Combat Comics al Teatrofficina Refugio: il nostro live report

Silvia Trovato 11 dicembre 2014 0

Rosanna Harper, Silvia Trovato, Luca Limitone, Gabriele Baroni

combat2014 frontflyer

Fumetti, arte e creatività sono gli ingredienti che hanno condito la terza edizione del Combat Comics presso il Teatrofficina Refugio di Livorno, un luogo dove trovare riparo da questi piovosi giorni ma anche e soprattutto in grado di offrire una proposta originale e controcorrente. Un’iniziativa a tutti gli effetti ancorata alla realtà sociale, che ha dato voce e matita a disegnatori nostrani e non, come Daniele Caluri, Emiliano Pagani, Tuono Pettinato e Laura Scarpa, solo per citarne alcuni. Un’occasione che ci ha permesso di scoprire come il fumetto (o graphic novel per utilizzare una terminologia più cool) non sia solo intrattenimento ma un potente e corrosivo mezzo di denuncia della realtà e, perché no, anche un accattivante strumento didattico. In occasione dell’ultimo comic talk, a poche ore dalla giornata mondiale contro l’AIDS, è stato presentato l’interessante progetto di lotta alla sierofobia dell’associazione Conigli Bianchi. Il loro racconto a fumetti sulla quotidiana convivenza con l’Hiv intende rompere i tabù e ridisegnare un immaginario secondo nuove e udite udite divertenti prospettive. Questi fumettosi coniglietti sono usciti allo scoperto per la prima volta a Livorno e si sono affacciati al mondo con la pagina Facebook attraverso cui, passo dopo passo, sveleranno le loro mosse segrete. Tra laboratori, presentazioni, live painting e musica abbiamo trovato il tempo di intervistare i protagonisti del festival per cercare di capirne qualcosa di più.

Luca Modesti è uno degli ideatori del Combat Comics e membro del Collettivo Artistico Teatrofficina Refugio. «Per noi il fumetto non è solo puro intrattenimento ma un mezzo espressivo che riesce a sganciarsi dai vincoli del mercato. In questi ultimi anni stiamo assistendo in Italia a un vero e proprio rinascimento del fumetto grazie all’allargamento dell’offerta tematica e del pubblico. Abbiamo organizzato il festival attraverso tre giornate con workshop ogni pomeriggio con professionisti del settore. Il primo workshop è stato realizzato da Laura Scarpa, direttrice di ComicOut della scuola di fumetto online, incentrato sullo storyboard e la sceneggiatura. Il secondo giorno ha visto la partecipazione dei livornesissimi Federico Maria Sardelli, Emiliano Pagani e Daniele Caluri. L’ultima giornata di workshop invece è stata condotta da Tuono Pettinato con Lucia Biagi avente come focus la resa grafica del personaggio. Inoltre ogni pomeriggio abbiamo organizzato presentazioni di libri da parte degli autori, aperitivi con live painting dalle 20 alle 22. Siamo molto contenti del risultato e della partecipazione che ha visto ragazzi arrivare da tutta la Toscana».


Laura Scarpa, fumettista e illustratrice, editor e docente, dirige il magazine “Scuola di fumetto” e presiede l’Associazione Culturale ComicOut. Incontriamo Laura Scarpa la prima sera del Combat Comics e con lei inauguriamo questo microfestival addentrandoci nella riflessione sulla sceneggiatura. «La costruzione della storia è fondamentale, siamo molto maleducati alle immagini. Se sapete raccontare bene, comporre bene la sequenza, può essere salvato anche un disegno non così forte. Ho vissuto tanti periodi del fumetto italiano, gli autori negli anni ’70 hanno cambiato l’immagine del fumetto con un’idea politica e adesso c’è più attenzione alla realtà politica, personale, filosofica non c’è concetto di avventura ed evasione ma l’intrattenimento non va condannato. Fumetto e graphic novel: la graphic novel è una variante che ha sempre avuto i suoi autori. “Krazy Kat” era un fumetto raffinatissimo, intellettuale da morire, anche se andava sui quotidiani. Abbiamo perso un pubblico popolare a cui potevi dare anche cose complesse perché abbiamo perso i lettori e non solo nel fumetto».

