Colapesce al The Cage Theatre: il nostro live-report

Silvia Trovato 3 marzo 2015 0

 

 Live-report di Luca Limitone
Colapesce

A tre anni di distanza dal suo primo album “Un meraviglioso declinoColapesce è ritornato con un nuovo lavoro e un nuovo tour, approdato lo scorso sabato al The Cage di Livorno.

La sua seconda fatica si chiama “Egomostro” ed è un album raffinato, elaborato, sofferto, che punta il dito contro le manie della società di oggi, contro il suo patologico egocentrismo e tutte le sue ramificazioni. L’Egomostro rappresenta un po’ il nostro mostro personale, derivazione di una società dell’immagine che produce una moltitudine di ansie, ossessioni e paure che non riusciamo nemmeno più a renderci conto di avere.

Affiancato da una nuova band composta di basso, batteria, tastiere e synth alla Talking Heads (tutti rigorosamente addobbati di provocatori abiti rosa confetto) Colapesce ci rivela le sue canzoni con la timidezza e la voce fioca che lo contraddistingue ma da cui fuoriescono versi al veleno per le abitudini social dei nostri tempi come nell’omonima canzone “Egomostro”:
Specialista in autoscatti, non c’è scampo per il cibo, è già condiviso ancora prima di mangiare” oppure nel primo singolo “Maledetti italiani” in cui Colapesce sembra prendersela proprio con tutti, compreso se stesso. I testi sono ricchi di riferimenti autobiografici, di rimandi a immagini di vita vissuta che ci aiutano a capire la personalità dell’artista, come in “Reale”: “Stavolta non consulto più nessuno. Amare e basta e lo faccio a testa alta, non serve l’ipnosi regressiva, non serve un mago, è solo la vita.” In “Sold out” c’è spazio anche per gli amori ai tempi di internet, quelli che nascono, sopravvivono e poi muoiono in rete per restare intrappolati nella memoria di un computer : “Un insieme di mancanze mi tengono distante da te, su skype sei assente, rileggo conversazioni azteche, quando i geroglifici erano a nostro favore.” A far da filo conduttore a tutto ciò è sempre la malinconia e il pessimismo di fondo che, nonostante i nuovi arrangiamenti, continua a caratterizzare la produzione artistica del nostro Colapesce.

Tuttavia, vuoi per le nuove canzoni poco rodate, vuoi il tour appena iniziato, l’esibizione dal vivo non ci è apparsa del tutto convincente, con alcuni passaggi a vuoto e una sezione ritmica che sembrava puntualmente soffocare la voce, inghiottita da un sound troppo energico per le caratteristiche vocali del cantautore. La speranza è che il talento fragile di Colapesce non si disperda nell’ambiente sempre più egocentrico e talvolta autoreferenziale della cosiddetta musica alternativa italiana e che la sua voce soffusa e incerta possa continuare a risuonare sempre di più nelle radio e nei locali italiani senza perdere la sua identità espressiva.

Intorno all’una la band sfila definitivamente le giacche rosa, il pubblico si infila nei cappotti e lentamente inizia a defluire dal teatrino mentre le generazioni più giovani cominciano a fare capolino per il dj set notturno. Il sabato sera può cominciare.

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