Al Photolux Festival di Lucca un viaggio fotografico intorno al mondo

Silvia Trovato 8 dicembre 2016 0

Photolux festival, interno Palazzo Ducale

Per fare il giro del mondo con gli occhi dei fotografi dovete recarvi a Lucca al Photolux 2016 (fino all’11 dicembre dalle 10 alle 19.30) presso il Palazzo Ducale. Quattro mostre in esposizione e numerose iniziative in programma che raccolgono i lavori di tre prestigiosi premi internazionali di fotografia nonché l’anteprima italiana degli scatti francesi della fotografa Vivian Maier, in una raccolta di fotografie catturate in Francia e negli Stati Uniti. Le foto in mostra dei tre premi raccolgono gli scatti del World Press Photo, il Leica Oskar Barnack Award e il Manuel Rivera Ortiz Photography Grant 2016. Gli scatti esposti a Lucca comprendono i vincitori tra cui Warren Richardson, vincitore del World Press Photo of the Year 2015. Lo scatto di Richardson ha il sapore di un istante che entra nel presente e nel futuro della memoria storica collettiva, raccontando il dramma dei migranti nel confine serbo-ungherese. Un padre cerca di far passare il figlio neonato in una fessura aperta in mezzo al filo spinato del confine. La foto in bianco e nero attraversa il tempo: la concitazione della fuga, la ricerca di un’apertura, un varco di liberazione, anche se il varco può lacerare la pelle. Gli occhi sono febbrili, impauriti ma decisi, allungano il neonato verso delle mani che emergono dal lato opposto della fotografia. Vincitrice del Leica Oscar Barnack Award è Scarlett Coten che si è immersa in uno studio che è partito dalla Primavera Araba, dalle dinamiche di mutazione sociale in emersione, per mettere in discussione l’immagine tradizionale dell’uomo arabo. I suoi ritratti catturano uomini con vertiginosi tacchi a spillo, circondati da piccole gabbie o da grandi punti interrogativi, lo sguardo dritto in camera. Clémentine Schneidermann è la fotografa premiata per la categoria degli emergenti, con le sue foto che arrivano dal Galles, a raccontare un mondo sospeso tra bellezza e precarietà, di cui riconosciamo un linguaggio comune, condiviso. Le bambine ritratte hanno occhi duri, vestite e travestite come in un sogno dove si inventa una nuova realtà. Il paesaggio parla come i loro occhi: tutto è freddo, congelato, cristallizzato in un’attesa non interrotta. Per il Manuel Rivera Ortiz Foundation Photography Grant 2016 i primi classificati sono Enri Canaj che racconta del percorso di integrazione dei rifugiati stabiliti in Grecia e Germania e Ismail Ferdous che ha documentato il crollo del Rana Plaza in Bangladesh che ospitava diverse fabbriche tessili locali. Il crollo del Rana Plaza uccise 1100 operai e ne ferì 2500. Le foto raccontano macerie, morte, disperazione, sfruttamento del lavoro, annullamento dei diritti umani e la speranza, di spostare le macerie, trovare la vita che si aggrappa anch’essa a un varco. Le foto in esposizione di Vivian Maier raccontano la Francia di Champsaur, terra di origine materna, e gli Stati Uniti dove trascorse la sua misteriosa vita venuta alla luce per caso solo nel 2007, con una casuale scoperta da John Maloof, che comprando a un’asta una serie di scatole contenenti migliaia di rullini, aprì lo scrigno segreto della sua vita. Vivian Maier produsse durante la sua esistenza un ricchissimo materiale fotografico umano, con particolare attenzione proprio ai ritratti, alla fotografia di strada, e agli autoritratti con giochi di specchi, di riflessi. Vivian Maier rubava quegli attimi che in un’immagine raccontano un desiderio, una frustrazione, un’attitudine. Ironica, attenta, sensibile ad ogni increspatura dei volti che catturava. Champsaur è raccontata principalmente attraverso i volti dei vecchi contadini sdentati e sorridenti, le mogli indaffarate e laboriose, querce radicate e solide, dalle guance rosse dal vento, dal sole a picco sui campi. Studio francese di umanità, alla ricerca delle mie radici, di quello che mi ha riportato qui, sembra sussurrarci. Le foto statunitensi della mostra sono catturate per strada, con la sua intuizione degli attimi. Eleganti fanciulle sedute su una panchina danno da mangiare ai piccioni di un parco: in parallelo al piccioni una potenziale armata di futuri mariti, vestiti bene, da domenica, si avvicina alle fanciulle. Alcuni dei più celebri autoritratti di Vivian sono esposti in questa temporanea lucchese, tutta immersa in un allestimento rosso ciliegia che vi circonderà.

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