Masterclass Giallo e Noir alla Belforte per il Fi-Pi-Li Horror Festival: articolo e podcast

Silvia Trovato 17 maggio 2015 0
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Da sinistra a destra: Giampaolo Simi, Roberto Riccardi, Cecilia Scerbanenco, Massimo Carlotto, Francesco Mencacci.

Tra gli appuntamenti letterari organizzati alla Libreria Belforte in occasione della quarta edizione del Fi-Pi-Li Horror Festival uno in particolare è stato dedicato al tema del giallo e del noir, centrali nella programmazione di quest’anno. Cecilia Scerbanenco, Massimo Carlotto, Giampaolo Simi e Roberto Riccardi sono stati coordinati da Francesco Mencacci della Scuola Carver in un dibattito che ha toccato molti temi.

Cecilia Scerbanenco è la figlia di Giorgio Scerbanenco, maestro del noir e del poliziesco, prolifico e versatile scrittore, giornalista, e saggista. Cecilia Scerbanenco è la fondatrice e responsabile dell’Archivio Scerbanenco che raccoglie tutte le opere letterarie e giornalistiche del padre. «Uno dei ricordi legati a mio padre riguarda il ticchettio metallico e sicuro della sua macchina da scrivere che si sentiva nella sera, la grande capacità di lavoro, la rigidità nei tempi. In questi anni ho riscoperto molto del lavoro di mio padre, soprattutto il lavoro giornalistico. La fortuna del noir è nella capacità di raccontare la società -racconta Cecilia Scerbanenco- scavando nelle emozioni negative più recondite e primordiali. Molti personaggi dei libri di mio padre erano parte della mia vita, soprattutto nelle lettere della rubrica rosa che curava. La sua ipersensibilità nel rendere la psicologia, indagare le contraddizioni interiori dei personaggi era straordinaria». Massimo Carlotto, scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e giornalista, autore di numerosi romanzi tra cui citiamo “Arrivederci amore ciao” e “I fuggiaschi” «L’indagine poliziesca, l’oggetto d’inchiesta allontanano dai lettori l’ansia della morte. È una forte funzione sociale. La televisione ha perfettamente capito questo gioco. Il noir sovverte la struttura narrativa, è una caduta agli inferi dei personaggi, fotografa un tempo nuovo, racconta la realtà sociale che sta intorno. Scerbanenco comprese l’importanza di raccontare il tempo, il noir è molto altro -dice Massimo Carlotto- il noir mediterraneo che è una percezione del noir, porta all’interno del romanzo forti elementi di realtà che possono suggerire delle domande al lettore come cittadino, l’obiettivo comune è quello di comprendere la realtà». Roberto Riccardi, scrittore e giornalista «Il noir è un’indagine sul male, sul dolore di una società. L’indagine vera è capire come un essere umano possa arrivare a delinquere, indagando incapacità e debolezze. Sono molto interessanti da questo punto di vista i racconti dei detenuti che raccogliamo con il premio letterario “Goliarda sapienza”, per cui ho fatto da tutor nella sezione adulti. È un premio dove spesso emergono le indagini interiori dei detenuti attraverso differenti tipi di linguaggio, dalla narrativa, alla poesia». Giampaolo Simi, scrittore sceneggiatore e giornalista «con il lettore bisogna essere leali perché lui vuole essere depistato e ingannato ma vuole essere trattato lealmente. È un po’ quello che diceva nel 1928 nelle sue “Venti regole per scrivere romanzi polizieschi” Van Dine quando diceva cose del tipo “Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente elencati e descritti” oppure “Il delitto, in un romanzo poliziesco, non deve mai essere avvenuto per accidente: né deve scoprirsi che si tratta di suicidio. Terminare una odissea di indagini con una soluzione così irrisoria significa truffare bellamente il fiducioso e gentile lettore” – e aggiunge- I personaggi devono agire come in una sinfonia suonata da un’orchestra. Duca Lamberti, una delle più famose creature di Scerbanenco ha le qualità dell’eroe con delle debolezze umane, è questo che appassiona il lettore».
Una riflessione anche sul mondo delle fiction e sugli adattamenti cinematografici dei romanzi, tasto spesso dolente. Cecilia Scerbanenco racconta delle difficoltà nell’unificare differenti tipologie di linguaggi «Il mondo raccontato da Scerbanenco, con tutti questi protagonisti umani senza filtri, indagati nella purezza delle loro motivazioni interiori più nascoste e anche scabrose era difficile da far accettare alla Rai, che aveva la preoccupazione di “ripulire” il linguaggio, facendo poi un pessimo servizio di adattamento. Ricordo tra le tante frasi da edulcorare ad esempio in “Venere Privata” l’interrogatorio della prostituta nera, un personaggio molto interessante, con un forte carattere e una storia intensa e drammatica. All’interrogatorio con Duca Lamberti, ubriaca di alcool e di una tristezza inconsolabile, millenaria, accettata ormai come fato, risponde “Io sono una puttana negra”; va da sé che questo la Rai non poteva accettarlo». Per quanto riguarda le serie televisive Giampaolo Simi dice che «le serie si sono caricate negli ultimi anni del peso della narrazione che funziona molto nella televisione. Gli sceneggiatori americani sono letteralmente “scesi per strada” a studiare la realtà e la scrittura è al centro della produzione televisiva».

  1. Cecilia Scerbanenco
  2. MassimoCarlotto


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