L’Istituto Mascagni e le prospettive per il mondo della cultura: intervista a Serafino Fasulo e Giulio Cesare Ricci

Silvia Trovato 11 febbraio 2015 0

Mascagni

Francesca Ricci, Silvia Trovato

L’Istituto Mascagni, la polemica con il comune di Livorno ma anche la visione e le progettualità in campo per il mondo della cultura. A soli due giorni dalla scadenza del mandato come presidente dell’Istituto Mascagni, Giulio Cesare Ricci ha consegnato provocatoriamente le dimissioni, in polemica soprattutto con il comune di Livorno, spiegando in una lunga lettera consegnata alla stampa come il bilancio 2014 per l’istituto fosse ancora in attesa di somme che dovevano arrivare dagli enti locali e come non ci fossero ancora notizie sui contributi del 2015. Pubblichiamo qui una doppia intervista a Serafino Fasulo, assessore alla cultura del comune di Livorno e Giulio Cesare Ricci, ex presidente dell’Istituto Musicale Superiore Mascagni.

Serafino Fasulo, assessore alla cultura: «Abbiamo fatto i salti mortali per recuperare i 130.000 Euro promessi dal precedente sindaco e dei quali non c’era minima traccia, erano stati promessi a livello personale ma la ragioneria non ne sapeva niente. So che sono già stati erogati e su questo c’è la garanzia del sindaco. L’ ex presidente Giulio Cesare Ricci vuole solo gettare fango sull’amministrazione comunale; il suo è un attacco politico».

Strumenti e idee per fare cultura e trovare finanziamenti.
«I finanziamenti si trovano in virtù di una progettualità che va sviluppata nei modi più partecipati possibili, lavorando sui tavoli promossi da associazioni e imprese: dal tavolo del cinema a quello dell’arte contemporanea a quello della fotografia. Dalla discussione di questi tavoli devono scaturire idee e progetti che l’amministrazione comunale sosterrà e che cercheremo di realizzare per “cerchi concentrici” unendo strutture pubbliche, contributo dei cittadini e uffici degli specialisti che cercano fondi europei. Lavorare collettivamente tramite la discussione e il confronto è più difficile ma crediamo che sia il metodo migliore. Alcuni di questi tavoli di discussione stanno già elaborando progetti come nel caso del tavolo della fotografia che sta già lavorando a mostre ed esposizioni e a quello del cinema che prosegue in modo sereno. Un punto fondamentale per fare cultura nella nostra città è nella valorizzazione del nostro patrimonio: la collezione dei Macchiaioli, le strutture da recuperare, i Bottini dell’olio, la collezione di arte contemporanea tutte enormi ricchezze che in questi anni sono rimaste nel dimenticatoio. Dobbiamo inoltre investire nelle giovani generazioni –non per retorica- ma perché crediamo che nel giro di un mandato elettorale, tra i bambini che crescendo passano dall’asilo alle scuole medie, ci si giochi la formazione di un cittadino consapevole. Se abitui un bambino ad andare al teatro e gli fai conoscere questo luogo come un luogo di divertimento, di entusiasmo, di fantasia lui a teatro tornerà, lo sentirà non come un luogo ostile ma come casa sua».
Come risponde alle preoccupazioni dell’ex presidente dell’Istituto Mascagni circa l’incertezza degli stipendi dei lavoratori?
«I fondi del 2014 non sono stati erogati perché semplicemente non c’erano; dal trovarli all’erogarli il passaggio non è così immediato. Posso dire che la giunta si è adoperata faticosamente rinunciando anche ad altro. Il Mascagni è arte, lavoro e istruzione. Non si può pensare al Mascagni come al luogo dove “si suonano i pifferi” come dice qualche maldestro lettore di giornali; ci sono studenti che per studiare al Mascagni vengono anche da altre città. L’ex presidente Ricci da molto tempo non fa un percorso comune e condiviso a differenza della Provincia, con il presidente Franchi, del direttore del Mascagni e del Consiglio dell’Istituto. Ricci non ha volontà di collaborazione perché sta cavalcando una situazione per fini personali. La statalizzazione degli istituti superiori musicali è un argomento molto dibattuto e che tutti auspicano. Noi abbiamo una volontà politica in questo senso e io stesso ho sollecitato l’Anci affinché faccia una ricognizione dell’interesse che gli istituti hanno per la statalizzazione. Ricci ha lavorato molto su questo fronte e questo è un merito che tutti gli riconosciamo».

