Indirefugio Festival: il nostro live-report #2

Silvia Trovato 3 novembre 2014 0
L'illustrazione di Demetrio Stratos per la sesta edizione dell'Indirefugio Festival è a cura di Oblo Creature

L’illustrazione di Demetrio Stratos per la sesta edizione dell’Indirefugio Festival è a cura di Oblo Creature

Rosanna Harper, Silvia Trovato

La serata dell’Indirefugio Festival del 18 ottobre, dedicato alla canzone d’autore e all’autoproduzione, ha visto esibirsi sul palco del Teatrofficina Refugio 11 cantautori che hanno presentato canzoni inedite per l’occasione. Il festival è stato vinto da Eugenio Sournia cantante dei Siberia; al secondo posto si è classificato il Duo Demi e al terzo Nicoletta Salvi, la Menestrella Femminista. Il premio della critica è stato vinto da Ulisse Poggioni, cantante di Estuario.

Siberia: “Il mare”. “Una canzone universale, una sorta di “Redemption song”.


Eugenio Sournia, autore e cantante dei testi dei Siberia: «La canzone che ho presentato si chiama “Il mare”, una canzone nata qualche mese fa, che è parzialmente autobiografica: parla di un uomo che arrivato in un momento di grande delusione della sua vita, si rivolge verso l’elemento, la natura, il mare. Da una parte, il mare, rappresenta l’assoluto, la tendenza verso il trascendente, e dall’altra parte l’io che agisce. La canzone ha questa valenza doppia: una immagine trascendente, quella che si figura con Dio, e una che si riflette con se stesso, attraverso il mare. Ma che vuole rappresentare anche l’immensità del futuro, delle possibilità: l’uomo che è arrivato al punto più basso della sua vita, ma che è preda di un sentimento di riscatto rispetto alla vita precedente». «La canzone narra di tutte le frustrazioni, dell’abbandono delle persone vicine, il testo dice: “I miei più cari compagni voltano le spalle al mio fianco”. Nonostante ciò, io mi rialzo: così la mia vita non può continuare, devo fare appello a tutte le mie forze per reagire. Una canzone universale, una sorta di “Redemption song”».

DuoDemi: “Pecora”. “Una canzone di protesta”

«Ci siamo uniti per l’occasione con una canzone di protesta ispirandoci a Demetrio Stratos e componendola proprio per l’occasione del festival».

Menestrella Femminista: “La Fica”. “Con le mie canzoni voglio cambiare il senso e la società”

Nicoletta Salvi, la Menestrella Femminista: «Io suono e canto la musica popolare del Centro e Sud Italia. Suonavo queste canzoni popolari che mi appassionavano molto ma ero stufa dei loro testi molto maschilisti, a volte anche obsoleti, così ho deciso di cambiarli. Per esempio una canzone napoletana come “Cicirinella”, piena di doppi sensi e allusioni, l’ho trasformata nell storia di una lavoratrice precaria di un call center che non riesce a conciliare maternità e lavoro e per questo sarà licenziata. Con le mie canzoni voglio cambiare il senso, cambiare la società, mi sono stufata di vedere le persone che abbassano la testa a tante violenze che noi donne subiamo tutti i giorni. Mi rivolgo prevalentemente a un pubblico femminile per far prendere coscienza ma anche agli uomini che sono essi stessi vittime di una società maschilista e stereotipata. La mia canzone prende ispirazione da una canzone popolare lucana che si chiama “Briganti” e l’ho intitolata “La Fica”, ispirandomi ai “Monologhi della vagina” di Eve Ensler e trasportando sulle donne l’importanza che la canzone dava ai briganti».

Estuario: “Sentiero”. “Un pezzo che parla del destino”

Ulisse Poggioni, autore e cantante dei testi di Estuario: «Estuario è nato quest’anno “Se esiste una terra” è il nostro primo disco, ed è uscito ad aprile. “Sentiero” è un pezzo molto morbido che parla del destino, del fatto che non esiste e che se esiste è al di là del comprensibile. L’unica cosa che è reale è l’adesso e di conseguenza il passato, che sono reali, mentre il futuro dipende strettamente dalle scelte che facciamo. Una meta esiste nella misura in cui un pezzettino di quella meta esiste già adesso».

Andrea Landi, autore e cantante dei Licantropi: “Nuovi giorni”. “Nuovi giorni, come nuove consapevolezze”

«In questo momento, sto provando a tirare fuori canzoni di nuovo genere. L’Indirefugio è stato un test, una prova: l’occasione per trovare il coraggio di far cadere delle maschere, far emergere la parte più fragile, l’aspetto lunare della mia sensibilità, per provare a mostrare un altro aspetto di Andrea. La canzone di Indirefugio è nata anche per una sorta di equivoco: avevo letto il bando di concorso dell’anno passato, portava la dicitura “Amore e resistenza”, sono andato a vedere che cosa può essere resistenza nell’amore; in questa canzone parlo del rancore, della rabbia, dell’orgoglio. Tutti quegli elementi velenosi che ci portiamo dentro, che impedisco di amare e di essere amati veramente, una grande resistenza. Il problema, spesso, non è quello che pensi di avere con l’altra persona, ma è il sapere gestire o trasformare certe emozioni». Aggiunge: «La canzone si intitola “Nuovi giorni”, perché quando si raggiunge una certa consapevolezza, si apre un mondo nuovo davanti. La storia è autobiografica: esperienze riportate in musica, molto personali, vedo che coinvolgono anche altri».

