Incontro con Claudio Simonetti al Fi-Pi-Li Horror Festival: il cinema, la musica, i volti della paura. Il fondatore dei Goblin racconta Profondo Rosso

Rosanna Harper 21 maggio 2015 0
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Foto di Silvia Trovato

La quarta edizione del Fi-Pi-Li Horror Festival, che da 23 aprile si è diramata fino al 26, si è aperta ufficialmente al Cinema Teatro Quattro Mori con una presenza illustre: quella di Claudio Simonetti, compositore e musicista, fondatore dei Goblin, gruppo attivo dagli anni Settanta, con formazioni mutevoli negli anni, che ha firmato gran parte delle colonne sonore dei film del maestro Dario Argento, e di altri registi, anche internazionali come George Romero. La presenza di Simonetti al festival dell’horror di Livorno non è casuale: quest’anno, infatti, ricorrono i primi quarant’anni del film Profondo Rosso, uscito il 6 marzo del 1975, di cui i Goblin hanno realizzato la famosa quanto celebre e inconfondibile colonna sonora che ha contribuito a rendere la pellicola un vero e proprio cult a livello internazionale, non solo tra gli appassionati del genere. L’incontro con Simonetti è stato aperto dalle domande di Alessio Porquier, del Teatro della Cipolla, insieme al musicista sul palco, nelle vesti di intervistatore.

“Secondo lei il cinema ha sempre avuto bisogno di colonne sonore?”. <Un film senza colonna sonora – ha risposto Claudio Simonetti – non è la stessa cosa. Spesso ho l’occasione di vedere i film, quando mi vengono portati, nude e crudi, senza colonna sonora, senza rumore e doppiaggio: è tutta un’altra cosa, tant’è che anche gli stessi film muti di inizio Novecento avevano, a seconda delle possibilità economiche, l’orchestra che suonava in diretta o il pianista. La prima cosa che è nata insieme al cinema è stata la musica, dopo è venuto l’audio, musica e film sono sempre andati a braccetto. C’è un caso rarissimo – riprende – nella storia della cinematografia, del thriller: Alfred Hitchcock, che si avvaleva del contributo di uno dei più grandi musicisti della storia del cinema, Bernard Herrmann, quando girò “The Birds” decise di girare il film senza musica, salvo la musica dei titoli di coda, perché aveva litigato con Bernard Herrmann. Si tratta di un bellissimo film, ma certo – aggiunge Simonetti – con la colonna sonora di Bernard Herrmann sarebbe stata un’altra cosa: pensate alla la scena delle doccia di “Psycho”, con la distorsione dei violini, si tratta del massimo connubio fra scena e musica. Per Profondo Rosso è successa la stessa cosa: si è creato un connubio perfetto, e ascoltando dopo tanti anni la colonna sonora, la trovo perfetta>.

Simonetti si è soffermato sul rapporto che lega il cinema dell’orrore  alla musica: un genere che, come ha spiegato il musicista, ha bisogno di sottolineare determinate sfumature, e che si serve della musica per raggiungere questo scopo come, ad esempio, nei film di John Carpenter e, appunto, quelli di Hitchcock. <La colonna sonora – ha sottolineato Simonetti – è solitamente ciò che sopravvive ad un film. Mi è capitato – spiega il musicista – di ascoltare suonerie di cellulari di Profondo Rosso senza che la persona, proprietaria del telefono, sapesse a quale film la musica appartenesse realmente. La gente ha assimilato molto bene questo tema, come la musica del “Padrino”. Grazie ad internet ho la possibilità di vedere ai concerti tanti giovani, che proprio sul web hanno preso la colonna sonora di Profondo Rosso: si tratta, spesso, di sonorità che i giovani percepiscono come insolite, inusuali. C’è un grande ritorno, da parte dei giovani, grazie ad internet, a sonorità anni Settanta>. Claudio Simonetti, durante il master class, si è lasciato andare, incalzato dalle domande, ad una interessante riflessione sul senso della paura, percepita in maniera diversa a seconda dei salti generazionali. <Siamo assuefatti – ha spiegato Simonetti – dall’orrore: oggi un ragazzo è talmente tanto spaventato dalla realtà che andare a guardare un film dell’orrore diventa una cosa quasi divertente. Un tempo, quando usciva al cinema un film dell’orrore era un evento, adesso, invece, si è creata una sorta di congestione, anche televisiva: mi è capitato di vedere “Il trono di spade” o “Spartacus” , li ho trovati  molto violenti, anche per questo motivo un film come Profondo Rosso non sortisce più gli stessi effetti di una volta>.

