“Noi non siamo come James Bond” di Mario Balsamo e Guido Gabrielli: la nostra recensione

Rosanna Harper 16 maggio 2015 0

When travelling abroad in the continental style
it’s my belief one must attempt to be discreet
and subsequently bear in mind your transient position
allows you a perspective that’s unique
though you’ll find your itinerary’s a blessing and a curse
your wanderlust won’t let you settle down
and you’ll wonder how you ever fathomed that you’d be content
to stay within the city limits of a small midwestern town
most vagabonds i knowed don’t ever want to find the culprit
that remains the object of their long relentless quest
the obsession’s in the chasing and not the apprehending
the pursuit you see and never the arrest

Quando si va in giro in stile “continentale”
sono convinto che occorra essere discreti
e, come conseguenza, il realizzare che si è solo di passaggio
ci permetterà una prospettiva davvero unica.
Il tuo viaggio potrà essere un bell’evento o una maledizione
ma la tua incontenibile voglia di muoverti salvaguarderà il tuo ottimismo.
E ti sorprenderai di non esserti mai posto il problema del perché
ti piaccia tanto vivere in una piccola città del Midwest.
D’altra parte, quasi tutti i vagabondi di mia conoscenza evitano di cercare un pretesto
che rappresenti l’oggetto della loro inesauribile ricerca…
la passione risiede nell’inseguire un qualcosa, non nell’impadronirsene…nel continuare a muoversi senza riposo.

Tom Waits – Foreign Affair

noi non siamo come JB

“Se non fossi sopravvissuto alla malattia che cosa avresti fatto?” chiede Mario all’amico Guido che tentennando un po’, risponde pensieroso: “Boh, non saprei: sei il mio migliore amico”. “Se tu morissi – risponde Mario, con una certa sicurezza – partirei, per fare un viaggio da solo: il modo migliore per portarti via con me”. Mario e Guido sono amici da sempre: compagni di viaggio in passato, quel memorabile viaggio realizzato in Islanda nel 1986, e compagni di avventura trent’anni dopo, nel presente, testimoni di una comune esperienza, intima, di malattia. “Noi non siamo come James Bond” è il racconto di una lunga amicizia, percorsa attraverso un viaggio la cui meta simbolica si fonde nella  riscoperta di quel mito giovanile che davanti ai loro occhi, e probabilmente a quelli del sentire comune, appare – appariva – come una sorta di uomo bionico e invincibile, dall’armatura non luccicante, ma elegante, avvolto nel bianco e nero del suo smoking, ammiccante come nella locandina di “Dalla Russia con amore”: stiamo parlando di James Bond, e non di uno qualsiasi, ma del primo, Sean Connery. Un viaggio che Mario e Guido percorrono insieme, dove la figura di James Bond-Sean Connery costituisce una specie di impulso conduttivo: quasi un pretesto per raccontare con ironia la quotidianità del reale, per confrontarsi con esperienze presenti, lasciandosi andare a memorie passate, guardando verso prospettive future. Mario e Guido raccontano la loro amicizia attraverso reciproche confidenze, parlando delle loro passioni, come quella rinnovata e ritrovata per la musica di Guido, interrogandosi l’uno con l’altro, a turno, con domande e risposte: “Ma noi perché ci siamo ammalati?” chiede Mario all’amico Guido che, questa volta, mostrando sicurezza, risponde: “Forse è meglio chiederci come e perché siamo guariti”. La narrazione del loro viaggio viene scandita da una sobria leggerezza, quasi – sembra – da un consapevole disincanto adolescenziale, che non lascia spazio a drammi, neanche durante il racconto della malattia, delle ferite che entrambi indossano, fisicamente e moralmente, o quando mostrano referti medici e scartoffie burocratiche, neppure quando le speranze si mischiano alle incertezze, quando affrontano il “tabù” dei tabù: il pensiero di Guido sul funerale, dove vorrebbe la compilation Foreign Affairs di Tom Waits, perché parla di viaggi. Mario e Guido percorrono i luoghi a loro più cari, come la spiaggia soleggiata e quasi deserta di Sabaudia, dove campeggiano, quasi come fossero ragazzini alla loro prima esperienza extra domestica, trovando riparo in una tenda vintage datata 1985. Provano a contattare Sir Connery, vestiti anche loro di tutto punto, indossando smoking eleganti : lo fanno più volte telefonicamente, cercando di acquisire informazioni sul personaggio anche grazie l’intercessione di chi, Sean Connery, lo ha conosciuto veramente. Come la prima bond girl italiana, Daniela Bianchi, che rivela un primo segnale inequivocabile: Sean Connery era bello sì, ma indossava anche il parrucchino. Se solo Mario e Guido lo avessero saputo prima. “Che cosa ti dà coraggio?” – Guido chiede a Mario che risponde: “Questo film che racconta la nostra amicizia”. Guido risponde a sua volta: “Un bel viaggio, ma non è la vita. La realtà è molto più bella”. Il viaggio è l’occasione, inoltre, per mostrare alcuni tratti caratteriali dei due nobond, come, ad esempio, durante un piccolo litigio tra i due, uno scontro tra posizioni diverse, ma anche per rivelare segreti dagli anni della gioventù: le copie di Playboy, il complesso di Edipo, l’amore per la mamma, una donna bellissima nella fotografia di quando era giovane, lei che legge nei tarocchi il futuro del figlio Mario, la previsione di un incontro quasi certo. Ma è anche lo strumento, il viaggio, per rinnovare l’amicizia, attraverso gesti di tenerezza e reciproco aiuto, come condividere lo stesso specchio del bagno per farsi la barba. “La malattia – spiega Guido – è una esperienza spirituale e come tale va lasciata, va compresa: si tratta di un indizio importante. Oggi, quando mi trovo a parlare di malattia, mi si apre il cuore, per far capire che si tratta di persone particolari che si devono mantenersi come tali”. Sono di nuovo sulla spiaggia, all’alba di un nuovo giorno, Mario e Guido si lanciano in un ulteriore tentativo di contatto con Sean Connery: questa volta risponde, come nella previsione della mamma veggente. “Vorrei aiutarvi – dice il primo 007 – ma sto facendo degli accertamenti medici, mi dispiace, ma questo non è proprio il momento”. La linea cade, caso vuole che anche James Bond non sia propriamente indistruttibile, nè tantomeno immortale. “Che ne facciamo degli smoking? Chiede Mario a Guido sul finale del film, che controbatte: “Li venderemo a caro prezzo su eBay”.

Prossimo e ultimo appuntamento della rassegna “Il cinema è vivo” è con la proiezione del documentario “Lei disse sì” in programma giovedì 21, alle 21.30, al Centro Artistico il Grattacielo (via del Platano 6).

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