Tuono pettinato, fumettista e illustratore. Alan Turing, Cnr, storie di fumetti mattissimi e la ricerca sul senso del tempo tutto racchiuso in dieci minuti con il mirabolante Tuono Pettinato. «Faccio parte di un collettivo nato con il nome di Superamici, diventato poi Fratelli del cielo, con Maicol&Mirco, Ratigher, LRNZ e Dr. Pira, uniti dalla concezione di un fumetto che dicesse cose toste e difficili ma senza prendersi troppo sul serio. Sono qui a presentare “Oramai” un albetto un po’ strano perché l’editore è il Cnr nazionale. In “Oramai” abbiamo affrontato il tema del tempo unendo filosofia, psicologia della percezione e questo concetto, che appartiene al mondo della Fisica, secondo cui il tempo pare non esistere, mentre nella nostra concezione normale il tempo esiste (per esempio quando perdi il treno). Mi ero già affacciato a questo mondo ai tempi di “Enigma” quando grazie a Francesca Riccioni ho scoperto l’avventura di Alan Turing che tocca la scienza, la fantascienza, i diritti civili. In quel caso la parte documentaristica la affrontò Francesca, soprattutto un tomo denominato amabilmente “Il Mattone”. Siamo stati d’accordo su come gestire le vicende umane di Alan Turing ma volevamo entrare appunto nella testa di uno scienziato che aveva un sacco di aneddoti pazzeschi che riguardavano la sua vita. Il nome Tuono Pettinato arriva anche dal piacere che ho per gli ossimori ma in realtà ho scoperto che proviene da Borges, dal racconto “La biblioteca di Babele”, quindi è stato preso come una citazione colta inconsapevole».

Lucia Biagi, fumettista e illustratrice. Parliamo con Lucia Biagi che ha curato, insieme a Tuono Pettinato, l’ultimo workshop della terza edizione del Combat Comics, sfidando un vento molto freddo e forte, che potete chiaramente percepire nel sottostante podcast, incuranti del freddo e del ciel nero e minaccioso. Con Lucia discutiamo di cromatismi gialli-blu, Giappone, sceneggiature e “Punto di Fuga”. «Oggi con Tuono abbiamo curato questo workshop sull’estetica del personaggio in maniera stilizzata e abbiamo fatto disegnare molto i partecipanti -racconta Lucia e poi ci parla del suo ultimo libro “Punto di fuga”- il mio libro pubblicato da Diàbolo Edizioni racconta la storia di una ragazza italiana sui 26 anni che rimane incinta e decide di abortire, ed è il suo percorso di crescita nell’affrontare questa storia che la colpisce in un momento della sua vita “precario” in molti sensi. “Punto di fuga” rappresenta il carattere del mio personaggio ed è un rimando alle questioni di prospettiva del fumetto». Il libro è in bicromia giallo-blu «una sperimentazione e una scelta narrativa, dove il giallo e il blu rappresentano qualcosa di molto preciso, dall’anima di una città, al carattere del personaggio».

Federico Frusciante, eroe dell’anti-critica cinematografica, recensore più schietto del web, nonché pusher di film del nostri cari Licaoni. Frusciante ha condotto venerdì 28 novembre uno show sul fumetto nel cinema, abbiamo fatto una chiacchierata con lui al termine della serata. Ecco le sue opinioni rigorosamente senza peli sulla lingua. «I ragazzi del Refugio mi hanno chiesto di partecipare e la serata credo sia andata bene. Il cinema è la mia passione e qui ci vengo sempre volentieri. Riguardo alla trasposizione cinematografica delle graphic novel è solo business. Qual è la differenza tra fumetto e graphic novel? Nessuna, a mio parere sono la stessa cosa, la chiamiamo graphic novel per sentirci meno in colpa quando si legge».

Presentazione dell'associazione "Conigli Bianchi" in occasione dell'ultimo comic talk del Combat Comics

Presentazione dell’associazione “Conigli Bianchi” in occasione dell’ultimo comic talk del Combat Comics

