“Lei disse sì”, un film di Maria Pecchioli. La nostra recensione.

Rosanna Harper 13 giugno 2015 0
lei disse sì foto

Immagine presa dal web

di Luca Limitone e Rosanna Harper

Pochi giorni fa anche l’Irlanda ha detto sì alle nozze gay, facendo salire così a 14 i paesi dell’Unione Europea che riconoscono giuridicamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso. L’Italia insieme a Grecia, Polonia, Cipro, Slovacchia, Lettonia, Lituania, Bulgaria e Romania resta uno dei pochi paesi a non riconoscere in alcuna forma le unioni omosessuali.
Da un punto di vista giuridico per Ingrid e Lorenza, le protagoniste del documentario, amarsi in Italia è semplicemente vietato dalla legge. Abituate ad anni e anni di amore clandestino Lorenza e Ingrid decidono che è il momento di ribellarsi e dire basta, di rendere pubblico il loro amore dicendo Sì. Perché vogliono avere anche loro, come tutte le coppie che si amano, il diritto di manifestare la loro unione, di condividerla con gli amici e i parenti. E allora organizzano il loro matrimonio in Svezia, patria d’origine di Ingrid, facendo di tutto per rendere la loro festa di matrimonio una cerimonia normale, così come dovrebbe essere. Ci mettono tutto l’amore e tutta l’anima romantica Ingrid e Lorenza. Ci mettono i prati verdi della campagna svedese baciati dal sole d’estate, ci mettono i boschi di conifere, i laghi e uno strano tanto quanto divertente capitano di battello officiante di matrimoni, ci mettono tanta musica e soprattutto tanti, tanti amici. Ingrid e Lorenza sono emozionate e raggianti, nel giorno del loro matrimonio, il giorno in cui comincia l’estate, il giorno di un cammino che prosegue. Sono una davanti l’altra, circondate da un altare naturale e rigoglioso di verde, avvolte in due splendidi abiti realizzati da una comune amica fiorentina: si guardano, come per sostenersi a vicenda, dolcemente nella condivisione di momenti e sensazioni, senza perdere di vista amici e familiari da cui vengono strette, prima, durante i preparativi – il trucco e i capelli da sistemare – e, successivamente, nel corso della celebrazione. C’è la parte italiana, travolgente nella cadenza fiorentina,  quella svedese, unite nel desiderio di rendere indimenticabile il giorno più bello delle spose. La pronuncia del loro sì è una promessa d’unione e una conferma d’amore, ma è anche un atto liberatorio, una risposta al vuoto normativo italiano, uno stimolo che incoraggia l’impegno, anche solo il pensiero, verso il tema imprescindibile della parità di diritti. Un vincolo, quello di Ingrid e Lorenza, come viene spiegato dal papà di Lorenza, con gli occhi lucidi e colmi di speranza, che esprime coraggio, emozione, sensibilità. La stessa sensibilità che si percepisce dagli sguardi complici e intimi di Lorenza e Ingrid, sdraiate, una vicina all’altra, in alcuni brevi frammenti del film. Ciò che rende eccezionale la cerimonia è propria la normalità con cui si svolge, nonostante le difficoltà, ci sono tutte le consuetudini di un matrimonio classico: ci sono cento invitati, ci sono i genitori commossi, c’è lo scambio degli anelli, il lancio del bouquet, la musica dal vivo, quella dei bravi Rio Mezzanino, gruppo rock di Firenze, ottimo contorno musicale al documentario, i balli, il taglio della torta nuziale e i discorsi degli amici e dei parenti. Ci sono, come ad ogni matrimonio, due persone che si amano. Lei disse sì nella sua pura semplicità diventa però quasi automaticamente qualcosa di più di un film di matrimonio ad uso domestico, perché tutti questi semplici gesti, tutto questo cerimoniale nuziale si trasforma in un forte atto di denuncia contro i tabù e i divieti che ancora persistono nel nostro Paese. Un film divertente, privo di toni drammatici, che racconta di emozioni genuine, di speranze, di resistenza a colpi di bouquet. Maggiori informazioni alla pagina: www.leidissesi.net

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