“Cumuli” al Teatrofficina Refugio: live-report

Silvia Trovato 16 novembre 2017 0

Di Luca Mirtilli

Foto di Emilia Trevisani

 

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Una lunga fila di rifiuti urbani accatastati all’ingresso del Refugio funge da spartitraffico tra la gente in attesa di entrare. La fila è lunga. I biglietti sono finiti. Torna domani, mi dicono.

Il giorno successivo torno e i rifiuti sono sempre lì, come la lunga fila e l’attesa per entrare. Questa volta però ho il biglietto.

In scena la lunga fila di rifiuti urbani si è trasformata in una gigantesca torre, un cumulo, il più antico di tutti, il più bello, il più resistente, da cui osservare il degrado dell’umanità in un futuro distopico, neanche troppo lontano da noi.

Poi va in scena il buio. L’inizio del dramma, dell’alluvione, di una fortissima tempesta che spazza via ogni cosa.

Così ha inizio Cumuli, il nuovo spettacolo del Teatrofficina Refugio, in cui tutto ruota intorno a questo simbolo metafisico della stupidità umana. La montagna dei rifiuti è lì, davanti a noi, portata giù dall’alluvione, simbolo della tragedia, ma che diventa anche luogo di lavoro per due operai, di ricovero per un senza tetto. Al tempo stesso opera d’arte contemporanea e creatura vivente da adorare e temere come un Dio cattivo e vendicativo.

Scritto e diretto da Emiliano Dominici, interpretato da Paolo Spartaco Palazzi, Daniele Cabib, Alessandra Falca, Asso Zeman, Ginevra Bernini e Andrea Luperini, Cumuli affronta la tragedia che ha colpito Livorno lo scorso 10 settembre, uscendo dagli schemi della retorica che ha travolto la nostra città dopo l’alluvione, per affrontare in maniera lucida e precisa le circostanze che hanno permesso che una tale tragedia potesse accadere. Un j’accuse a una vicenda che ancora non ha colpevoli né responsabili.

Ma Cumuli non è soltanto questo. E’ soprattutto uno spettacolo capace di emozionare attraverso l’utilizzo di un registro ora comico e sarcastico, ora drammatico e surreale, senza perdere di credibilità e di aderenza a una realtà che, sempre di più, tutti noi vorremmo finalmente sapere diversa. Una realtà dove non si debba più morire sommersi dal fango dell’avidità umana.

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