“Poesie che si avverano”: la rubrica poetica di Radio Cage

Federico Paoli 15 giugno 2015 2

Di Viola Barbara

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Quadro di Libertà Pittrice

Placida placenta

Eravamo nella stessa sacca
tu ed io ci nutrivamo
a metà e ti vedevo crescere
dicevo stai venendo su
proprio bene,
pensi di essere donna?
Le tue dita
minute son già formate
vedo le tue vene
e già parte del tuo cuore
tu rispondevi amore
io non sono che il tuo specchio
cresci mentre cresco.
La mamma deve aver mangiato
verdura, guarda com’è verde
questa mistura
tu ridevi forte
io ti dicevo piano
sta dormendo
si spaventa
ma non smettevi,
felice di ridere
e di crescere
impertinente.
Disquisivamo
anche di notte
di letteratura e filosofia
la tua mente era aperta
e connessa con te,
pure la mia.
Ti interessavi a tanto
e mi insegnavi
ad ascoltare
gli imput del mondo
fuori pancia
le parole della mamma,
eri così saggia.
Sei donna, ti chiedevo?
E tu rispondevi,
non lo so ancora
ma a breve
guardandoti
saprò dirti qualcosa.
La mamma è bellissima,
dicevi, lo so da come si muove
e dalle cose che ti dice anche quando
piove.
Non parla solo a me
si volge a entrambe.
No, non sa che siamo due
e che saremo doppie, figlie solo sue.
Io ti prego di dirle che una volta nate
non ci vesti sempre uguali
come gemelle condannate
e tu via
giù ridere
come fossi matta
e la mamma rispondeva
dicendo di star calma
a se stessa
e a quella pancia
che ogni giorno
trovava più ampia e
rivolta al papà
mi sento trasformata
sento che qui dentro
c’è una scellerata
che par che rida a ogni cosa
e poi di nascosto smetta
e scalci e sbracci
come se di uscire avesse tanta fretta.
Invece non sapeva
che stavamo bene noi due
lì al buio insieme
e quando non riuscivo a dormire
tu componevi poesie
ti prego fammi addormentare
e tu per me seguivi a recitare:

La mia anima si è strappata
dicevi
il pezzo che ha perso
è quello che ti sei trovata dentro
non so se io ho la tua
ma tu hai parte della mia
che respira con te
che rallenta se cammini piano
e ride se ridi
anima mia che ti guida
ti prepara
ti tiene compagnia
mentre io incerta
resto ferma titubo
mi addormento stremata dal pensiero
di volerti accanto
come tu fossi guanto
e quando ti parlo ascolti
se mi parli ti ascolto
volentieri con l’amore
che esplode quando
ode le tue parole smorzate
quando di fretta senza fiato vai,
ma sai che tornerai
per ricomporre il puzzle delle anime
sottili
così affini
che si confondono
per quanto diversi
i nostri caratteri
le anime sono uguali
le stesse, un’anima sola
siamo.
Quella che ho sognato per anni
quella che per presentarsi
ha fermato il tempo
che passava lento
ti guardavo da lontano
camminavi piano
e suonava un violino
e non potevi che venirmi incontro.
Non potevamo che essere quello che siamo
esistere e attraversarci
amarci da lontano
sorridere da sole al cielo
senza rimpianto
sorridere d’amore
nello stesso momento.

Brava,
dormivo così
con le tue parole
di poesia e mi risvegliavo
accanto a te ogni
giorno, nove mesi
fino al giorno
in cui entrò luce
e tu dicesti
tu intanto vai
io ti raggiungo.
Non sei mai uscita
se non già morta
nella sacca
ed ecco giustificato
quel grido, il mio vagito
urla di dolore per averti persa
amore.
Ancora oggi penso
a com’era
starti accanto
nell’acqua placenta
piango ripeto i tuoi versi
ti ricordo mi addormento
come tu,
specchio perfetto,
mi fossi ancora accanto.

2 commenti »

  1. viola 15 giugno 2015 alle 18:14 - Reply

    La foto non è tratta da google images. E’ mia, l’ho fatta a Londra. Avessi preso qualcosa da google images, avrei scelto qualcosa di più consono alle parole.

  2. viola 15 giugno 2015 alle 18:24 - Reply

    Il quadro è opera di Libertà pittrice

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