Inevitabile il riferimento di Claudio Simonetti al maestro del brivido Dario Argento, che per i suoi film, oltre Profondo Rosso, con i Goblin ha firmato tante colonne sonore, tra cui, quella per SuspiriaPhenomena, Non ho sonno. <Con Dario – ha spiegato il musicista fondatore dei Goblin – ho un buon rapporto: siamo molto amici, il nostro connubio lavorativo dura da quarant’anni. Ho fatto undici film con Dario, più altri tre, prodotti da lui>. Simonetti ha svelato al pubblico il lato caratteriale del regista romano. <Dario è una persona particolare: riservata, schiva e allo stesso tempo socievole, molto “amicone” – ha raccontato Simonetti. Dario è una persona lunatica, ma anche molto simpatica e alla mano>. Come nasce il tema di Profondo Rosso? Simonetti spiega nel dettaglio la storia che ha dato vita alla famosa colonna sonora. <Dario Argento – ha spiegato Simonetti – aveva finito Profondo Rosso, e aveva commissionato la colonna sonora a Giorgio Gaslini, bravo musicista e jazzista. Lui aveva già aveva cominciato a scrivere il tema di Profondo Rosso, tant’è che il canto della bambina lo aveva fatto proprio Gaslini, non i Goblin. Tuttavia, Dario Argento non era soddisfatto: voleva una musica rock, un sound più aggressivo per il film e, quindi, chiese al produttore della casa discografica, se era possibile chiamare Pink Floyd, Deep Purple. Voleva grossi nomi altisonanti, alla ricerca di una sonorità completamente diversa. Con i Goblin, che non si chiamavano ancora così, stavamo registrando un album, avevamo firmato un contratto con la Cinammon Records, prima eravamo stati in Inghilterra, e successivamente siamo tornati in Italia: il produttore chiamò Dario Argento dicendogli di ascoltare la nostra musica, avrebbe potuto interessarlo. Mi ricordo ancora quando Dario venne in studio ad ascoltare le nostre cose: Dario Argento era già un mito a livello internazionale, noi eravamo solo dei ragazzini, la nostra musica piacque subito a lui, che ci invitò ad entrare in studio per cominciare le registrazioni con Gaslini. Poi, il destino volle che Giorgio Gaslini litigasse con Dario Argento, che lasciò i lavori della colonna sonora. Così siamo andati in studio e abbiamo registrato il tema portante di Profondo Rosso, che entusiasmò Dario>. In Profondo Rosso, come ha spiegato Simonetti, ci sono tre temi che sono dei Goblin: il tema portante, le scene dei delitti e la scena della villa. Profondo Rosso, come ha raccontato, è un film quasi “muto”: non ha praticamente musica, salvo le parti orchestrali che ha fatto Gaslini; mentre nella parte centrale ci sono 32 minuti in cui non c’è musica. Quella di Profondo Rosso, è stata la prima volta della musica rock in un film, con un groove e un mixaggio fortissimo: poca musica e nei momenti giusti, la cosa giusta che ha reso Profondo Rosso ciò che tutti, o gran parte, conosciamo. Profondo Rosso ha venduto 4milioni di dischi,  i Goblin sono stati per 15 settimane al primo posto nella hit parade. <Profondo Rosso – ha aggiunto Simonetti – è uno dei film più belli che io abbia mai visto. Un film comico e drammatico allo stesso tempo, con battute ironiche e situazioni simpatiche. Insomma: Profondo Rosso è Profondo Rosso, una idea geniale che difficilmente sfugge alla comprensione dello spettatore. Anche Suspiria è un film bellissimo, un grande capolavoro della fotografia>.

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Foto di Rosanna Harper

Simonetti, rispondendo alle domande del pubblico, ha parlato della sua esperienza con i Goblin, del passaggio dalla musica rock alla musica elettronica. <Tutto nasce agli inizi degli anni Ottanta, quando si sono separati i Goblin, sono passato dalla musica horror alla musica dance che ho fatto per moltissimi anni, fino al grandissimo successo del Gioca Jouer che ho scritto per Claudio Cecchetto – ha raccontato. Io sono nato in Brasile dove sono rimasto fino a 12 anni: dentro di me ho una grande dualità che si divide tra macabro e gioco. Una cosa che devo anche gli studi di musica classica, che mi ha permesso di spaziare dal Minuetto ai pezzi drammatici di Verdi. Non amo le cose settoriali: ho sempre cercato di cambiare, non ho mai fatto colonne sonore simili. Grazie al periodo dance, iniziato nel ’78, quando mi è stata commissionata la musica di Tenebre è scattata la molla dance. Finito il progetto con la musica dance, ho ripreso le colonne sonore, quella di Phenomena, che unisce musica rock, elettronica e opera, nel 1985 ho fatto Demoni, un cult del cinema italiano, che quest’anno festeggia i suoi 30 anni, che ha sonorità elettroniche. Con Opera invece sono tornato al rock, mischiato alla musica classica. Dopo, alla fine degli anni Novanta, Dario Argento mi propose di fare la musica di Non ho sonno ed è in questo momento che ho pensato di riunire i Goblin: c’è stata una reunion disastrosa che ha decretato il finale del gruppo. Ho continuato a lavorare con Dario, con il Cartaio fino ad arrivare alla Terza Madre>. Ma a quale colonna sonora è particolarmente legato Simonetti? <Ho fatto più di 60 film – ha risposto. Ho lavorato non solo con Dario Argento, ma anche con nomi come Lucio Fulci, Lamberto Bava, Ruggero Deodato, Sergio Martino. A parte Profondo Rosso, alla quale sono molto legato, ci sono delle colonne sonore che mi sono entusiasmato a realizzare, come Dracula di Dario Argento, una delle colonne sonore più mature che io abbia mai fatto. Mi piace molto Opera, e anche Phenomena>.

Giunti in dirittura d’arrivo, Simonetti ha parlato dei progetti futuri che lo vedranno protagonista. <Ultimamente ho fatto – ha concluso il musicista – due film che dovranno uscire: “The dark side” un film francese pieno di effetti speciali, la cui colonna sonora sarà molto orchestrale, e poi ho fatto la musica per un film drammatico che racconta un errore giudiziario, che si chiama “Prigioniero della mia libertà” di Rosario Errico che al suo interno ospita attori come Giancarlo Giannini e che dovrà uscire in estate. Dovrò fare, spero, il nuovo film di Dario Argento, “The Sandman”, che avrà per interprete Iggy Pop, sarà una cosa molto divertente, magari punk rock. Lavorare con il cinema è una grande fortuna perché permette di spaziare vari generi>.

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