“Short Skin – I dolori del giovane Edo”: la nostra recensione

Silvia Trovato 21 aprile 2015 0

Di Rosa Caramassi

locandina

Duccio Chiarini, 37 anni, fiorentino, diplomato alla London Film School. Lui è l’artefice del nostro film: Shortskin.
Sviluppato all’interno della Biennale College, esordisce alle Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia e approda a Berlino nella sezione Generation.
Il primo lungometraggio di Chiarini, oltre a dei giovanissimi attori alle prime prese di una bravura incredibile, ha un gusto delicatissimo e un’ironia molto diretta ma mai volgare, un’impresa difficilissima visto il tema affrontato.

Edo (Matteo Creatini) soffre di fimosi, una malattia che non gli permette di masturbarsi né, tantomeno, di avere rapporti sessuali senza dover sentire un dolore atroce. E quando tutti intorno a te sembrano parlare di sesso come fai a dire ai tuoi genitori o al tuo migliore amico che hai un problema proprio lì, nel punto d’orgoglio del sesso maschile? Non puoi, ecco tutto. Stai zitto ed ascolti la tua sorellina ossessionata dal desiderio di far accoppiare il vostro cane, stai zitto ed ascolti il tuo migliore amico (Nicola Nocchi) assillato dalla volontà di perdere la verginità entro l’estate (e di farla perdere anche a te, per par condicio), stai zitto ed ascolti i tuoi genitori insistere perché tu ti dichiari alla vicina di casa, Bianca.
Bianca (Francesca Agostini) non solo ha delle grandi aspirazioni per il futuro (studiare alla Sorbonne), ma ha anche alle spalle tre anni di fidanzamento con un rugbysta. Insomma, Edo in confronto si sente piccolo piccolo.
Ed infatti, quando Bianca dice di essersi accorta di non avere niente in comune con l’ormai ex ragazzo, Edo le risponde:
-E te ne sei accorta dopo tre anni?
-Sì, all’inizio forse si dà importanza anche a cose diverse.
-Tipo il sesso?
-Sì, anche.

In mezzo alla confusione della giovinezza, ovviamente c’è anche la confusione dell’età adulta, rappresentata dai genitori di Edo.
Nonostante noi giovani si sia sempre nella costante ricerca di una stabilità (sotto tutti i punti di vista), il mondo adulto ci rema al contrario e sembra avere quasi più incertezze di quelle che abbiamo noi.

Ecco, soltanto un’ipocrita sosterrebbe che il sesso non abbia importanza nella nostra vita.
E’ giusto? Non è giusto? E’ così.
Un tradimento, anche se occasionale, fa soffrire tutti, ma è solo una questione di sesso! Perché dare così tanta importanza a un pezzo di carne? D’altronde Sartre e Simone De Beauvoir avevano innumerevoli amanti grazie alla consapevolezza di essere unici ed ineguagliabili per l’altro/a.
La fedeltà, l’importanza del sesso, sono valori imposti dalla società borghese, come dicevano loro?
Forse ad avere sempre e continuamente le cose che si desiderano, si finisce a svalutarle e a non dare più la giusta importanza alle nostre esperienze.
Tutte supposizioni che rimangono senza risposta.
Sono sempre stata propensa a queste domande, Shortskin me le ha fatte risuonare tutte insieme nella mente, riuscendo nel suo intento.

Il film è ambientato tra Marina di Pisa e Forte dei Marmi. Mi viene da pensare che questa malinconia così velata, nascosta dalla continua voglia di scherzare su tutto, trovi il suo ambiente naturale in Toscana. Non che in Lombardia sia tutto rose e fiori, ma qui la malinconia ci veste proprio bene, quasi quasi non ci si toglie mai di dosso.

Sesso e bellezza sono inseparabili, come vita e coscienza. E l’intelligenza che accompagna sesso e bellezza, e da essi deriva, è intuizione.”
David Herbert Lawrence.
Shortskin uscirà nelle sale il 23 aprile, distribuito da Good Films

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