I colli dell’utero: “Per andare più in là”. “La, la, la, qualsiasi cosa succeda, continua a cantare”

«Quello dell’Indirefugio era il nostro debutto: il gruppo non esisteva prima di stasera. Abbiamo portato una canzone di un altro autore, Michelangelo Ricci: l’abbiamo preparata in una notte, ci siamo volute buttare, così, al buio. La canzone dice: “La, la, la, la … per andar più in là”, il testo recita: “Canta che ti passa”: qualsiasi succeda, continua a cantare e vai più in là, altrove, rispetto a dove sei adesso, qualsiasi sia la sfiga, la sventura. Una canzone che ci è piaciuta molto, che ci rappresentava, che noi cantiamo e vogliamo cantare grazie a questo progetto che si costituisce di altre donne, le stesse con cui abbiamo un’affinità artistica».

Unagagì & Nelson Mayer: “Ballata della Rotondina”. “Ironia, audacia e divertimento”

«La nostra è una canzone che ho scritto 15 anni fa. Ci siamo uniti per l’occasione divertendoci e improvvisando molto, tra l’altro non ci vedevamo da anni. Lo pseudonimo Unagagì & Nelson Mayer nasce da quella che abbamo definito “la regola della pornostar”; nome del gatto, più nome della via in cui si risiede e siamo stati fortunati, perché il risultato è Nelson Mayer! Unagagì invece è il nome con cui i rom, indicano le persone non rom, ed emerge da una chiacchierata che abbiamo fatto qualche sera fa a proposito di un sociologo esperto di cultura del popolo Rom».

Roberto Flanchi: “La strada della passione”. “Fatti coraggio e vai avanti, la passione è tutta tua”

«Questa canzone parla di un ragazzo, di un cantautore lucchese, che ha una passione e che avrebbe voglia di sfondare nel mercato del cantautorato. Una cosa difficile, soprattutto in Italia: lui ci mette tutta la sua passione, racconto quello che ho sentito riguardo la sua personalità, delle delusioni, delle incertezze. Cerco di dargli una spinta, cerco di dirgli: “Fatti coraggio e vai avanti, la strada è la tua, è la tua volontà, è la tua passione, cerca di sfruttarla al meglio possibile”». «La canzone è un estratto di un cd che presenterò i primi di dicembre e che si chiamerà “Chiamami per nome”: raccoglie otto brani, tra cui “La strada della passione”. Ogni canzone ha una sua persona che la vive. Ho cominciato a scrivere da poco, una scrittura che è arrivata dal nulla, che faccio per passione, senza nessun altro fine».

Mirko – Graziano Staino: “Prendi l’arte”. “Ricerco un cantautorato dedito all’ironia”

«Mi piace molto il cantautorato. Ultimamente sto facendo un progetto che si chiama “Inverno d’agosto”: dei video che si trovano su internet, che sono molto ironici, che hanno avuto molto successo, sono stati lanciati e visti. Il Refugio è uno dei posti più interessanti che ci sono a Livorno: un posto di aggregazione, dove trovarsi, ci farò delle cose in futuro, è bello come spazio, importante, c’è molta professionalità». «La canzone che ho presentato è un pezzo che ho scritto tempo fa sul progetto “Locarno Hotel”: mi sono fatto accompagnare da una batterista. Appartenendo ad un’altra generazione mi contrappongo al cantautorato che si identifica con Rino Gaetano: cerco l’ironica, come “toscanacci”è necessario far ridere, senza deprimere le persone».

Giuliano Demodé Panattoni: “Qua nel mio paese”. “Una canzone che parla di fuorigioco”

«Non è il primo anno che partecipo all’Indirefugio Festival. Quest’anno ho portato “Quando il mio paese” una delle canzoni più ascoltate sul mio canale youtube, una canzone contro il calcio. La canzone parla di fuorigioco, nel senso che la musica viene messa in secondo piano rispetto al calcio».

Filippo Meloni: “Sfumature”. “Un’occasione per far conoscere la mia canzone”

«Suono da 15 anni la batteria ma sono appassionato anche alla chitarra per comporre e per cantare. Sono coinvolto in due situazioni musicali con il gruppo dei Disoriente e con gli Indiana. Il pezzo di Indirefugio non è stato composto appositamente , la musica esisteva già da più di un anno e il testo è arrivato a settembre, è stato un’occasione; il titolo è “Sfumature”».

Le attività del T.O.R proseguono con il Combat Comics, il festival sul fumetto di denuncia e di realtà, in programma il 28-29 e 30 novembre.

Foto a cura di Emiliano Dominici

Foto a cura di Emiliano Dominici

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Foto a cura di Emiliano Dominici

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Foto a cura di Oblo Creature

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