Reporting Livorno: la nostra intervista ai Camminatori Folli

Silvia Trovato 29 dicembre 2014 0

Rosanna Harper, Elisa Rapini, Silvia Trovato
Blu, Murales Shangay

Andare, camminare, realizzare. Dal cortile dell’oratorio di quartiere fino al cammino di Santiago, passando per le alte vette del Nepal, guardando alle sconfinate vedute della Lapponia. L’amicizia vissuta come un lungo sentiero da percorrere insieme, fatta di esperienze emozionanti e di tante avventure divertenti da raccontare e da ricordare. Verso una meta comune, con obiettivi da raggiungere insieme: traguardi che fioriscono spontaneamente, solo come le cose che appartengono alla natura sanno fare. I Camminatori Folli sono un gruppo scanzonato e divertente di sette amici livornesi che condividono la passione illimitata per i viaggi. Un camminare costante e perpetuo che ha uno scopo principale e ben preciso: raccogliere fondi e risorse da destinare a cause benefiche, anche attraverso iniziative legate al racconto e alla testimonianza delle loro peripezie. Nuova tappa? Raccogliere soldi da impiegare per la costruzione di un parco giochi inclusivo che, nei prossimi mesi, dovrebbe sorgere all’interno del Parco Pertini, il famoso Parterre. Abbiamo incontrato i Camminatori Folli, ci hanno parlato dei loro obiettivi, ci hanno fatto ridere e anche riflettere con spensieratezza sul concetto di amicizia. La stessa che li lega, in maniera indissolubile, da ben 25 anni. Chi sono i Camminatori Folli, come si sono conosciuti: scopriamolo attraverso il racconto che ci hanno fornito.

CamminatoriFolli

L’associazione. Raccontateci quando sono nati i “Camminatori Folli”, perché avete deciso di trasformarvi in un’associazione, chi siete e quali intenti condividete.
«L’associazione dei Camminatori Folli – spiega Emiliano – nasce ufficialmente nel 2013, per esigenze legate ai fini del nostro stare insieme: una amicizia nata molto tempo fa, che nel 2000 diventa passione per i viaggi. Veniamo tutti dalla parrocchia di Sant’Andrea: nella nostra vita ci siamo incrociati in quel posto. Nel 2000 c’è stata la giornata mondiale della gioventù: ci siamo guardati, chiedendoci se ci andava di andare a piedi a Roma. Così facemmo. Camminare sull’Aurelia è stata una bellissima esperienza, due anni dopo siamo andati ad Assisi, sempre partendo da Livorno. Poi – ironizza – ci siamo montati la testa e siamo andati a Santiago di Compostela, partendo dal confine tra Spagna e Francia, ma questa volta in bicicletta, per esigenza di tempi». Riprende: «Poi sono partiti i viaggi in grande, come quello in Nepal che abbiamo fatto l’anno dopo, o quello in Venezuela e poi, quest’anno la Lapponia. Non tutti hanno fatto i cammini, ma condividiamo la preparazione, l’esperienza dell’andare e del tornare, confrontandoci durante i nostri allenamenti che, ci teniamo a sottolinearlo, consistono solitamente nel mangiare tutti insieme piatti di pasta da due chili – ridono – Ci piace che quello che facciamo venga preso seriamente: i risvolti sociali del nostro stare insieme sono realmente seri. Ma noi, fondamentalmente, siamo sette amici a cui piace stare insieme, a cui piace affrontare questi viaggi alternativi, bypassando i criteri classici del turismo: senza comodità o tappe prefissate, un “viaggiare essenziale”. Prendendoci molto in giro: una cosa che ci aiuta molto quando ci mettiamo in testa di fare cose che vanno al di là della nostra portata – sorride». Aggiunge: «Abbiamo sempre fatto reportage dei nostri viaggi, grazie a Stefano e al suo pallino per i video, e a partire da quello di Santiago abbiamo legato la visione dei nostri filmati ad una raccolta, mettendo una offerta libera a chi partecipava e destinando quello che raccogliamo a qualche situazione a noi, più o meno, vicina».