Giulio Cesare Ricci ex presidente dell’Istituto musicale superiore Mascagni: «In 7 anni di mandato ho convinto il Parlamento e il Governo a riattivare il contributo ministeriale agli istituti come il Mascagni come coordinatore dell’assemblea dei presidenti italiani e davvero non credevo di potermi trovare a fine mandato in difficoltà con gli enti locali, con la preoccupazione che gli stipendi di febbraio non fossero pagati».

Le dimissioni.
«Ho ritenuto che un gesto forte potesse sensibilizzare l’amministrazione comunale perché il presidente della Provincia Franchi mi aveva già confermato che a febbraio il saldo di 180.000 Euro sarebbe arrivato e che anzi di sua iniziativa avrebbe aumentato il saldo di 20.000. Le lettere protocolate che ho inviato al Comune non hanno avuto risposta e io non avevo atti a disposizione. In 7 anni non mi ero mai dovuto preoccupare così per gli stipendi. La mia provocazione ha attirato l’attenzione anche se in questi giorni non è ancora successo niente a livello amministrativo. A chi mi accusa di “cercare visibilità” ricordo che sono 32 anni che sono un discografico a livello internazionale e non ho certo bisogno di fare il provocatore per avere articoli sul giornale; se ho fatto quello che ho fatto è stato perché ero preoccupato da questa incertezza e credo che i lavoratori debbano essere rispettati, senza dover elemosinare i loro stipendi. Io ho apprezzato che l’amministrazione abbia detto di confermare l’impegno ma servono fatti e questo è il primo anno che succede che ci sia un ritardo nei pagamenti».
La percezione dell’Istituto Mascagni da parte dell’amministrazione.
«Non ho ancora avuto il piacere di conoscere il sindaco ma ho parlato molto con la vicesindaco Stella Sorgente e con l’assessore alla cultura Serafino Fasulo. Stella Sorgente è stata anche una nostra allieva ed è ovvio che abbia un fortissimo legame anche emozionale con l’Istituto e anche Fasulo mi sembra una persona seria e preparata ma al momento manca concretezza in questa situazione».
La statalizzazione del Mascagni.
«Sarebbe una fondamentale conquista perché ogni anno che passa i tagli si aggravano per gli enti locali e lo Stato deve intervenire direttamente perché siamo Istituti Superiori di Istruzione Musicale, siamo come i conservatori, l’unica differenza è che gli stipendi del Conservatorio di Firenze sono pagati dallo Stato mentre per noi i contributi sono ripartiti tra Stato, Regione e enti locali. Mi sono impegnato in prima persona con il coordinamento dei presidenti italiani in questi sette anni per arrivare a questo disegno di legge che ci permetterebbe di essere pagati come i Conservatori; salvo cambi di governo improvvisi che non mi auguro, entro l’anno dovremmo sapere come verrà risolta questa partita».
Sette anni presidente dell’Istituto Mascagni; osservazioni, impegno, critiche
«In questi anni ho sempre cercato di favorire il dialogo e la concertazione tra le varie parti dell’Istituto, ho promosso attività collaterali, concerti, confronti con gli studenti; siamo riusciti a migliorare i contributi economici con la Fondazione Cassa Di Risparmi di Livorno, la qualità delle nostre proposte meritava un incremento dei finanziamenti. Ho sempre avuto attenzione forte per le famiglie a reddito basso, garantendo borse di studio e investendo nella propedeutica, come nel caso del “metodo suzuki” per i bambini di 2-3 anni che vogliono inizRiare a fare musica».
Prospettive per le politiche culturali in città.
«La cultura per me è alla base della vita; a 10 anni sognavo di fare i dischi, a 23 ho creato la mia casa discografica, musica e cultura sono cibo della mente e la città di Livorno spesso si dimentica di avere avuto delle grandi tradizioni e questo dovrebbe essere il nostro petrolio. Quando il Granduca a Firenze costruì il teatro La Pergola lo fece in un momento di crisi economica per mostrare che in quel momento investiva nella cultura per rilanciare l’economia della Toscana in quel momento storico. In questi anni quando i giornali pubblicavano gli stipendi dei presidenti delle municipalizzate ero ben contento di essere sempre ultimo in classifica. In questi anni ho lavorato per la passione, per la musica e per difendere il Mascagni, non certo per un esiguo rimborso spese».

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