Radio Cage a “Il senso del Ridicolo”: incontro con Maccio Capatonda

Rosanna Harper 12 ottobre 2015 0
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Maccio Capatonda insieme a Gianni Canova alla Camera di Commercio di Livorno.

di Rosanna Harper

Battute schiette, sagaci, spirito irriverente usato come mezzo di risposta a ogni domanda. Una intervista ritmica, spontanea, senza troppi giri di parole (e non poteva essere altrimenti) quella di Marcello Macchia, alias Maccio Capatonda, a Gianni Canova (professore ordinario di Storia del cinema e preside della facoltà di Comunicazione, Relazioni pubbliche e Pubblicità all’Università Iulm di Milano), che si è svolta, come evento conclusivo e prima della proiezione di “Italiano Medio”, negli spazi della Camera di Commercio di Livorno domenica 27 settembre. L’incontro, che ha richiamato la partecipazione di numerose persone – tanti i giovani seguaci del regista, attore, autore e film- maker teatino – rientra tra le molteplici iniziative del primo festival dell’umorismo, “Il senso del Ridicolo”, che si è svolto a Livorno – con la promozione della Fondazione Livorno, in collaborazione con il Comune di Livorno e il patrocinio della Regione Toscana – nel cuore del quartiere Venezia, dal 25 al 27 settembre.Che differenza c’è fra i comici che mantengono i loro nomi e quelli che, invece, ne prendono altri?” – chiede Gianni Canova a Maccio Capatonda che, senza pensarci troppo, risponde: <La differenza è che, quando li arrestano, sanno chi trovare>. Il regista spiega che molte delle cose che scrive arrivano in maniera spontanea e che anche il suo nome d’arte è nato per caso, come dispregiativo del suo nome, Marcello. “I comici sono pericolosi?”- chiede l’intervistatore a Capatonda che ancora una volta, senza darsi tempo, risponde: <Possesso di droga forse. Sono molto rispettoso della legge, ma, per qualche motivo, potrebbero arrestarmi!>. Maccio Capatonda parla del suo modo di lavorare, di concepire le idee, di elaborarle e – su apposita richiesta – affibbia un nomignolo al suo intervistatore, questa volta pensandoci un attimo: sceglie di battezzare Canova, dopo averlo osservato attentamente qualche secondo, con il nome Franco Colimacchia. <Tutte le cose che studio a tavolino vengono male, le cose fatte di getto sono quelle più vincenti – spiega il regista>. Capatonda parla della passione per il cinema nata nel 1985 quando, con la sua famiglia, andò a vedere “Ritorno al Futuro”. Il pubblico lo ascolta attentamente, assorto e  divertito, ridendo a ciascuna delle sue risposte. <Sono cresciuto a Chieti – racconta Capatonda – una città in cui non succedeva niente. Mi rifugiavo nella televisione e nel cinema: sono cresciuto guardando trasmissioni televisive e cartoni animati. I miei genitori, inoltre, mi portavano spesso al cinema>. Capatonda parla della sua primissima passione: il cinema di paura. <Avevo una passione per il cinema Horror: volevo terrorizzare le persone – racconta Capatonda. Mi sono rifugiato nella fantasia e ho fatto una trilogia che aveva per protagonista Jason, il primo dei lavori si chiamava “Jason a Chieti”. Ma la gente rideva e così ho scoperto il trash. Gli horror – aggiunge – non mi riuscivano e così ho cominciato le parodie>. “La parodia è un genere molto apprezzato in rete, perché?” – chiede Canova a Capatonda che risponde: <La parodia è molto apprezzata perché il pubblico conosce ciò di cui si parla, la parodia è la deformazione di una cosa conosciuta. Si tratta della spettacolarizzazione del linguaggio quotidiano>. <La capacità di ridere – spiega Capatonda – è una cosa naturale, così come la capacità di far ridere che non si impara: credo sia una dote che viene affibbiata, probabilmente dai genitori>. Negli spazi della Camera di Commercio viene mostrato uno spezzone di “Babbala e il ragazzo idiota”. <Babbala – spiega Capatonda – aveva il potere di trovare maligni ovunque>. “Ci sono una quantità di personaggi che hai creato: uno tra quelli più noti è Mario” – chiede Canova a Capatonda che spiega: <Mario è nato quando Mtv mi ha chiesto di fare qualcosa per la televisione da 20 minuti. Ho pensato che il telegiornale fosse il contenitore ideale per raccontare il dietro alle quinte dello stesso telegiornale e dei servizi>. Poi c’è Padre Maronno, su cui Capatonda racconta: <Padre Maronno nasce dopo aver fatto parodie di film. Ho pensato di prendere di mira le fiction, in particolare quelle sulla Chiesa>. “Il riso è sempre derisorio?”- domanda Canova. <A me piace – risponde Maccio – deridere qualsiasi cosa: i potenti, ma anche i più deboli, come Mariottide il cantante più triste del mondo. Spesso mi appoggio ai linguaggi, prendendo di mira ciò che vedo, soprattutto in televisione, poco della realtà. La realtà che io conosco è quella dei media>. Vengono proiettati alcuni spezzoni divertentissimi del film “Italiano Medio” che suscitano le risate fragorose ma composte del pubblico. <Nasce – spiega Capatonda, parlando di “Italiano Medio”- come parodia di un film, “Limitless”. Nel film, l’italiano medio è una persona molto confusa che non sa che cosa fare, è un ibrido, molto incoerente. Con l’idea dello sdoppiamento – spiega il regista – ho cercato l’estremismo>. “Che rapporto hai con le altre maschere?” – chiede Canova. <Zalone – risponde Capatonda – mi piace molto: credo che lui abbia trovato la chiave del successo con una nuova comicità che riesce a conquistare le masse. Mi piacciono anche I soliti idioti e The Jackal>. “Quando la gente ha freddo ha bisogno di scaldarsi attraverso la risata?” <Gli italiani hanno bisogno di ridere di pancia> – conclude Maccio Capatonda tra gli applausi del pubblico pronto a gustare la visione di “Italiano Medio”.

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