The Repairman: la nostra recensione

Rosanna Harper 21 aprile 2015 0

scanio libertetti

 di Luca Limitone e Rosanna Harper

“Perché cambiare vita se puoi aggiustare quella che hai?” E’ con questo interrogativo che dalla locandina  si capisce subito che la vita di Scanio Libertetti, il protagonista della pellicola, non è affatto semplice.
Introverso, timido, buffo, ironico, originale per natura più che per scelta, Scanio Libertetti di professione fa l’aggiustatutto, anzi The repairman.
Tra mille imprevisti Scanio sbarca il lunario riparando macchine da caffè, ma anche le tubature di casa, le macchine degli amici… L’unica cosa che non riesce a sistemare è la sua vita.
The Repairman è un film ispirato a fatti realmente accaduti, come riportato nei titoli di testa, ovvero quelli capitati al regista Paolo Mitton: laureato in ingegneria delle telecomunicazioni ha realizzato la sceneggiatura insieme a un amico che di professione fa l’avvocato prendendo spunto dalle loro esperienze di vita.
Tra una peripezia e l’altra affrontata con ironica indolenza Scanio a poco a poco saprà costruirsi, quasi senza volerlo, un percorso originale, e per questo più difficile, verso la felicità.
L’amore sbocciato con Helena, giovane sociologa inglese appena arrivata in paese (siamo nelle Langhe piemontesi) lo aiuterà a un’integrazione nella società che resterà tuttavia precaria.
Immerso nella costruzione di fantomatici apparecchi di rilevazione delle onde elettromagnetiche Scanio tende a dimenticarsi della sua stessa vita, del lavoro e di Helena, vivendo costantemente con la testa tra le nuvole. E così quel delicato equilibrio che è la vita di coppia finirà presto per disintegrarsi obbligando Scanio a trovare nuove soluzioni.
Senza scadere negli stereotipi della facile commedia italiana né in quella del dramma esistenziale, The Repairman, proprio come il suo protagonista, è un film che mantiene per tutta la durata della pellicola la sua schietta originalità, deviando dai canoni classici del cinema da multisala e lasciandoci alla fine con un sorriso soddisfatto, come chi ha appena ritrovato un amico che non vedeva da tempo. Un amico chiamato cinema indipendente.
Al termine della proiezione abbiamo parlato proprio di cinema indipendente con Filippo Margiaria, uno dei produttori del film: “L’indipendenza è una virtù che occorre dimostrare nel tempo e che ci ha permesso di fare il film così come era stato voluto, a partire dai cambi di sceneggiatura. Un film – ha spiegato Margiaria – che vive della tenacia di chi lo accompagna, di tutte le avventure che funzionano, degli inconvenienti che si superano”. Un film con un alto tasso di realismo, che strizza l’occhio al surrealismo. E, infatti, il misurometro che Scanio cerca di mettere a punto, a cui dedica tante energie, esiste davvero
Nel film, ha sottolineato Filippo, il protagonista è alla ricerca ostinata della propria identità, tant’è che Scanio, rivolgendosi allo zio nel film, gli domanda più volte: “Ma secondo te, io sto male?”. Un’identità controcorrente, forse già in essere e di cui, probabilmente, il protagonista non trova corrispettivo e riflesso nell’interazione con gli altri.
Nelle battute finali dell’incontro si è parlato inoltre del progetto, collegato al film, denominato “Viva la Reparacion” un portale web che con il motto “ogni riparazione è una piccola rivoluzione” promuove ogni attività volta al riuso, al riciclo e alla riparazione, tra cui il cosidetto “salotto rurale” che il team di Viva la Reparacion intende realizzare all’Aquila e che, come si legge sul sito, si pone l’obiettivo di far dialogare la città con il paesaggio, proponendo un modello di sviluppo locale eco-sostenibile che partendo dalla Piana (realtà no profit aquilana) dia un contributo alla ricostruzione e alla riparazione del tessuto socio economico aquilano.
Perché in un’economia fondata sulla forsennata corsa al consumo dove tutto ciò che è vecchio viene buttato, fermarsi per aggiustare ciò che non funziona più rappresenta non solo un piccolo gesto rivoluzionario ma anche un’occasione per rallentare e, perché no, guardarsi dentro.
La rassegna “Il cinema è vivo” prosegue giovedì con la proiezione di “Educazione Affettiva”, e la partecipazione del regista Clemente Bicocchi. Appuntamento alle 21.30 al Centro Artistico il Grattacielo di via del Platano.

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