Daniele Caluri e Emiliano Pagani. Arrivati al secondo giorno del Combat Comics abbiamo incontrato Daniele Caluri e Emiliano Pagani: fumettisti labronici e menti geniali dall’ironia arguta, dietro ai quali si cela tutta l’irriverenza del prete esorcista Don Zauker. Li abbiamo intervistati in un ventoso quanto uggioso sabato pomeriggio: tra battute dissacranti e riflessioni semi-serie sul ruolo della satira, tra rintocchi di campane (il segno di un presagio?) e cani che abbaiano, hanno reso frizzante la nostra intervista, rendendo più sopportabile anche lo scirocco che tirava sugli scali del Refugio.
«A Livorno oggi – spiega Daniele Caluri – c’è un dibattito sulla possibilità di fare un nuovo festival sul fumetto, sfruttando contesti cittadini: in realtà una manifestazione di fumetto che esula dalla manifestazione tipo esiste, è appunto il Combat Comics. Una realtà che si differenzia da tutte le altre, che ha una sua declinazione esclusiva, improntata sulla denuncia e sulla realtà». Come far ridere, raccontando la realtà? Ci risponde Emiliano Pagani: «La funzione della realtà è fondamentale per chi vuole fare satira, perché alla base di qualsiasi operazione satirica ci deve essere la verità, il fatto reale. Se una battuta viene distorta, per il proprio tornaconto, questo non è fare satira: è dileggio. La satira va contro il potere, di qualsiasi forma esso sia. Per funzionare deve partire dalla verità: cosa c’è di più forte del riso per smascherare i fatti di cronaca? Si pensi a Chaplin nel “Grande dittatore”, i tre sul ghiaccio alla fine di “La pazza storia del mondo” di Mel Brooks. La risata distrugge il potere». La satira – riprende Caluri: «ha una funzione etica, e un esercizio fisico dell’intelligenza: la realtà ha degli aspetti comici e grotteschi, che superano la fantasia». Riguardo il combat workshop “Paguri masterclass” di cui si sono resi protagonisti insieme a Federico Maria Sardelli, hanno aggiunto: «Abbiamo passato la prima ora in maniera seria. Ognuno dei tre ha fatto una lettura tecnica delle tavole dell’altro: i meccanismi che regolano la comicità e l’umorismo, il linguaggio della sceneggiatura e quindi della scrittura. Nel fumetto, come in tutte le altre forme di narrazione, ci sono delle regole ben precise da rispettare come nella satira. Oggi abbiamo provato a spiegarne qualcuna». Chi sono i paguri? «Due scemi che si sono trovati a discutere delle stesse cose: la molla che ha fatto scattare la loro creatività è stato lo sconforto. A un certo punto ci siamo accorti che, gran parte, di quello che ci circondava era osannato come un’espressione di genio, quando invece, a nostro giudizio modestissimo, era “roba da torte”– ha spiegato Caluri. Siamo diventati autori di fumetti satirici per disperazione, dopo anni di sconforto davanti a spettacoli osannati, da noi non giudicati come tali – ha sottolineato Pagani». Un accenno su Don Zauker, per concludere: «Un personaggio che, anche quello, è nato per sconforto. Un personaggio di rottura che ha un umorismo ferocissimo, che ha trovato il suo pubblico. Dopo essere stato lontano per 4 anni – concludono – abbiamo sentito l’esigenza di farlo tornare, con uno spettacolo nuovo che probabilmente partirà ad anno nuovo».

Little Pony. Per pura casualità, con l’invito a bere un bicchiere di vino, abbiamo conosciuto, durante la prima sera del Combat, i Little Pony: gruppo partenopeo con contaminazioni statunitensi, che prende a battesimo il nome, parafrasandolo, del cantante Little Tony. «Suoniamo per strada, facciamo musica, ma anche io sono un fumettista e un pittore: cerchiamo di integrare questo aspetto durante il nostro show – ha spiegato Ryan Dooley, cantante del gruppo e sassofonista. Abbiamo scritto dei fumetti che raccontano la nostra esperienza su strada a Napoli: la filosofia che si cela dietro la strada è interessante da mettere su carta». «La scelta di andare in strada è stata la risposta alla dimensione chiusa della sala prove, dello studio di registrazione. A Napoli, fortunatamente, è una cosa voluta – ha sottolineato il bassista».

Sara Pavan e Claudio Calia. Con Sara e Claudio parliamo di autoproduzione «Stasera parteciperemo a un dibattito sullo stato dell’autoproduzione in Italia per quanto riguarda il mondo del fumetto e non solo -dice Sara Pavan- il mio libro si intitola “Il potere sovversivo della carta”; sono 12 interviste narrative ad autori che hanno scelto di fare autoproduzione». Claudio Calia aggiunge «il mio contributo al dibattito è il “Piccolo atlante storico geografico dei centri sociali italiani” che racconta la storia di un certo dato dell’autoproduzione nel nostro paese. È un libro dove parlo molto della mia storia, attraversando questi spazi in Italia, un libro molto autobiografico, nonostante il titolo che ha un alone di “rigore scientifico”».

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