I viaggi. Himalaya, Roraima, Lapponia e i viaggi precedenti. Quali ricordi vi saltano alla mente? Una carrellata di emozioni, incontri, episodi comici.
«Siamo amici da anni ma il “trip” del viaggio ci è scattato dal 2000. I viaggi che abbiamo fatto sono nati tutti un po’ per caso. Del massiccio dell’Annapurna nel Nepal ce ne avevano parlato come di un viaggio particolarmente bello e ci avevano anche detto che serviva una certa preparazione fisica. Dopo soli due mesi siamo partiti». Sorridendo al ricordo del salto nel vuoto compiuto, continuano a raccontarci: «la stessa cosa è successa per l’Amazzonia. Tornati dal Nepal ci eravamo detti di aspettare un po’ di tempo prima di ripartire. Dopo pochi mesi eravamo sull’altopiano del Roraima -racconta Gianluca- mentre stavo sfogliando una rivista in una sala d’attesa vidi questo imponente altopiano e pensai: “Questo posto deve essere esagerato”. Detto, fatto! Partiamo così, organizzandoci il minimo indispensabile, senza leggere recensioni, senza prepararci. Ci piace scoprire il posto andando sul luogo. Ce la prendiamo con calma. Insieme, aspettandosi, si possono davvero compiere grandi percorsi. Non che sia stato sempre tutto facile. A volte ci siamo trovati in situazioni estreme». Racconta Stefano «in Nepal, una volta arrivati a Kathmandu mi sono chiesto dove fossi finito. Ecco, forse se in quel caso ci potevamo informare un “zinzinnino”di più. Nel percorso sul massiccio dell’Annapurna siamo stati accompagnati dagli sherpa, li abbiamo visti camminare con le ciabatte da mare sulla neve portando trenta chili sulle spalle. Hanno una forza spirituale e mentale incredibile; noi europei in confronto siamo imparagonabili. Si rivolgevano a noi con una dedizione totale, quasi servile tanto da imbarazzare. Per riuscire a farli mangiare con noi ci siamo dovuti impuntare che non avremmo mangiato neanche noi senza di loro. Anche la scalata per raggiungere la cima del Roraima non è stata affatto semplice: è un altopiano che si erge a novanta gradi rispetto al terreno. Una volta arrivati abbiamo avuto una distesa di quaranta chilometri quadrati solo per noi. Abbiamo dormito in una grotta, senza luce, in mezzo al niente. È stato un bel regalo. L’ultimo viaggio in Lapponia lo ha deciso il motore di ricerca su internet. Cercavamo un viaggio più economico e digitando voli low cost-Europa-trekking abbiamo trovato un percorso al circolo polare artico, il cammino dell’orso. Non abbiamo incontrato l’orso ma Babbo Natale e sciami di zanzare, sì». Aggiunge Riccardo «il viaggio che ha cementato la nostra amicizia è tuttavia senza dubbio il cammino di Santiago, 16 giorni insieme indimenticabili, se mi dicessero di partire domani partirei subito».
Condividiamo una parte esilarante del racconto dei Camminatori sul cammino di Santiago: dai salvifici panini, al Livorno in serie A.


Il “parco inclusivo”: l’ultimo importante progetto che avete intrapreso e che sta coinvolgendo tutta la città. Spiegateci come è nata l’idea, quali iniziative avete messe in atto fino ad ora per la raccolta dei fondi necessari, e quali saranno i prossimi incontri.
«Il parco inclusivo è un’idea che ci venne dopo il viaggio in Lapponia; Alessio sentì l’intervista che Luciana Littizzetto fece a due mamme che spiegavano come i loro figli, l’uno disabile l’altro no, non potessero giocare insieme perché non c’erano le strutture adatte -racconta Stefano- Ci siamo informati da zero per pensare a come concretizzare il progetto del parco. Sono 37.000 Euro la cifra che serve radunare, dandoci il tempo di 8 mesi per arrivare a concretizzare questa idea. Il parco si estenderà per 170 metri quadri, sarà uno dei più grandi in Italia e sarà autofinanziato dai cittadini; una punta di orgoglio per la nostra città. Il parco sarà installato qui al Parterre, abbiamo iniziato la raccolta il 9 ottobre e ora siamo a quasi 20.000 Euro ed è una grande risposta. Il coinvolgimento di una città intera è il regalo più grande per noi. Ci sono persone che condividono i nostri volantini, ditte, cittadini, piccole realtà che ci aiutano personalmente, una grande partecipazione, una solidarietà effettiva e concreta. Il 9 marzo abbiamo lo spettacolo ai 4 Mori con Paolo Migone poi abbiamo le “camminate”; alla prima al Castellaccio sono venute 250 persone e la prossima la faremo a gennaio. A giugno vogliamo fare una festa enorme al Parterre, una festa che sia di tutti perché tutto è nato dalle persone. Ogni 5 Euro per noi valgono come 37.000, facciamo poco ma tutti insieme, che è la filosofia che ci accompagna anche nelle nostre imprese in giro per il mondo. Arriviamo con calma, passo dopo passo . Noi siamo prima di tutto 7 amici che si divertono insieme, ed è una cosa che ci colpisce, è il contrario di una formula di marketing: li daresti i soldi a Fantozzi per costruire una progetto così importante? (ride) Il messaggio che passa è “quello che dicono fanno” ed è proprio così perché lavoriamo tutti insieme. Il comune ci ha aiutato molto a velocizzare le pratiche e ci ha sempre supportato dandoci anche il patrocinio. Al Cage organizzeremo una serata di beneficenza con i maggiori gruppi livornesi, dagli Appaloosa ai Tres». Continua Emiliano «un’altra iniziativa a cui abbiamo pensato è quella del concorso letterario promosso da noi e dal laboratorio di scrittura creativa “Qwerty” nell’ambito della campagna per la raccolta fondi del parco inclusivo. Il concorso premierà tre racconti inediti basati sul tema del camminare». Conclude Riccardo «Quella che vediamo è una Livorno bella, che non solo chiede ma dà, anche in un momento di difficoltà lavorativa come questo. Noi speriamo che quello che riusciamo a fare insieme sia un messaggio per tutti, specialmente per i giovani, che comprendano che uniti si può costruire qualcosa anche nei momenti che sembrano più bui e complicati».
In una parola, cosa significa “camminare” per i Camminatori Folli?

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