“Le cose che abbiamo lasciato succedere”: la nostra recensione

Silvia Trovato 26 novembre 2014 0

 

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Cominciamo da questo video. Guardatelo e adesso immaginate di voler scappare da quella festa, da quella musica che si espande, da quel ritmo che forsennato accumula colori artificiali, gioia sintetica. Immaginate di realizzare che il modo di reagire e di trovare un altrove in quelle immagini che vedete scorrere nel video sia, semplicemente, lasciare che le cose succedano; è così che incontrerete le poesie di Gabriele Baroni, capovolgendo quella realtà.

Le cose che abbiamo lasciato succedere” sono una raccolta di fotografie, di immagini che si affollano, dove le cose le lasciamo succedere per resistere, mentre intorno a noi giacciono inerti i resti di una festa artificiale, sguaiata e disumana, da cui siamo fuggiti, aspettando che il tempo passasse, carezzando gli angoli più aguzzi di ciò che si sopporta a labbra chiuse, con gli occhi aperti ad assorbire ogni fruscio notturno. «Aspettiamo la fine della festa e la mattina dopo troviamo i coriandoli e le bottiglie vuote e ci guardiamo sul petto per vedere se abbiamo qualche medaglia, se abbiamo fatto qualcosa di buono» mi racconta Gabriele nell’intervista che trovate nel podcast di questo articolo. Gabriele Baroni è il vincitore del “Primo Concorso Internazionale di poesia e narrativa Prospero ebooks” per la sezione “Silloge poetica” con la raccolta di poesie “Le cose che abbiamo lasciato succedere ”. Nel 2012 Gabriele ha vinto il concorso letterario “Subway Edizioni” con il racconto “Le lettere d’amore che scadono alla fine del mese”. La prefazione di questo racconto è stata scritta dal poeta e saggista Roberto Deidier che di Gabriele dice: “c’è un’energia della parola che procede per analogie, per associazioni, con la straordinaria – e per me realizzata – ambizione di restituirci ogni minimo passaggio, ogni lacerto delle sensazioni che incombono sulla voce che scrive, sia dal privato che dal collettivo. Non so se mi sono imbattuto in un narratore, ma certamente in un poeta”.
La raccolta di poesie, pubblicata da Prospero Editore, comincia con una voce forte che ci fa percorrere un arco di tempo che parla di crisi esistenziale, sentimentale, sociale ed economica. Ci si addentra nei dettagli più appuntiti e si è avvertiti sin dall’inizio: “Tutto è bene quel che non finisce in tragedia/ Tutto è bene quel che non finisce male/ Tutto è bene quel che finisce”.
Fotografie, cartoline, lettere scritte nel cuore della notte a destinatari concreti o immaginari, al vicino di casa, come a un’intera città. “Nobilmente cado/ dal tuo cuore/ e tu con fare meccanico/ spazzi via il sopravanzo/ per far posto a nuovi eroi”, frammenti di amarezza beffarda e poi ondate di dolcezza che ti sollevano “sarebbe bello trascorrere tutto il tempo del mondo tra le tue mani,/ bere granite di linfa dagli alberi”.

Una foto di Gabriele Baroni

Una foto di Gabriele Baroni

Le cose che abbiamo lasciato succedere” fluiscono in un tempo interiore che fotografa storie d’amore e precarietà, improvvisi attimi di lucentezza e ribellione, trame sonore che percorrono gli sguardi notturni di una città: un tempo interiore che si fa anche collettivo “Ci dicono di stare attenti/ in questa Repubblica Democratica fondata sulla paura/ Poi leggo le pagine più trascurate dei giornali dove si trovano:/ Lonzi, Aldovrandi, Franceschi/ e non capisco più di chi devo diffidare”. C’è il respiro delle fabbriche abbandonate, svuotate, il lavoro aggredito e un senso di stasi corrosiva “Nelle fabbriche dimenticate/ non c’è spazio per il respiro lento/ tantomeno per le tue mani fredde/ I pranzi consumati a terra/ macerie sulle bocche di tutti/ con gli occhi disintegrati dalle polveri/ sembriamo degli eroi stanchi/ con il cuore chiuso in tasca”. Scosse di ribellione inquieta e sembra di sentire un vento salmastro “Soffia forte questa irrequietezza/ spazza via ogni cosa/ anche i desideri incompresi/ Davvero, sto bene in compagnia/ ma lasciatemi andare da solo/ Chissà se troverà una quiete/ questo mio lento andarmene/ con gli occhi verdi e la bocca serrata”. La cura a un gelo interiore che si fa cristallo in una carezza “Amaro/ è un racconto del dopocena/ Abbandono le ferite dei miei occhi sul tuo corpo/ e tra le mani stringo scosse sismiche/ Le fatiche dopo una giornata di nebbia e lavoro/ non sono facili da digerire/ tra non molto deporterò i miei sogni in Siberia/ dentro un tuo caloroso abbraccio”. Sono poesie che invitano a un’immersione profonda, visioni a cui è facile aggrappare lo sguardo riconoscendosi in una ricerca che ci appartiene; nella solitudine fragile di chi con coraggio si confronta anche con la disillusione di un futuro avvolto nella nebbia, nella straordinaria libertà semplice, pura, di una bicicletta che corre forte, nelle strade di una città del mondo o di altre galassie. “Per andare verso ovunque/ ho bisogno solo delle gambe/ e il destino è scritto qua,/ nella mia testa;/ subito dietro la curva”. Il libro in versione e-book sarà acquistabile a partire dal 24 novembre sul sito di Prospero Editore e sulle principali piattaforme di librerie online: Feltrinelli, Amazon, Apple, Kobo, Barnes and Noble.

Cliccate qui per ascoltare il podcast dell’intervista a Gabriele Baroni.


 

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