Radio Cage a “Il senso del Ridicolo”: incontro con Maria Cassi

Rosanna Harper 4 ottobre 2015 0
Maria Cassi1

Maria Cassi

di Rosanna Harper

La capiente tensostruttura allestita in piazza del Luogo Pio ha ospitato, domenica 27 settembre, ultimo giorno di “Il senso del Ridicolo” – sentito festival dell’umorismo, della risata, dell’ironia, promosso dalla Fondazione Livorno in collaborazione con il Comune di Livorno e il patrocinio della Regione Toscana – “Conferenza buffa sul galateo e l’Umanità”: spettacolo divertente e coinvolgente dell’attrice fiorentina Maria Cassi, che sul palco si è esibita proponendo una ironia ragionata, raggiante riflessiva, empirica. Radio Cage, dopo la fine dello spettacolo, ha incontrato Maria Cassi e ha parlato con lei di ironia e della funzione comunicativa, laica e rivoluzionaria del teatro.

Che ruolo svolge l’ironia nella quotidianità, nelle relazioni con gli altri? <Credo che l’ironia – risponde Maria Cassi – sia fondamentale nella vita. Il sapere ridere, saper ridere con grazia, con amore, con affetto: mi piace far ridere, ma sapendo comunque di raccontare qualcosa. Non amo il sarcasmo: mi piace guardare l’umanità e guardarla da un punto di vista che permette di vederla anche sotto un punto di vista comico, curioso, con la capacità di stupirsi, come fanno i bambini. Credo che chi fa il mio mestiere debba, in qualche maniera, avere questa anima fanciullesca che permette di guardare il mondo attraverso la lente dello stupore. Lo stupore – riprende – può essere qualsiasi cosa: ieri – porta l’esempio – stavo andando in macchina, e un bambino, che era dietro una signora in motorino, con il suo caschetto, si è girato, mi ha guardato, io l’ho salutato, lui mi ha risalutato. È stato un momento fortissimo perché rappresenta una comunicazione che va al di là delle convenzioni: penso che questa sia la comicità. Una serata come questa, a Livorno, mi ha messo in contatto con delle persone. Il teatro è qualcosa che non potrebbe esistere se non ci fosse un pubblico che lo va a vedere>.
Che funzione esercita il teatro nell’agevolare la comunicazione di cui parlava poco prima? <Il teatro , come lo spettacolo dal vivo o la musica, è l’incontro con il pubblico che ti permette di fare quello che una persona fa sul palco – spiega Maria. Il teatro ha una funzione laica perché si sta insieme e, spesso, quando si riesce, rappresenta una sospensione del tempo: in questo momento siamo realmente qui, se si riesce ad instaurare un rapporto tra chi guarda e chi guida nella serata teatrale. Un momento forte di sospensione, accade uno scambio: penso, come dico alla fine di ogni spettacolo, evviva il teatro, il teatro è vita, è amore, è passione, è una rivoluzione. Credo che sia veramente importante, fondamentale portare le persone a teatro e fare sì che le nuovi generazioni riprendano un piacere, una passione di andare a vedere uno spettacolo dal vivo, che può piacere e che non può piacere, ma non è quello l’importante: si tratta dello stare insieme, di vivere qualcosa insieme laicamente. Il teatro ha una funzione laica di capitale importanza>.

Durante il suo spettacolo Maria Cassi ha proposto, attraverso una sorta di ironia del reale, con sberleffi quasi – sembravano – eredi di esperienze frutto della quotidianità, un ragionamento di vita, di paura, di emozioni, sull’umanità: una riflessione che – sembra – abbia cercato di analizzare le comunicazioni sociali, volute e imposte, alcune viste come ricorrenze abituali di comportamenti destinati inevitabilmente a ripetersi. “Cosa puoi trovare dietro gli angoli?”. “Around the corner?”. Domanda l’attrice fiorentina rivolgendosi alla folta platea attenta all’ascolto, con la quale interagisce in maniera schietta, attraverso la versatilità del suo timbro vocale, grazie alle multiformi espressioni del volto che accompagnano le sue esternazioni, arricchite frequentemente da buffi inglesismi maccheronici mischiati alla sgargiante cadenza fiorentina. “La mamma nervosa con il bambino”.“A Firenze, a tarda sera, ci sono quegli ‘omini che portano fuori il cane”. E ancora: “Le sorelle, le sisters, che stanno affacciate alla finestra”- risponde Maria Cassi, delineando un ritratto urbano, quasi periferico, che suscita l’ilarità del pubblico, che apprezza, applaudendo. <Basta poco per mutare – dice l’attrice rivolgendosi al suo pubblico in maniera semiseria – per sentirsi più lievi, più capaci di ascoltare. È vero che sono innamorata delle persone, è come vestirsi della psicologia delle persone. Quando vedo qualcuno che mi colpisce sento il bisogno di sentirmi come quella persona.>. Una persona, come il signore, l’omino, dagli occhiali giganteschi e il fare nervoso, che Maria Cassi incontrò, come racconta sul palco, una volta alla fermata dell’autobus (quale posto migliore per osservare la folla – dice). L’omino si lamentava, spostandosi ansiosamente da un lato e l’altro della fermata, perché il suo autobus era in ritardo, alla ricerca di qualcuno con cui condividere il turbamento per il mancato arrivo del mezzo tanto atteso. Maria Cassi lo ascolta e lo osserva attentamente, con lungimiranza, quasi a prevedere le mosse dell’uomo con gli occhiali giganti, e, in ultimo – probabilmente per sfuggire alla cantilena ripetitiva dell’omino –  sceglie una via di salvezza: rifugiarsi dentro un portone. Scene di tutti i giorni dunque, viste da un punto di vista scanzonato, ma attento, privo di artifici linguistici ma ricco di sfumature sensoriali. Maria Cassi prende in giro il pubblico lontano e vicino, interagisce con le persone, facendo battute divertenti, così da renderle partecipi di ciò che capita sul palco e attorno, talvolta senza mancare di esprimere più volte il suo affetto: “J’adore” ripete “J’adore”.

Di seguito l’audio dell’intervista a Maria Cassi.


 

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