La Compagnia Laboratorio di Pontedera al Nuovo Teatro delle Commedie con “Alla Luce”: intervista al regista e direttore artistico Roberto Bacci

Silvia Trovato 4 marzo 2015 0

foto di Alice Casarosa

Venerdì 6 e sabato 7 marzo la Compagnia Laboratorio di Pontedera arriva al Nuovo Teatro delle Commedie per il quarto appuntamento della rassegna teatrale “Teatri di Confine a Livorno”. Lo spettacolo, prodotto da Fondazione Teatro della Toscana – Centro per la Sperimentazione e Ricerca Teatrale di Pontedera, si intitola “Alla Luce”, con la regia di Roberto Bacci e la drammaturgia curata da Michele Santeramo; sul palcoscenico Sebastian Barbalan, Michele Cipriani, Silvia Pasello, Francesco Puleo, Tazio Torrini. “Alla Luce” è un gioco e una partita: la posta, guadagnarsi la vista. Due coppie di ciechi che raggiungono il luogo in cui si gioca la “partita”, il croupier detta le regole che si trovano in un libro dal titolo “Alla luce”. Una coppia è formata da marito e moglie, l’altra è composta da due fratelli, il più anziano dei quali trascina con sé il più giovane. Le prove da superare durante la partita potranno rendere la vista ai giocatori, ma per ciascuno di essi il possibile ritorno alla luce indicherà un destino diverso.

A partire dalla seconda metà degli anni Settanta Pontedera diventa un nucleo vivo di studio e sperimentazione teatrale a livello nazionale e internazionale. Tutto parte da un piccolo gruppo di attori dilettanti ispirati dal Living Theatre, collegato con i principali centri di sperimentazione, primo tra tutti l’Odin Teatret di Eugenio Barba in Danimarca e successivamente il Teatr Laboratorium di Jerzy Grotowski. Il Centro per la Sperimentazione e la Ricerca Teatrale, dal 1999 Fondazione Pontedera Teatro, è lo strumento che questo gruppo si è dato per aprirsi all’incontro con il mondo teatrale e con i maestri. Nel 1985 Carla Pollastrelli e Roberto Bacci proposero a Jerzy Grotowski di creare in Toscana un istituto dove condurre un’attività di ricerca sistematica. Il Centro di Lavoro di Jerzy Grotowski (dal 1996 Workcenter of Jerzy Grotowski and Thomas Richards), è nato nel 1986 a Pontedera su iniziativa del CSRT e della University of California, Irvine, in collaborazione con Peter Brook – Centre International de Créations Théatrales, come istituto creativo di educazione permanente per artisti adulti. Dal 2002 la Fondazione progetta e produce la sezione teatrale del festival Fabbrica Europa a Firenze, il più importante e riconosciuto Festival di arte contemporanea in Toscana e, dal 2012, dirige, insieme alla compagnia Scenica Frammenti, il festival Collinarea che ha sede nel borgo medievale di Lari, dedicato soprattutto ai giovani talenti e artisti.

Abbiamo fatto alcune domande a Roberto Bacci come direttore artistico della Fondazione Pontedera Teatro e regista dello spettacolo “Alla Luce”.

Il Centro per la Sperimentazione Teatrale di Pontedera racconta 41 anni di sperimentazione e ricerca teatrale.
«Tutta la storia comincia 41 anni fa da un gruppo amatoriale, il Piccolo Teatro di Pontedera, dopo un incontro fatto in Danimarca all’Odin Teatret di Eugenio Barba nel ’71, da Pisa arrivai a Pontedera. Incontrai questo gruppo di attori ispirati dall’esperienza del Living Theatre che mi chiesero di fare il regista; pensammo di creare una struttura ispirata all’Odin dal titolo “Centro per la Sperimentazione Teatrale di Pontedera”. Il primo contributo fu di 600.000 Lire e cominciammo a fare attività per autoformazione e per conoscere quello che esiste nel mondo, mettendoci in relazione; da lì nacquero i primi progetti con le scuole dell’obbligo, la formazione dell’attore e arrivarono nuove energie dal teatro di Pisa. Così è nata l’esperienza di Pontedera che vede passare negli anni le esperienze dei grandi maestri della storia del teatro in Europa. Pontedera è un punto di riferimento per la sperimentazione italiana e non solo italiana; è in rapporto con il teatro di Peter Brook, con il Teatro Laboratorio di Grotowski, è dove nasce il lavoro dei suoi eredi. Nel frattempo viene costruito il nuovo Teatro Era, una scuola di formazione per giovani che vogliono fare del teatro la propria esperienza professionale, un elemento di crescita personale e realtà culturale in senso politico che fa della cultura un’arma a disposizione della collettività».

