“Poesie che si avverano”: la rubrica poetica di Radio Cage

Silvia Trovato 11 maggio 2015 0

Di Viola Barbara

Foto di Viola Barbara

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Che ieri era la festa
della mamma ed oggi
lunedì, per me, lo è
ancora.
La gelatina di Wharton

Esiste questa
sostanza
la gelatina di Wharton
che compone
il funicolo
più noto come cordone
ombelicale che porta
sangue ossigenato
dalla placenta al feto
che poi
viene tagliato, reciso
appena prima
del lungo e sonoro vagito:
ed ecco che avviene
l’incontro
tra una donna
provata
bianca stanca
con le pesche
e la sua creatura
rossa o color ittero
piccola e ignara
del destino
se non per quel grido,
sua voce consapevole
di essere sulla terra.
Non sono mai stata mamma
io, ma dicono che
si chiami amore
a prima vista e che apra
le porte per un sentimento
eterno
e che non basti
tagliare il funicolo
per recidere il vincolo
sdoppiamento
che dura tutta una vita
e anche oltre la vita.
Non sono mai stata mamma
ma sono figlia
e sono grata a quelle mani
forti a quegli occhi neri
che come fari sicuri
hanno sempre brillato
al mio fianco, davanti
e dietro il rimpianto.
Alle mani,
che hanno messo
nelle mie il primo libro
che mi hanno presa in braccio
ai primi segni di fatica
guidato lo scoramento
lenito il tormento
preparato piatti speziati
e piccanti.
Non passa giorno che non legga
minuto che non la pensi
non passa sogno che non
la chiami e la invochi.
E mi somiglia,
piuttosto le somiglio
per gli occhi, il sorriso aperto
il naso minuto.
Non sono mai stata mamma,
forse lo sarò, ma ne ho una
che sa di me
quello che io non so
prevede le mie mosse
indirizza il futuro
e in silenzio
non nega mai aiuto.
Mi ha insegnato a crescere
smettere di ridere
imparare a piangere
e correggere.
Ha disegnato l’etere
fatto vedere la polvere
reso cenere le formule.
Ha colto il succo
del discorso
e ricorso a mezzi
poco leciti
a quegli accordi taciti
e se disto a chilometri
ancora gravita
per proteggermi.
Mi ha insegnato a pensare
smettere di piangere
imparare a ridere
e fregarsene,
non sono mai stata
mamma e mai ho scritto
di te
che sei in ogni mio
verso, nello studio,
nella scintilla della
ricerca, nello stupore
della follia.
E so che in un letto
forse vecchia
di morte in punto
chiamerò il tuo nome
sarà l’ultimo
come fu il primo
e urlerò al cielo
come quel vagito
scenderà la manna
per l’ultima vera volta
ti avrò chiamato
dolce, bella, cara
la mia mamma.

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