Post CSI con Breviario Partigiano al Cecina Music Park: video, recensione e foto

Silvia Trovato 3 luglio 2015 0

Recensione di Luca Limitone, foto e video di Silvia Trovato

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ė difficile parlare di questa storia perché questa è una storia lunga e complessa, quella di chi ha provato e prova a raccontare da più di trent’anni quest’epoca desolante. Come è difficile usare parole adeguate e degne quando parliamo di coloro che hanno fatto e continuano a fare in forme ogni volta diverse (ma costanti e coriacee) la storia della musica indipendente italiana. Stiamo parlando di una band che seguendo i passi della Storia ha creato una sua storia a sé stante, divenuta ormai leggenda, una leggenda che ha assunto denominazioni e interpreti diversi ma che in un certo senso è sempre rimasta fedele alla linea: la propria.
I ripetuti cambiamenti del nome della band del resto hanno seguito di pari passo le trasformazioni della Storia. Dai CCCP degli anni Ottanta, si è passati ai CSI (Consorzio Suonatori Indipendenti) riprendendo quell’acronimo che all’indomani della dissoluzione dell’Unione Sovietica assunsero le repubbliche sovietiche nel 1991 sotto il nome di Comunità di Stati Indipendenti. Il tempo della Storia e quello della musica che si intrecciano, inseguendo vie talvolta collettive, talvolta individuali, fino allo scioglimento alle soglie del nuovo millennio. Negli anni duemila i progetti solisti dei componenti della band si sono susseguiti, facendo spesso discutere, come nel caso di Giovanni Lindo Ferretti.
Ma quello che deve accadere accade e così succede che, per le alchimie del tempo e dello spirito umano, gli ex CSI comincino a ritrovarsi, un po’ per caso e un po’ per volontà, e decidano di ricostituire l’antico sodalizio che tanto aveva avuto successo tra gli anni ’80 e ’90 nella musica alternativa italiana.
Succede così che una notte d’inizio estate a due passi da casa ti ritrovi riuniti sotto il nome di Post Csi, Massimo Zamboni, Giorgio Canali, Francesco Magnelli, Gianni Maroccolo tutti insieme sopra un palco. Il grande assente Giovanni Lindo Ferretti sostituito dall’eccezionale Angela Baraldi che riuscirà nell’impresa impossibile di non farlo rimpiangere.
Breviario Partigiano è lo spunto da cui ripartire, nel settantesimo anniversario della Liberazione, un cofanetto dedicato alla Resistenza contenente un DVD del film “Il nemico – un breviario partigiano”, un CD con la colonna sonora (con tre nostre canzoni inedite – le prime dopo 18 anni!) e un libro collettivo , un vero e proprio Breviario con tanto di copertina nera e rigida, il segnalibro rosso come da tradizione: un sommario di liturgia partigiana, preghiere laiche una volta snocciolate da uomini chiamati “banditi” nei rifugi, tra le pieghe delle montagne nelle lunghe notti dell’Italia occupata dai nazi-fascisti e adesso riproposte per non dimenticarsi mai di resistere.
Il pubblico, comodamente sistemato sulle sedie nel Parco della Cinquantina di Cecina, sulle prime sembra non realizzare che si tratti proprio di loro, dei CSI, ed ascolta in un silenzio esitante il reading tratto dal libro L’eco di uno sparo, con cui Massimo Zamboni apre il concerto. Poi, in un lento ma inesorabile crescendo la musica inizia a farsi spazio, raggiunge i cuori, ridesta antichi spiriti sopiti. Le chitarre elettriche di Zamboni e Canali si accendono, tornano a dialogare come per magia, Angela Baraldi alla voce cattura, attira gli sguardi. Quando neanche a metà del concerto parte “Forma e Sostanza” buona parte del pubblico ha già abbandonato i posti a sedere appiccicandosi alle transenne sotto il palco. “Vedo che le sedie sono durate poco” commenta Zamboni al microfono con una certa soddisfazione.
Di lì in poi sarà una cavalcata rock, tra i ritmi trascinanti e i versi ipnotici e salmodianti di Ferretti. Breviario Partigiano ci sembra un titolo perfetto che racconta bene la commistione tra sacro e profano, un confine sottile su cui i CSI hanno camminato a lungo, apripista di un sentiero che non è ancora arrivato alla fine.
“Occidente”, “A tratti”, “Fuochi nella notte di San giovanni” e “Unità di produzione” mandano il pubblico in delirio, Angela Baraldi si dimena, striscia tra i monitor, Giorgio Canali sprigiona energia elettrica, Maroccolo al basso osserva il tutto con fare compiaciuto.
Resistere è insistere di esistere” è il motto del loro tour, la motivazione che li ha spinti ancora a ritrovarsi, nonostante tutto, è qui, in queste parole, in questa volontà ferrea di perseguire il proprio credo, come in pace così in guerra, perché la resistenza è un esercizio quotidiano, un gesto ripetuto per non cadere nella tentazione di cedere alle storture del mondo. I post Csi ci trasmettono questo messaggio i tutti i modi, con la loro presenza, con la musica, con le parole e la piccola comunità resistente che si è radunata ai loro piedi sembra averlo capito.
Il finale affidato all’incendiaria “mimporta ‘nasega” è benzina gettata su di un fuoco che sembra destinato a non estinguersi mai. Ancora non sappiamo il destino di questa provvisoria reunion ma dopo questa sera di una cosa siamo certi: i Csi hanno ancora parecchio carburante da bruciare.

Lascia un commento »