Erri De Luca al Meeting Internazionale Antirazzista: articolo e video intervista

Silvia Trovato 7 luglio 2015 0

 

ErriDeLuca

Tra gli appuntamenti della XXI edizione del Meeting Internazionale Antirazzista di Cecina, “Mare Aperto”, giovedì 2 luglio c’è stato un incontro con lo scrittore, giornalista e attivista Erri De Luca.
Mentre le sedie della sala dedicata all’incontro, all’ombra dei pini marittimi di Marina di Cecina, si riempivano, lo scrittore in silenzio attendeva concentrato e nel frattempo su uno schermo, c’erano delle immagini proiettate che arrivavano dal cimitero di Lampedusa, un cimitero pieno di croci senza nome.

Si parte dal viaggio delle parole e lo scrittore racconta come il napoletano sia una lingua che non va di fretta, perché già telegrafica, al punto che il verbo “andare” in napoletano, diventa semplicemente “I”. «Volevo abitare dentro il vocabolario italiano, perché nel vocabolario ci sono dentro tutte le parole e tutte le storie in potenza, come mi diceva un mio amico detenuto -dice Erri De Luca- io con lo spirito di contraddizione che mi scorre nel sangue, al punto che mia nonna era americana, e credo sia stata l’unica americana a fare un’emigrazione all’incontrario e a venire a Napoli; il mio nome di battesimo era Henry, che come potrete ben capire, mi ha causato molti guai, così nella filosofia napoletana dell’andare senza fretta, nel racchiudere l’essenza telegrafica nella parola, appena ho avuto il senno, mi sono affrettato a modificare il mio nome in Erri».

Erri De Luca parla del viaggio ai presenti e lo fa anche nella breve video intervista che abbiamo girato poco prima dell’incontro del Meeting «Il viaggio è uno sbaraglio, è uno zig zag del mondo che si fa con il biglietto di sola andata -racconta Erri De Luca- il Novecento è un secolo che ha spostato milioni di esseri umani in giro per il mondo, specialmente noi italiani. La prima cosa che ho fatto quando sono andato in America è stato visitare Ellis Island dove arrivavano i migranti, dove la quota dei respinti era minima e irrisoria, mentre adesso non fronteggiamo i respingimenti ma assistiamo direttamente alla morte in mare». A Ellis Island Erri De Luca trova un commento di un migrante napoletano sbarcato a New York agli inizi del Novecento «Diceva questo napoletano del Novecento “sono partito perché mi hanno detto che Nuova York era lastricata d’oro e scoprii che: primo, non è verità, secondo, non è lastricata affatto e infine terzo, che la devo lastricare io».

Il viaggio e i viaggiatori «I viaggiatori di inizio secolo non avevano informazioni sulla loro destinazione mentre i nuovi viaggiatori, i nuovi migranti, hanno molte più informazioni ma viaggiano nelle condizioni più terribili di sempre -dice Erri De Luca- in condizioni ancora peggiori rispetto agli schiavi, perché quelli avevano un valore commerciale e quindi era conveniente farli arrivare vivi a destinazione. Ora chi si imbarca deve pagare in anticipo e pagare con tutto quello che ha e a nessuno interessa che arrivi vivo». Erri De Luca dice che arriverà un Omero a raccontare le storie che questi migranti portano con sé perché è una necessità che queste siano considerate persone e non numeri, elementi, frammenti «io sono un uomo mediterraneo, il nostro mare infatti si chiama “Mare Nostrum”, noi abbiamo ricevuto tutto da questo mare: il pane, l’olio, l’astronomia, la filosofia, l’architettura. I profughi di oggi non vengono per libera scelta, per cercare “fortuna”, non sono mica giocatori d’azzardo, loro sfuggono dalla sfortuna. Non controlli i flussi migratori e nemmeno le frontiere. Noi siamo un ponte incompleto, viviamo in questo paese che è come un ponte; per molti l’Italia ha la forma di uno stivale ma a me è sempre riuscito difficile immedesimarsi con una scarpa. Io nella forma del nostro Paese ci vedo una mano tesa, la Sicilia un fazzoletto in una mano per salutare. Tutto quello che è approdato da noi è arrivato da questo mare. Adesso per molti è la paura a sovrastare l’umanità, la paura che “loro” ci rubino il lavoro, la paura che “loro” ci portino le malattie. La paura è un sentimento politico e la fraternità e il coraggio sono i necessari sentimenti di reazione».

L’incontro si conclude con una preghiera laica dell’autore, con i suoi occhi azzurri sfavillanti, il suo volto rugoso e segnato dal tempo, dalla saggezza e dalla concentrazione austera, dallo spirito resistente, combattente, limpido. La pelle è un intreccio di vento e sale che arriva dal mare, come queste parole:

Mare Nostro

Mare nostro che non sei nei cieli
e abbracci i confini dell’isola e del mondo
sia benedetto il tuo sale
e sia benedetto il tuo fondale
accogli le gremite imbarcazioni
senza una strada sopra le tue onde
pescatori usciti nella notte
le loro reti tra le tue creature
che tornano al mattino
con la pesca dei naufraghi salvati

Mare nostro che non sei nei cieli
all’alba sei colore del frumento
al tramonto dell’uva di vendemmia,
Che abbiamo seminato di annegati
più di qualunque età delle tempeste
tu sei più giusto della terra ferma
pure quando sollevi onde a muraglia
poi le riabbassi a tappeto
custodisci le vite, le visite cadute
come foglie sul viale
fai da autunno per loro
da carezza, da abbraccio, da bacio in fronte
di padre e di madre prima di partire.

 

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