“Social Fighters” con Zerocalcare e Chef Rubio: report dall’International Journalism Festival

Silvia Trovato 28 aprile 2015 0

Foto di Silvia Trovato

Il Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia è fatto di incontri, laboratori, approfondimenti, proiezioni e molto altro. Tra gli incontri a cui abbiamo assistito, nella splendida Sala dei Notari, c’è stato quello dedicato ai “Social Fighters” con Zerocalcare e Chef Rubio, presentati dal giornalista Luca Valtorta.

SaladeiNotari

Sala dei Notari

L’incontro si è aperto con la proiezione del video della canzone “Figli come noi” del Muro del canto seguito dall’intervento di Rudra Bianzino, figlio di Aldo Bianzino, morto nel carcere di Perugia nel 2007 «la mia vicenda si svolge nell’arco di 48 ore, il 12 ottobre 2007, quando mio padre fu portato in carcere per coltivazione di cannabis –racconta Rudra– in due giorni mio padre è morto. Chiamarono mia madre per chiederle se mio padre avesse dei problemi cardiaci; con le indagini che si aprirono scoprimmo che mio padre era già morto quando ricevemmo quella telefonata. L’informazione senza pregiudizi è fondamentale e fa la differenza per la giustizia». Rudra è molto commosso a rievocare la vicenda e la Sala dei Notari gli è molto vicina, gli applausi si fanno scroscianti e riempiono ogni centimetro di spazio, quando sul palco salgono Zerocalcare, Chef Rubio e i membri del collettivo Acad (Associazione Contro gli Abusi in Divisa) Onlus nata dal lavoro di un gruppo di attivisti che da diversi anni si occupano di abusi commessi dalle forze dell’ordine.

Sul palco della Sala dei Notari con i membri del collettivo Acad, Zerocalcare, Chef Rubio, Rudra Bianzino, Luca Valtorta

Sul palco della Sala dei Notari con i membri del collettivo Acad, Zerocalcare, Chef Rubio, Rudra Bianzino, Luca Valtorta

«Acad nasce dalla volontà di dare sostegno alle famiglie delle vittime e a coloro che hanno subito abusi ma che non si sono dati per vinti e non hanno accettato una verità giudiziaria che già troppe volte si è dimostrata a favore di chi tenta in tutti i modi di nascondere la propria impunità dietro una divisa. Il nostro progetto vuole essere un piccolo ma concreto impegno di lotta al fianco di chi ha subito abusi da parte delle forze dell’ordine: dal supporto legale, al divulgare e portare a conoscenza dell’accaduto, ad un numero verde di pronto intervento, perché non si ripeta ciò che è successo già troppe volte. L’associazione ACAD è antifascista e antirazzista, valori di libertà ed eguaglianza che vogliamo rivendicare, che animarono la Resistenza in Italia ed indispensabili oggi per contrastare fenomeni discriminatori e prevaricatori. Il fascismo non è un’opinione, la storia dovrebbe averlo insegnato a tutti». L’invito del collettivo Acad è di partecipare alla campagna virale condividendo l’hashtag #soffiamoviagliabusi e il video del Muro del canto a cui hanno collaborato anche Ilaria Cucchi, Elio Germano, Zerocalcare, Chef Rubio e molti altri e, per chi vuole, acquistare la canzone il cui ricavato sarà interamente devoluto all’associazione per sostenere le attività.

Il tema del “Social Fighter” intende concentrarsi sul virtuale e sul reale. Zerocalcare comincia la sua attività con un blog, non emerge da una casa editrice, ma costruisce il suo successo poco a poco, muovendosi in modo indipendente. Chef Rubio ha una potentissima community virtuale che si lega al sociale reale, nella ricerca delle ricette popolari, del cibo di strada, e nell’impegno sociale come per Zerocalcare che ha una parte costitutiva legata al mondo dei centro sociali, ed è proprio da qui che parte Michele «Perugia per me è l’Ex Mattatoio e il Circolo Island, dove venivo ad ascoltare i concerti punk skin; l’Ex Mattattoio adesso è sotto sgombero e credo che sia un posto che la città dovrebbe difendere. I centri sociali sono fucine di cultura, luoghi di incontro internazionale musicale, quando da nessuna parte potevi vedere i Fugazi, i Black Flag nei centri sociali li potevi vedere. Un altro aspetto fondamentale è quello delle grafiche che poi sono state assorbite dai circuiti mainstream. La maggior parte del mio lavoro è legato a questi luoghi che per me sono una fonte costante di ispirazione creativa». Michele come dice all’inizio è un po’ intimidito dalla massa di persone accorse per ascoltarlo ma passa dalle incredibili storie di Rebibbia, al reportage di Kobane, ci fa ridere con le sue ormai celebri ossessioni come quella dell’ alimentazione sregolata «mi hanno ricoverato prima di venire a Perugia perché non mangiavo un frutto da almeno due anni; il dottore mi ha detto che qualcosa di simile al mio caso si può al massimo trovare in un qualche prigioniero afghano che si nutre di solo riso», ci fa intravedere tutti gli intrecci dei suoi mondi creativi.

