Radio Cage a “Il senso del Ridicolo”: incontro con Francesco Piccolo

Rosanna Harper 27 settembre 2015 0
Piccolo

Francesco Piccolo

di Rosanna Harper

Venerdì 25 settembre, a Livorno, nel cuore del quartiere Venezia, si è aperta la primissima edizione de “Il senso del ridicolo”, il festival dell’umorismo promosso dalla Fondazione Livorno, con la collaborazione del Comune di Livorno e il patrocinio della Regione Toscana. Una tre giorni di eventi, letture, incontri sul tema dell’umorismo, delle sue multiformi sfaccettature, che ha richiamato la partecipazione di numerosi ospiti: il primo giorno, venerdì pomeriggio, sul palco allestito in piazza del Luogo Pio, è salito Francesco Piccolo, scrittore e sceneggiatore, che per oltre un’ora ha intrattenuto un pubblico vasto e variegato con le frizzanti letture tratte dai suoi celebri libri “Momenti di trascurabile felicità” e “Momenti di trascurabile infelicità”. Radio Cage ha incontrato lo scrittore alla fine del reading, per capire direttamente dalla sua voce l’impiego dell’umorismo che propone nel suo lavoro, e non solo.

Che utilizzo fa dell’umorismo nel suo lavoro di scrittore e di sceneggiatore? <Più si pensa meno si è divertenti, meno si è ironici, meno si è comici – risponde Francesco Piccolo. Uso molto l’umorismo nel mio lavoro ma in maniera abbastanza istintiva: sia nei libri, sia nei film, soprattutto quando si tratta di una commedia, mi sento di esprimere cose che evidentemente riesco a esprimere facilmente. Però non ne faccio un uso: non penso di essere uno scrittore comico, uno che sa usare l’ironia>.

Umorismo del reale e dell’immaginario: ci sono delle differenze? <Per uno scrittore la realtà e l’immaginario sono, su per giù, la stessa cosa, nel senso che si mischiano molto – spiega Piccolo. Ci sono vari tipi di scrittori che partano della realtà: quello che è vero, ciò che immagino è dettato soprattutto dal tono in cui lo racconto che, spesso, è ironico. Più che ironico è autoironico: credo molto alla comicità che ricade su se stessa, non che ricade sugli altri>.

Ironia: è una questione naturale o si tratta di un esercizio che richiede allenamento? <Ho il sospetto – risponde Piccolo – che sia una questione naturale. Una persona, poi, andando avanti con gli anni, ne diventa padrone, però deve partire da una cosa naturale. Penso che chiunque, anche durante una serata con gli amici, si proponga di essere simpatico, poi non lo è>.

Piccolo, durante il reading, ha fatto ridere e sorridere il pubblico attraverso la piacevolezza dell’umorismo che contraddistingue i momenti (trascurabili) di vita quotidiana che compongono i suoi libri. Lo scrittore ha raccontato, ad esempio, il modo in cui la famiglia di origine di sua moglie ricordava il primo fidanzatino della donna, chiamandolo confidenzialmente “Michele nostro”, e di come anche lui, dopo il matrimonio, per una sorta di principio imitativo, abbia cominciato a chiamarlo, “Michele nostro”. Ha letto di quando era più giovane e aveva una storia a distanza con una ragazza che viveva lontana e di come una canzone di quel periodo, “Non amarmi”, rappresentasse a pennello questa lontananza sentimentale.  Una identificazione con la canzone nata solo per una sorta di errore uditivo. Piccolo confessa, infatti, che della canzone aveva erroneamente compreso “non amarmi perché vivo a Londra”, al posto del verso giusto “non amarmi perché vivo all’ombra”. E ancora: lo sceneggiatore – anche di alcuni film del nostrano Virzì – ha raccontato della (mancata) promessa fatta alla mamma di portare i suoi saluti al Presidente della Repubblica durante la cerimonia al Quirinale dei David di Donatello ai quali è stato più volte candidato. Una promessa non mantenuta – per una sorta di timore all’imbarazzo –  che, anche a causa della proroga dell’incarico di Napolitano oltre il settennato,  ha provocato nello sceneggiature una sorta di ironica “allergia” alla manifestazione. Piccolo ha chiuso le sue letture con pillole di umorismo molto divertenti: perché i martelli frangivetro, si domanda, che si trovano a bordo dei mezzi pubblici sono racchiusi in bacheche di vetro che, per essere aperte, avrebbero bisogno di ulteriori martelli frangivetro?

Di seguito l’audio con l’intervista a Francesco Piccolo:


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