Lo spettacolo “Alla Luce”.
«“Alla Luce” continua la tradizione del nostro lavoro basato soprattutto sul lavoro dell’attore come intendevano i nostri progenitori Eugenio Barba e Jerzy Grotowski; l’attore è al centro del lavoro del teatro e la relazione attore-spettatore è l’essenza stessa del teatro. “Alla Luce” non ha grandi scenografie ma si basa sul lavoro di 5 attori e sulla scrittura di un giovane drammaturgo, Michele Santeramo, con cui abbiamo lavorato un anno per costruire il tema dello spettacolo che è un lavoro sulla visione; cosa vediamo noi di noi stessi quando ci riferiamo al nostro mondo emozionale? Viviamo di emozioni senza renderci conto che stiamo vivendo di emozioni e non sappiamo quale sia la natura del mondo emotivo e siamo come incapaci di comprendere e di gestire le grandi emozioni negative come per esempio la paura della morte, la prevaricazione, la violenza, il disprezzo, il tradimento, la rivalità. Viviamo come sballottati da un’emozione negativa all’altra e non “vediamo”; questo paradosso nel testo viene tradotto metaforicamente nel racconto di 4 ciechi che scoprono l’esistenza di un libro che raccoglie le regole di un gioco che è fatto a coppie e la coppia che riesce a sopportare la sfida dell’altra coppia, il non cedere all’emotività che l’altra coppia provoca, vince come premio il ritorno alla vista. È un gioco al massacro per indagare come l’uomo si comporta rispetto all’emotività, come l’emotività che non viene controllata fa divenire ciechi e come controllarla può far vedere cose di noi stessi che non vediamo. Questo in uno spazio lungo, stretto, claustrofobico con un croupier che dirige il gioco».

Cosa consiglierebbe a un giovane che volesse cimentarsi con il mondo del teatro?
«Gli consiglierei di resistere a questa tentazione perché spesso il mondo del teatro è fatto da una proiezione immaginativa, a volte ci si immaginano delle cose che in realtà si provano solo una volta che le stiamo vivendo direttamente. Si mettono in gioco delle parti di sé che possono portare alla luce degli aspetti, almeno che non si faccia teatro per fare successo, quella è una malattia incurabile. Se uno lo fa come strumento di conoscenza di sé è un mestiere molto difficile, bisogna cercare delle persone che siano da guida per entrare in questa consapevolezza tecnica e sociale, è un lavoro che viene di solito paragonato al mondo della televisione e dello spettacolo ma il teatro non lo è; come il cinema non sono i film, il cinema è un’arte. Il teatro è un’arte di lavoro con se stessi e su se stessi e poi diventa anche in alcuni momenti spettacolo. Se proprio si sceglie di fare questa strada si devono cercare dei maestri, un po’ come si cercavano i maestri un tempo per imparare i mestieri dell’arte; è da evitare se non si è abbastanza pazzi, consapevolmente pazzi, da infilarsi in una ricerca del genere altrimenti si perdono anni di vita e basta. In termini spirituali il teatro può dare dei risultati perché ci si mette di fronte a uno specchio».

L’appuntamento con lo spettacolo “Alla Luce” è venerdì 6 e sabato 7 marzo alle 21.15 al Nuovo Teatro delle Commedie. Biglietto intero 10 Euro, ridotto 8 Euro, posti limitati.
Info e prenotazioni: 0586 1864087. Prevendita al Teatro Goldoni, 0586 204290.

Radio Cage racconterà lo spettacolo con interviste e live-report.

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