventi musicali del JBJ Quartet, formato da: Anna Rubini (voce), Max Fantolini (pianoforte), Giulio Boschi (contrabbasso), Sergio Consani (batteria). Musica, dialoghi e monologhi. Il Piero Ciampi secondo Marco Conte è Ciampi-3_bassaun uomo triste e riflessivo, talvolta ironico e sarcastico, ma sempre in affanno, perché i poeti maledetti sono destinati a rincorrere la vita, anche quando sono in vantaggio. Dai panni di Piero, Marco Conte passa abilmente a quelli di chi lo ha conosciuto, come Gino Paoli e gli amici livornesi; oppure intreccia dialoghi strazianti con le donne che ha amato, mentre beve vino bianco come la purezza che va cercando, invano. Sequenze che corrono tra retaggi e memorie, come doni da incartare e poi spedire lontano, lassù dove Piero è sempre stato, una spanna sopra.

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