Intervista a Marco Rizzo, autore di “Ilaria Alpi. Il prezzo della verità”, al Combat Comics

Rosanna Harper 8 dicembre 2015 0
ilaria-alpi

La copertina della nuova ristampa di “Ilaria Alpi. Il prezzo della verità”. Immagine presa dal web.

di Rosanna Harper

Capelli sciolti, pantaloni larghi, posa da giornalista, propensa all’ascolto. Se Ilaria Alpi fosse vissuta ai giorni nostri, se fosse stata una giornalista nel Ventunesimo secolo, probabilmente sarebbe stata una freelance. Una di quei professionisti che, spesso, si spingono verso le zone minacciate dalla guerra, talvolta senza godere di una sufficiente copertura economica e con una scarsa protezione a livello istituzionale. E, probabilmente, se fosse partita per la Somalia, sempre ai tempi nostri, Ilaria Alpi non sarebbe sfuggita allo stesso infausto destino che le costò la vita nel 1994. A delineare questo attuale ritratto professionale della giornalista Ilaria Alpi è Marco Rizzo, giornalista e sceneggiatore trapanese, durante la presentazione, al Teatro Officina Refugio, del graphic novel “Ilaria Alpi. Il prezzo della verità”. Il volume, edito da Becco Giallo, scritto e sceneggiato proprio da Marco Rizzo, con le illustrazioni del disegnatore livornese Francesco Ripoli, è stato presentato (nella nuova edizione) all’interno del Combat Comics, nell’ultimo giorno della quarta edizione del microfestival sul fumetto di denuncia e realtà, che dal 26 novembre si è diramato fino al 29. Al termine della presentazione, seguita da numerosi partecipanti, Radio Cage ha intervistato Marco Rizzo e con lui ha parlato del fumetto – dalla genesi alla tesi sostenuta – e di Graphic Journalism.
Come nasce il fumetto?
<Questo fumetto è stato proposto – risponde Marco Rizzo – dall’editore Becco Giallo. Conoscevo relativamente poco il caso di Ilaria Alpi: ho approfondito, ho studiato e ho accettato di buona grado. Successivamente è stato contatto il disegnatore Francesco Ripoli, che ha creato un ottimo lavoro>.
Nel fumetto come viene affrontata la vicenda di Ilaria Alpi, che linguaggio usa?
<Il fumetto – spiega Marco Rizzo – racconta l’ultimo mese di vita di Ilaria Alpi a ritroso, con una divisione in capitoli: ogni capitolo racconta un momento, partendo dal momento dell’omicidio fino al momento in cui Ilaria, dalla redazione del Tg3, decise di partire per il viaggio in Somalia in cui trovò la morte. Il fumetto – aggiunge il giornalista – è molto cinematografico: ci sono molti silenzi, pause, dialoghi molto secchi. Rappresenta il mio stile di scrittura dei fumetti, ma è anche il modo di ripercorrere la vicenda in maniera naturale: il fumetto non è didascalico e cerca di suggerire una tesi>.
Che tesi sostiene il fumetto?
<Sostiene una tesi – afferma Rizzo – ormai corroborata da tesi e testimonianze, dalle ricostruzioni di altri giornalisti; anche l’Onu, lo scorso anno, ha sostenuto una cosa simile: Ilaria Alpi stava indagando su un traffico di armi, in cambio di terreni nei quali nascondere rifiuti tossici delle potenze occidentali. Per coprire questi traffici – aggiunge – si usavano mezzi e soldi della cooperazione internazionale: è stato un atto di cui tutti, incidentalmente, siamo colpevoli>.
Si può pensare di fare giornalismo d’inchiesta, utilizzando il linguaggio del fumetto?
<Il fumetto – risponde il giornalista – è un linguaggio e come tutti i linguaggi si può utilizzare per raccontare qualsiasi cosa, anche le inchieste giornalistiche. È chiaro – riprende – che ha dei tempi di realizzazione meno immediati di un reportage fotografico o di un lavoro in presa diretta, però ha una potenza molto istintiva, primitiva. Da sempre, infatti, comunichiamo attraverso le immagini, anche mute, senza didascalia. Si può benissimo fare: ci sono tanti esempi in giro per il mondo, anche celebri, penso ai reportage del maestro Joe Sacco. Poi ci sono tentativi come i nostri che sono delle biografie, ma che si basano su documentazioni veritiere e storiche su un lavoro di ricerca che è affine a quello giornalistico in senso stretto, cambia semplicemente il linguaggio in cui viene proposto, non è un film, un documentario, non è un reportage in prosa, è un fumetto>.
Progetti per il futuro?
<Sto scrivendo un libro per bambini – conclude Rizzo – nel quale proveremo a spiegare il tema dell’immigrazione ai più piccoli. Abbiamo fatto, con l’illustratore Lelio Bonaccorso, un libro illustrato, un paio di anni fa, dove invece si spiegava la mafia, sempre ai bambini. Adesso proviamo ad affrontare un altro tema che ci sta molto a cuore spiegare>.

Di seguito il podcast con l’intervista a Marco Rizzo.


Lascia un commento »