Il senso del Ridicolo: incontro con Gabriele Gimmelli. “Laurel e Hardy: fenomenologia di una coppia comica”

Rosanna Harper 27 settembre 2016 0

Gabriele Gimmelli

Non solo Stanlio e Ollio come li conosciamo in Italia, fuori delle celeberrime battute “non fare lo stupido” o “arrivedorci”. L’incontro curato da Gabriele Gimmelli, classe 1988, dottorando all’Università di Bergamo, laureato in discipline cinematografiche con una tesi su Stan Lauren e Oliver Hardy, ha percorso, attraverso una dettagliata analisi (e con fare ironico), il “fenomeno” della coppia comica più famosa della storia del cinema in “Laurel e Hardy: fenomenologia di una coppia comica”. L’iniziativa rientrava nel denso programma di “Il senso del Ridicolo”: il festival sull’umorismo (seconda edizione) promosso da Fondazione Livorno, gestito da Fondazione Livorno – Arte Cultura, con la collaborazione del Comune di Livorno e il patrocinio della Regione Toscana.

LA STRANA COPPIA. Laurel e Hardy, spiega Gabriele, riprendendo la definizione di Stefano Brugnolo, autore del libro “Strane coppie. Antagonismo e parodie dell’uomo qualunque”, sono una strana coppia: “una coppia formata da due individui simili, ma distinti”, proprio come Laurel e Hardy. <Laurel e Hardy – aggiunge – cercano di aiutarsi tra loro, ma finisco con l’ingarbugliarsi, cercano di separarsi, ma c’è sempre qualcosa che finisce per farli tornare insieme. L’armonia tra contrari è la costante il Laurel e Hardy>.

LA DIALETTICA TRA I DUE PERSONAGGI. Hardy, spiega Gabriele Gimmelli, è l’uomo che pensa, l’uomo legato alla terra: il fatto di confondersi con Laurel crea in lui un turbamento. Laurel, spesso, non ha alcuna reazione: è un personaggio cavo, una pagina bianca su cui è possibile leggere qualsiasi cosa. Laurel c’è ma non sa di esserci, si confonde con tutto il resto. <La dialettica – continua Gimmelli – tra i due personaggi è una dialettica fisica, il grosso e il magro, tra due diverse concezioni del mondo: il pieno e il vuoto>.

I FILM. “Laurel e Hardy sono – evidenzia l’autore dell’intervento – due pagine perfette, non possono che suscitare un grande godimento. <Mi sono più volte chiesto – aggiunge Gabriele – il motivo che si nasconde dietro il loro successo. Erano piacevoli da guardare, si opponevano fisicamente e, allo stesso tempo, si completavano>. Secondo Gimmelli sono molteplici le chiavi del loro successo. Da un punto di vista morfologico, spiega, la personalità dei due comici si “riduce” alla forma delle bombette che portano, negli abiti di scena che indossano: uno stile moderno per Laurel, più classico per Hardy. C’è una opposizione tra pieno e vuoto: Laurel si colloca su un piano di surrealismo, mentre Hardy, con la sua estrema fedeltà alla terra, finisce per mettersi nei guai.

BIOGRAFIA. In Laurel e Hardy si esplicita una dialettica tra vecchio e nuovo mondo: Laurel è l’inglese con alle spalle una tradizione di clowneria inglese. Hardy, invece, è l’americano del sud, un perfetto gentlemen del sud appunto – spiega Gabriele. I due esordiscono in coppia nel 1926.

IL FEMMINILE IN LAUREL E HARDY. I film che vedono protagonisti Laurel e Hardy  si collocano in un momento in cui la donna, in America, è vista come la faccia di un mondo adulto che esclude l’uomo. <In Laurel e Hardy – spiega Gabriele – esiste una dialettica interna alla coppia: ci sono allusioni all’omoerotismo, fatte in maniera molto velata>. Segue la proiezione di una scena del film “Twice Two” (1933) in cui, ricorda Gimmelli, ognuno dei due comici ha sposato il doppio femminile dell’altro e in cui il rapporto tra le due moglie e simile a quello tra i due mariti.

TEMPO COMICO. L’innovazione di Laurel e Hardy, ci dice Gabriele, riguarda il tempo comico. <Laurel e hardy – spiega Gimmelli – tendono alla lentezza, una lentezza che si colloca negli anni Venti, i ruggenti anni ’20: un mondo caratterizzato dalla velocità, dall’automobile di massa, dalle torte in faccia dei comici dell’epoca. Il tempo comico di Laurel e Hardy, invece, comporta un rallentamento complessivo del ritmo, in assonanza con gli anni Trenta: gli anni della recessione, della depressione economica>. Laurel e Hardy propongono gag in tre tempi: la risata, l’attesa per far ridere, la verifica dell’irreparabile. “Il cinema di Laurel e Hardy è il cinema dell’attesa soddisfatta” – sottolinea Gabriele. <Esiste – aggiunge – una geometria nello “slow burn”: azione, reazione e controreazione. Laurel e Hardy lavorano come unica coppia, ma con due teste>.

SPAZIO COMICO. Lo spazio esterno di Laurel e Hardy è un microcosmo di sobborghi residenziali americani in cui “tra i prati tagliati di fresco della borghesia americana ci sono delle voragini” – spiega Gimmelli.

FINALI: I “FREAK ENDINGS”. <I finali nei film di Laurel e Hardy – conclude Gabriele – sono abbastanza eccentrici. Finali che presentano stranezze e surrealismo, che a tratti ricordano l’orrido: è in ciò che si concretizza la comicità di Stan, che appunto arriva  dal circo>. Segue la scena finale di “I diavoli volanti” (1939). Chiude il caldo applauso del pubblico che così dimostra apprezzamento per l’esposizione di Gabriele Gimmelli.

Rosanna Harper

Di seguito il podcast con l’intervista realizzata a Gabriele Gimmelli: gabriele-gimmelli-intervista

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