Chef Rubio e il video nel linguaggio dei segni sulla pasta cacio e pepe.

Chef Rubio e il video nel linguaggio dei segni sulla pasta cacio e pepe.

Chef Rubio, chef indipendente, presentatore di “Unti e Bisunti” su Dmax, alla scoperta dei cibi di strada del mondo, con tutta l’entusiasmante appassionata, rudezza romana, di chi ha “l’ossessione per la materia prima”. Rubio racconta dei progetti in cui è impegnato senza filtri alcuni, per cui quando racconta dell’esperienza con Actionaid dice chiaramente «non mandiamogli i sacchi di riso ma diamogli “i pezzi ppe spacca il..”». Chef Rubio è un testimonial d’eccezione dell’associazione dei sordomuti per cui ha girato un video in Lis (Lingua dei Segni Italiana) dove spiega come cucinare la cacio e pepe «mi è sempre interessato il linguaggio dei sordomuti perché trovo molto affascinante questo tipo di comunicazione, una specie di linguaggio segreto che adesso sto studiando all’istituto della Nomentana; la Lis in italia non è considerata una lingua, ed è scandaloso, significa ghettizzare i sordomuti».

Un capitolo esilarante dell’incontro riguarda l’amore dei due ospiti per Roma e per la vita di quartiere, a partire da Rebibbia, per quanto riguarda Zerocalcare «Rebibbia è un luogo estremamente tranquillo, con le casette con i tetti bassi, le palme. Io non riesco a starci lontano più di tre giorni, ci sono storie di quartiere che non puoi perdere -racconta Zerocalcare- una di quelle che si tramanda come una leggenda è la storia del kebabbaro, lo consideriamo un po’ il nostro 11 settembre». La storia del kebabbaro è difficile da sintetizzare ma posso provarci elencando in parte alcuni dei personaggi, giusto per dare un’idea della complessità surreale esilarante e drammatica: è una storia di centralinisti romeni di un call center che non pagano il kebabbaro e gli scatenano contro un gigantesco molosso, con la polizia che interviene, il molosso che muore soffocato dal guinzaglio della polizia, e l’intreccio con una signora del quartiere conosciuta come “la sposa che aveva ucciso il marito nel giorno di nozze”, facendosi 20 anni di carcere, per poi, una volta uscita, decidere di vivere a Rebibbia, il quartiere in cui in qualche modo era sempre vissuta. «Se io quel giorno non ci fossi stato, sarei rimasto per sempre “quello che quel giorno non c’era” e per me sarebbe stato devastante!». Parlando di Rebibbia Michele parla anche di periferie urbane «c’è un certo servizio pubblico che è andato completamente alla deriva; si parla di decoro, il barbone che sta in mezzo alla strada può esistere, basta che non si veda, la povertà sembra essere qualcosa di irritante. C’è una grossa fetta di persone che mi leggono che è sovrapponibile a quel tipo di senso civico ma secondo me senza solidarietà è qualcosa di disumano, una macchina burocratica. Questo spesso scatena polemiche sulle mie pagine da parte dei “paladini del senso civico” roba che in confronto Raqqa la capitale dell’Isis è il metodo Montessori».

Zerocalcare

Zerocalcare

Luca Valtorta chiede a Zerocalcare del reportage di Kobane pubblicato da Internazionale «è una società che sta facendo una rivoluzione con i linguaggi in cui credo: l’emancipazione della donna, la redistribuzione del reddito, l’ecologia, è come se fosse una specie di faro per il mondo che dà un esempio, e non lo dico in modo retorico. Ho sempre pensato che non fosse da adulti pensare in termini di bene e male ma poi è emerso in questo lavoro l’inumanità della propaganda dell’Isis che serve ad avanzare più velocemente e noi dobbiamo intervenire lì; sono gli umani che puoi sconfiggere non i mostri e i curdi lo hanno dimostrato, è importante ricordarsi che sono uomini e che come tali possono essere battuti».

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