Beppe La Salvia, 40 anni di teatro

Rosanna Harper 16 dicembre 2014 0

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Passione, dedizione, amore. Una vita interamente dedicata al teatro, alle arti, compresa la fotografia, dalla quale ha iniziato il suo versatile percorso artistico.

Giuseppe La Salvia, attore e regista, scomparso la scorso anno, ha lasciato alla cittadinanza livornese un grandissimo tesoro: un fondo ricco di documenti, circa 600, che si compone, fra le tante cose, di volumi sulla storia del cinema, testi teatrali e critici sul teatro. Testi recenti e testi dei primi del Novecento, ma anche copioni teatrali, colonne sonore, videocassette, cd e dvd di spettacoli. Il fondo è stato donato da Valentina La Salvia, figlia di Beppe, alla Biblioteca Labronica di Villa Fabbricotti, dove è consultabile. Presto, come ci ha raccontato prima Valentina e poi l’assessore alla cultura Serafino Fasulo, dovrebbe andare a costituire una parte di quel materiale di un nuovo centro sulle discipline dello spettacolo che, dal prossimo anno, potrebbe trovare spazio nella villa Santa Maria. Abbiamo incontrato Valentina La Salvia e Serafino Fasulo, giovedì 4 dicembre, durante la presentazione del fondo che si è svolta in Villa Fabbricotti: ecco cosa ci hanno raccontato.

Valentina La Salvia Valentina ci parla del fondo Beppe La Salvia: <Si tratta di un archivio che mio padre ha costituito in 40 anni di attività teatrale, dal Sessanta al Duemila circa: lui ha cominciato come fotografo, ma amava molto il teatro. A 18 anni decise di iscriversi alla scuola di recitazione del centro artistico Il Grattacielo, prima come attore e poi scoprendo la passione per la regia. Contemporaneamente, mentre faceva questi spettacoli teatrali, era chiamato a fare fotografie e video di quello che avveniva al Grattacielo. Per qualche anno, ha collaborato anche con Spazio Teatro, negli anni di creazione: ’79, ’80 e ’81>. Riprende: <Questo archivio che io ho ereditato, mio padre è morto lo scorso anno, ho pensato fosse necessario che rimanesse come patrimonio della città: racconta uno spaccato importante della nostra storia recente, e quindi ho voluto donarlo alla Biblioteca Labronica che, con molto entusiasmo, ha accettato questa donazione. L’assessore alla cultura, Serafino Fasulo, è rimasto colpito: ha dei progetti ambiziosi su questo fondo, che insieme ad un altro legato al cinema, dovrebbe confluire in Villa Maria, andando così a creare un centro dedicato al cinema e al teatro>. Ma di che cosa si compone il fondo? <È costituito – ha spiegato Valentina – da più di 600 volumi di storia del cinema, testi teatrali e testi critici sul teatro. Testi recenti, ma anche testi molto vecchi: ci sono edizioni dei testi dei primi del Novecento di Sem Benelli, ad esempio, e molto altro. Ci sono fotografie di spettacoli teatrali: il dietro le quinte, le prove del Centro Artistico fra il ’62 e il 2000. Alcune fotografie di Spazio Teatro, moltissimi copioni teatrali, per la maggiore riguardano gli spettacoli che ha realizzato mio padre fra gli anni Settanta e il Duemila, con tutti gli appunti di scena, la divisione delle parti, con l’inserimento della musica. Ci sono le videocassette di moltissimi spettacoli fra gli anni Ottanta e il Duemila, realizzati sia da mio padre, e alcuni girati da Telegranducato, all’epoca in collaborazione con il Centro Artistico il Grattacielo. Ci sono cassette audio delle colonne sonore, alcuni cd e dvd di questi spettacoli, infine ci sono i dépliant e le locandine di tanti spettacoli>. Poi, Valentina ci ha parlato di suo padre: la sua figura, le sue passioni, la sua persona. <La sua vita reale era quella in teatro, più che a casa. Era un artista, forse, con la paura di esserlo: ha sempre lavorato in banca, ma il momento in cui era più felice e creativo era quello in cui faceva teatro. Una persona complessa, come tutti gli artisti: solare e cupo, depresso cronico, ma allo stesso tempo pieno di energie. Un amico vero, come mi hanno detto in tanti: gli attori e le persone che hanno lavorato con lui in teatro>. Prima di chiudere l’intervista con Valentina, le abbiamo rivolto un’ultima domanda, riguardo lo stato attuale della cultura a Livorno. Ecco cosa ci ha detto: <Credo che ci siano tante persone, tanti giovani – i trentenni, la generazione dei grandi di oggi – che è molto preparata sulla cultura. Basterebbe un “attimo” di sostegno economico, di attenzione a tutta questa generazione di persone che ha voglia di fare, che ha contatti con il mondo, che sa come cambiare le cose. In questo ci credo molto>.

Serafino Fasulo «Il fondo Beppe La Salvia ha un’importanza enorme perché nasce da una passione che ha collezionato ogni tipo di documentazione, dai libri, ai film, ai manifesti, costituendo una biblioteca di grande importanza e attualità. Abbiamo avuto la fortuna di ricevere anche altre donazioni che riguardano le discipline dello spettacolo e stiamo pensando di collocare tutto a Villa Maria come alla biblioteca per le discipline dello spettacolo, luogo che può fornire anche uno spazio per eventi e laboratori. I giovani sono inseriti in una fase della vita legata alla ricerca di espressione e l’arte risponde a questa necessità. Questa spinta si è affievolita negli ultimi anni; negli anni Settanta gli spettacoli teatrali pomeridiani offerti alla cittadinanza erano gremiti di giovani e questo non succede più, su questo dobbiamo invertire la tendenza. Il teatro, il cinema, la musica non devono essere solo fucina di professioni ma anche luogo di aggregazione, di piacere, di innalzamento della qualità della vita».

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