“La Cantatrice Calva” di Ionesco al Nuovo Teatro delle Commedie: la nostra recensione

Silvia Trovato 15 maggio 2015 0

Di Rosa Caramassi

11187706_10206873901872587_1382276187_o

Interno borghese inglese, con poltrone inglesi. Serata inglese. Il signor Smith, inglese, nella sua poltrona e nelle sue pantofole inglesi, fuma la sua pipa inglese e legge un giornale inglese accanto a un fuoco inglese. Porta occhiali inglesi; ha baffetti grigi, inglesi. Vicino a lui, in un’altra poltrona inglese, la signora Smith, inglese, rammenda un paio di calze inglesi. Lungo silenzio inglese. La pendola inglese batte diciassette colpi inglesi.

Premetto di non essere un’esperta di teatro e di non essere particolarmente colta in questo campo (specialmente sul teatro moderno e contemporaneo), ma posso dire di non mancare di curiosità per tutto quello che riguarda le arti dunque vi dovrete sorbire l’ennesima recensione di una personcina che di teatro probabilmente ne sa meno di voi (comunque potrebbe essere ancora più interessante, giusto?).
Sono andata a vedere “La cantatrice calva”, prima opera teatrale di Eugène Ionesco (considerato il padre del teatro dell’assurdo), messa in scena da I Comedians: Elisabetta Macchia, Giuseppe Puglisi, Gabriella Pacinotti, Edoardo Ripoli, Elisa Ranucci e Beppe Ranucci.
Lo spettacolo era inserito all’interno della rassegna, organizzata dal Nuovo Teatro delle Commedie, “I tre giorni dell’assurdo” insieme a “Delirio a due” (sempre di Ionesco) e “Mutatis Mutandis” di David Campton.
Vedere, o leggere, una commedia definita “dell’assurdo” è sempre schockante.
Quando non molto tempo fa ho letto “Aspettando Godot” di Samuel Beckett, ci ho messo parecchie pagine per orientarmi ed entrare nel meccanismo dell’assurdo. E pensare che questo teatro si basa su una comicità ricca di frasi non-sense, un tipo di umorismo di cui oggi è ricco il web.
Ovviamente, proprio come io sono rimasta sgomenta davanti ad “Aspettando Godot”, così i parigini degli anni ’50 ebbero bisogno di altri 5 anni prima di far riscuotere alla prima commedia dell’assurdo un grande successo.

Dopo aver detto che la prima fu a Parigi (e pure la seconda) e dopo aver letto il nome “Eugène Ionesco” viene naturale pensare che il testo sia stato ovviamente scritto in Francese… e invece, assurdamente, non è così.
Facciamo un passo indietro e facciamoci la classica domanda scolastica sul come sia nata questa commedia.
Ionesco (rumeno ma francese di adozione) decise di imparare l’inglese e per esercitarsi, ricopiava le frasi del manuale che aveva comprato e, facendo ciò, si rese conto della banalità delle frasi che riscriveva: “il soffitto è in alto, il pavimento in basso“, “i giorni della settimana sono sette“, e così via. Da qui trasse ispirazione per la commedia.
L’anti-commedia, come la definì l’autore stesso, evolve in uno straniamento grazie a luoghi comuni, frasi fatte e affermazioni contrastanti: «Scrivendo questa commedia (poiché tutto ciò si era trasformato in una specie di commedia o anticommedia, cioè veramente la parodia di una commedia, una commedia nella commedia) ero sopraffatto da un vero malessere, da un senso di vertigine, di nausea. Ogni tanto ero costretto ad interrompermi e a domandarmi con insistenza quale spirito maligno mi costringesse a continuare a scrivere, andavo a distendermi sul canapè con il terrore di vederlo sprofondare nel nulla; ed io con lui.»

I personaggi di questa anti-commedia sono sei: i coniugi Smith, i coniugi Martin, la cameriera Mary ed il pompiere.
I coniugi Smith e i coniugi Martin sono le tipiche famiglie borghesi, praticamente interscambiabili, attraverso le quali Ionesco esalta satiricamente i nostri (sì, proprio i nostri) dialoghi da salotto, pieni di frasi inutili e stereotipate.
Le due coppie sono intrappolate nelle loro abitudini ed immobilizzate nella loro incomunicabilità. In contrasto con la loro vita stereotipata e monotona, i sentimenti che animano questi quattro personaggi sono caratterizzati dal cambiamento e dalla contraddizione.
Le situazioni nelle quali si trovano provocano reazioni che dipendono dall’automatismo e ogni cosa dipende dalle convenzioni sociali. La gentilezza e la cortesia che caratterizzano i loro rapporti con i visitatori, sono il perfetto esempio di questi automatismi che talvolta si trasformano in tic.
È, però, l’aggressività, alla fine, a venire fuori (la signora Smith, quando riceve i Martin è furiosa per il loro ritardo). Dunque sotto una scorza cortese e controllata, emergono i veri istinti delle persone.
Ciò che differenzia gli Smith dai Martin è che i secondi con la loro vita normale e il loro amore sereno offrono l’immagine della felicità convenzionale e stereotipata, minata però da se stessi o dal caso.
La cameriera degli Smith, Mary, è contraddittoria quanto i suoi superiori ma svolge un ruolo fondamentale all’interno della commedia: il ruolo di testimone di ciò che accade intorno a lei, incaricata di trascrivere le manifestazioni del destino e rivela gli equivoci della commedia. Mary è la portavoce del destino, è incaricata di svelare una verità portatrice di sofferenza e di morte.
La cameriera svolge contemporaneamente il ruolo del coro della tragedia antica e quello di Sherlock Holmes.
Potrei dire che il pompiere sia un personaggio secondario ma ci mostra che l’essere umano, per tentare di dimenticare l’assurdità e l’inutilità della vita, ha la necessità d’investirsi in un’intensa attività professionale che, però, nel suo caso diventa un’ossessione e si rinchiude nel rispetto di regole incoerenti, cosa che la rende, appunto, assurda.
Dunque, in conclusione, la commedia di Ionesco è una critica mossa in modo provocatorio e satirico (e soprattutto originale) dei classici comportamenti di famiglie borghesi, ritratte in modo spietato e irrisorio.

Potrei spendere altre centinaia di parole parlando di questa anti-commedia che fa di tutto per rovesciare le regole del teatro tradizionale (trame sorprendenti, peripezie, colpi di scena, cambiamento del luogo, le indicazioni sceniche sono tutti elementi che mancano o che vengono utilizzati per scopi completamente diversi da quelli classici) ma preferirei concludere ringraziando il Nuovo Teatro delle Commedie per aver presentato un programma interessante e avanguardistico nell’ultimo anno con musicisti, compagnie di danza e compagnie teatrali di buonissimo livello.

Lascia un commento »