“Anche Meno – 50 storie sottraendo” di Emiliano Dominici: la nostra recensione

Silvia Trovato 26 dicembre 2015 0

Di Silvia Trovato

Presentazione di "Anche Meno" Dar Piulle, foto di Marco Filippelli.

Presentazione di “Anche Meno” Dar Piulle, foto di Marco Filippelli.

Ogni momento un ricordo cade sul cuore, e lo ferisce.” Guy De Maupassant.

La citazione che apre “Anche meno – 50 storie sottraendo” di Emiliano Dominici, Edizioni Erasmo, è di Guy De Maupassant e ci collega a uno spirito sottile di inquietudine che si insinua in 50 brevi racconti di vita. Le storie sono cinquanta, le vite quarantanove, come scoprirete arrivando all’ultima parole dell’ultima pagina. “Anche meno” è un viaggio dalla vita alla morte, dalla scintilla di luce della nascita nel mondo fatto a colori, quando si nasce e dentro di noi possediamo tutte le forme, fino al buio della vita che si spegne, facendo i conti con il passato.

Percorsi esistenziali variegati in storie brevi e ficcanti che non perdono mai il ritmo, limpide e piene a brevi tratti, dipingono ritratti ad ampie voci viaggiando nel tempo dell’esistenza. Sono storie di neonati che venuti alla luce lasciano rimbombare cuori da corsa appena nati, bambini che insieme giocano, architettano, si rompono il naso cadendo dall’altalena, scoprono per la prima volta la vista del sangue. Storie di giovani dottorandi, di uomini con un nome da donna che sa di rinascita, di schiaffi, giochi profetici, tavole oui-ja.

Cover di "Anche Meno" a cura de "La Tram"Anche meno!”, direbbe Emiliano Dominici, perché il titolo gioca a non prendersi troppo sul serio, “anche meno”, diciamo a Livorno e zone limitrofe quando vogliamo dire di non usare toni troppo epici o melodrammatici. Emiliano è conosciuto da molti come membro del gruppo di teatro canzone “Loungerie”, da altri per la band “Falca Milioni e le Figure”, come scrittore e insegnante e come autore e regista del Teatrofficina Refugio per cui ha realizzato varie performance, da Bidonville a Miseria, da Mal’aria a Orfanificio, all’ultimo spettacolo sull’anarchico Pietro Gori, Idea d’amor.

«La cosa bella della scrittura per me è nel fondere insieme i dettagli dei ricordi, ci sono molti aneddoti legati a queste storie, tante emergono dai frammenti della mia vita -racconta Emiliano- il filo nero dell’inquietudine c’è anche nei racconti dell’infanzia perché è un aspetto che ben ricordo; quando sei bambino scopri per la prima volta cose nuove, c’è la paura nella scoperta, c’è una realtà nuova che si apre». Questa realtà è un fiore nero e sfaccettato, storie e dimensioni si intrecciano e creano realtà che si disvelano solo all’ultima riga, giocando con le nostre epifanie e rivelazioni.

Le parole sono piene, la traccia dell’inquietudine resta salda nella scoperta, da quando si è bambini e ci si avventura sempre più nelle storie dei grandi, a quando la nostra ricerca porta a sbattere gli occhi contro un nome, un amore, un’ossessione; dalla saggezza della vecchiaia che non sempre è saggia ma si traduce anche in una risata da matti, all’amore che si trasforma con il corpo vivendo con noi anche la morte, lettere misteriose nascoste in oscure cavità.

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