Livorno in cima alla classifica della precarietà sociale.

Federico Bernini 9 aprile 2015 0

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È uscita la scorsa settimana la ricerca condotta dalla Fondazione Leone Moressa sul livello di precarietà sociale e i rischi di marginalizzazione su tutto il territorio italiano. La ricerca ha preso come riferimenti i capoluoghi di provincia e ha analizzato indicatori come l’inclusione sociale, l’integrazione economica, la criminalità e la spesa pubblica per l’integrazione.

Livorno purtroppo si è guadagnata il primo posto nella classifica, spiccando come la città con il maggior tasso di precarietà sociale estesa e con il rischio forte di forme di marginalizzazione, discriminazione e povertà.

Sulla ricerca il Corriere della Sera ha redatto un articolo interessante e chiaro dal punto di vista dell’inquadramento generale del problema.

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Sono opportune e sensate le parole finali dell’intervista a Domenico De Masi sull’articolo del Corriere quando sostiene che per prevenire, ridurre e combattere i fenomeni di marginalizzazione e precarietà sociale è indispensabile investire in spesa pubblica per istruzione, formazione e processi di integrazione.

Sarà pure un concetto semplice, ovvio, banale ma spesso così non è, soprattutto quando questa ricerca precede di pochi giorni l’intervento di Salvini sui campi rom e sulla politica dell’emarginazione.

A questo proposito visto che le prossime settimane Livorno, così come tutta la Toscana, sarà coinvolta nella campagna elettorale per le elezioni del Presidente e del Consiglio Regionale, chiediamo a tutti i candidati che si sono presentati e che si presenteranno di dare un loro contributo e una loro idea su come tentare di riportare Livorno, magari a metà classifica, che poi sia nel calcio che nella vita è una posizione di tutto rispetto.

Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano di questa situazione ma soprattutto con quali strumenti e con quali idee intendono affrontare il triste primato.

Sappiamo benissimo e siamo consapevoli che i processi di integrazione e riduzione dei fenomeni di precarietà dipendono da molti fattori, ma chiediamo alla politica di stare su questi temi, di affrontarli con serietà e competenza. Sono questioni che non riguardano solo il qui e ora, ma a seconda di come verranno affrontati e speriamo anche risolti, condizioneranno i prossimi anni e le prossime generazioni.

Livorno ha già visto almeno un paio di generazioni perdere il giro, polverizzate in una tempesta di crisi, fragilità politica e miopia progettuale, in tutti i settori dalla politica al mondo dell’imprenditoria e al settore pubblico.

Sarebbe giusto e utile invertire questa triste e grave tendenza.

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