“Educazione Affettiva” alla rassegna cinematografica “Il cinema è vivo”: la nostra recensione

Silvia Trovato 3 maggio 2015 0
Immagine tratta dalla pagina Facebook "Educazione Affettiva"

Immagine tratta dalla pagina Facebook “Educazione Affettiva”

“È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi”.
Gianni Rodari

Educazione Affettiva, di Federico Bondi e Clemente Bicocchi, Ardaco Productions, è un film documentario lieve e dolce, limpido e trasparente, che mantiene il colore dell’emozione nel mutamento, nelle età di passaggio, nei desideri dei bambini che si trasformano, che conservano la fantasia costruttiva. Un film che mantiene questa delicatezza del racconto, la limpidezza infantile di chi cresce e si confronta con dei maestri che accompagnano in un percorso di passaggio, che ti portano a percorrere il bosco e poi il mare, e poi a elencare e condividere le paure, i desideri, il mutamento. La scuola dell’Educazione Affettiva è una scuola particolare, una scuola sperimentale di Firenze che prende il nome di “Scuola città Pestalozzi”. Il film però come indicano i maestri e uno dei registi presenti durante la proiezione a Livorno «non è incentrato su questa scuola in particolare perché crediamo che quello che succede qui, questa attenzione verso la dimensione emotiva nella formazione, sia qualcosa di riproducibile ovunque, non di unico e chiuso; il nostro è un racconto che attraversa la soglia della “Pestalozzi” per parlare della scuola e dare voce a chi la vive direttamente». In effetti, se alcuni tra gli educatori presenti in sala, alla fine della proiezione chiedono ai maestri del film, se abbiano dovuto seguire un qualche particolare corso di formazione per poter lavorare in questo modo “così libero”, così “privo di sovrastrutture”, è proprio perché in questo film i bambini non sono presi e posti su un altro piano, non sono estrapolati da un contesto, non sono sfruttati con il loro sguardo trasparente, caleidoscopico e irriverente; il film segue i bambini nei loro mondi, ascolta le loro voci, racconta con i loro occhi.

Il film racconta il passaggio di una quinta elementare verso le scuole medie, attraverso frammenti della vita nella scuola, dalle gite al mare, alle camminate in pineta, alle lezioni di educazione affettiva ed emotiva; si racconta la paura dello sconosciuto nelle parole di Giulia, la bambina che simbolicamente raduna le due dimensioni in trasformazione, la bambina che è amica “dei maschi e delle femmine”, a cui puoi raccontare i segreti “Penso troppo al futuro, e perciò, essendo una bambina di V elementare, il mio futuro sono le medie e il liceo. Mio babbo mi dice sempre di pensare al presente, ma io non ci riesco e non so neanche perché. In questi giorni sento dire cose che mi preoccupano, come “bocciature”… Perché a me? Perché a me? Non voglio andare nel futuro”. I dubbi, le analisi, le scoperte sono nelle parole, nei giochi, negli sguardi dei bambini: “In classe è tutto una catena. Tutti si raccontano segreti su chi gli piace… Anch’io ho bisogno di un segreto da svelare, però non ce l’ho” e ancora “Ho attraversato il deserto da una sponda all’altra perché ho paura della paura”. Lo sviluppo emotivo del bambino, l’attenzione alla creatività, all’empatia, alla base del percorso formativo sono una rivoluzione semplice fatta di umanità, per dare a questi bambini, gli strumenti per comprendere se stessi e il futuro, esercitando la capacità di comprendere l’altro, di allungare lo sguardo a ciò che ancora non conosciamo del mondo e di noi stessi, esercitando l’arte, la capacità critica, la responsabilizzazione degli sguardi.

Il rapporto tra educatori e studenti è caratterizzato dall’ascolto e dalla reciprocità e questo emerge dall’emozione e dalla commozione che si origina dal distacco di questa quinta elementare che si avvicina ad un nuovo percorso formativo. I maestri scrivono agli studenti che hanno seguito per cinque anni una lettera di addio con un augurio per il futuro; che siano sempre in grado di privilegiare la verità, che è sempre la strada migliore anche se più difficoltosa, che “alzino sempre la mano” quando non hanno capito qualcosa, che non c’è vergogna nel mostrare la volontà di comprendere e di imparare. Una scuola dove i maestri stessi arrivano per una vera vocazione pur avendo vissuto magari una formazione sui generis, piena di sperimentazioni e di errori fino a trovare la motivazione più forte nell’insegnamento come racconta Matteo Bianchini a margine del film. Un appunto speciale sulle musiche, perché Nuovo Cinema Paradiso ha una forte rilevanza nella narrazione e Ennio Morricone che ha apprezzato il progetto del film ha dato un importante supporto, favorendo l’utilizzo del brano “Infanzia e Maturità” tratto della colonna sonora di “Nuova Cinema Paradiso”. Il documentario ha la colonna sonora originale di Marco e Saverio Lanza (PASTIS), realizzata come musica concreta rielaborando voci e suoni dal film, in una fusione con le immagini e le voci dei bambini. Il prossimo appuntamento con la rassegna “Il Cinema è vivo” è Giovedì 7 maggio alle ore 21:30 con “Noi non siamo come James Bond”, film vincitore del premio della giuria all’ultimo Torino Film Festival, di Mario Balsamo e Guido Gabrielli.

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